Il clima europeo è vario perché molti fattori lavorano insieme: la posizione rispetto all'equatore, l'altezza delle montagne, la presenza del mare, le correnti oceaniche e i venti che soffiano da ogni direzione.
Che cos'è il clima e perché non è il tempo
Quando parliamo di clima ci riferiamo all'insieme delle condizioni atmosferiche che caratterizzano un luogo per un periodo molto lungo, di solito almeno trent'anni. Il tempo meteorologico, invece, è ciò che vediamo dalla finestra oggi: pioggia, sole, nuvole o vento sono fenomeni che cambiano di ora in ora. Per descrivere il clima di una regione gli studiosi raccolgono dati su temperature, precipitazioni, umidità e venti, poi calcolano le medie per capire come si comporta l'atmosfera nelle diverse stagioni. Pensa, ad esempio, a Stoccolma: oggi potrebbe esserci un sole splendido a maggio, ma il suo clima resta freddo perché in media gli inverni sono lunghi e nevosi. Al contrario, Palermo può conoscere una giornata piovosa d'estate senza che questo cambi il suo clima mediterraneo, caldo e secco. Capire questa differenza ci aiuta a leggere correttamente le carte climatiche e a non confondere un episodio con una tendenza.
La latitudine: il fattore più importante
La latitudine misura la distanza di un luogo dall'equatore e influenza moltissimo le temperature: più ci si allontana dall'equatore avvicinandosi ai poli, meno calore arriva dal Sole. Questo accade perché vicino all'equatore i raggi solari colpiscono la Terra in modo quasi perpendicolare, concentrando l'energia su una superficie piccola, mentre alle alte latitudini gli stessi raggi arrivano molto inclinati e si distribuiscono su un'area più grande. L'Europa si estende per circa 35 gradi di latitudine, dalle isole di Creta e Cipro fino al Capo Nord norvegese, e questo spiega perché esistono regioni così diverse al suo interno. Ad Atene, in Grecia, le estati sono lunghe e calde con temperature che superano spesso i 30 °C, mentre a Tromsø, in Norvegia, il Sole d'inverno resta sotto l'orizzonte per settimane intere e fa molto freddo. Anche dentro l'Italia notiamo questo effetto: Trapani, in Sicilia, ha inverni miti, mentre Bolzano, molto più a nord, può scendere sotto lo zero per giorni. La latitudine, quindi, è come un grande termometro nascosto che regola il clima di partenza di ogni regione.
L'altitudine: salendo, la temperatura scende
L'altitudine è l'altezza di un luogo rispetto al livello del mare ed è un altro fattore decisivo per spiegare le differenze climatiche. La regola generale dice che ogni 100 metri di salita la temperatura dell'aria diminuisce in media di 0,6 °C, perché l'aria d'alta quota è più rarefatta e trattiene meno calore. Per questo motivo, anche in piena estate, sulle vette delle Alpi e dei Pirenei si trovano ghiacciai e nevi perenni, mentre nelle pianure sottostanti si gioca a calcio in maglietta. Immagina di partire da Torino, che si trova a circa 240 metri, con 28 °C di temperatura: salendo al rifugio del Monte Bianco, a circa 3.500 metri, la temperatura scenderebbe di oltre 19 °C, arrivando vicino allo zero. Lo stesso accade in Spagna: Madrid, posta su un altopiano a 650 metri, ha inverni più rigidi rispetto a Valencia, che si trova sulla costa. L'altitudine non cambia solo le temperature, ma anche le precipitazioni, perché le montagne costringono l'aria a salire, raffreddarsi e produrre pioggia o neve.
Vicinanza al mare e continentalità
Il mare ha una grande capacità di immagazzinare calore d'estate e di rilasciarlo lentamente d'inverno, perciò le coste hanno un clima mite, con escursioni termiche modeste tra il giorno e la notte e tra le stagioni. Le regioni lontane dal mare, invece, hanno un clima continentale, caratterizzato da estati molto calde, inverni freddi e differenze marcate fra le stagioni. Lisbona, affacciata sull'oceano Atlantico, ha inverni con temperature medie di circa 11 °C ed estati attorno ai 23 °C, mentre Mosca, lontanissima dal mare, scende a -8 °C in gennaio e supera i 25 °C in luglio. Anche in Italia possiamo notare questo contrasto: Genova, affacciata sul Mar Ligure, ha inverni più dolci rispetto a Milano, che dista solo 130 chilometri ma si trova in pianura. Quando un fiume importante o un grande lago si trovano nei pressi di una città, possono mitigare in piccola parte la continentalità, come accade per Ginevra grazie al suo lago. Conoscere la distanza dal mare ci aiuta a prevedere, ad esempio, se a un certo posto serviranno cappotti pesanti o se basterà una giacca leggera.
Le correnti marine: il caso della Corrente del Golfo
Le correnti sono enormi fiumi d'acqua che scorrono dentro gli oceani e trasportano calore o freddo per migliaia di chilometri. La Corrente del Golfo nasce nel Golfo del Messico, attraversa l'Atlantico e arriva fino alle coste dell'Europa nord-occidentale, portando acque tiepide che riscaldano l'aria sovrastante. Grazie a questa corrente, città come Bergen in Norvegia hanno inverni relativamente miti, con porti che non gelano nemmeno a gennaio, anche se si trovano alla stessa latitudine di luoghi siberiani dove il termometro segna -30 °C. Anche le coste occidentali dell'Irlanda e della Scozia beneficiano di questo effetto, tanto che vi crescono palme e piante esotiche del tutto inattese a quelle latitudini. Senza la Corrente del Golfo, gran parte dell'Europa avrebbe un clima simile a quello del Canada centrale, con inverni durissimi e brevi estati. Capire come funzionano le correnti aiuta gli scienziati a studiare anche i cambiamenti climatici, perché un loro indebolimento potrebbe modificare profondamente la vita del nostro continente.
I venti europei: maestrale, scirocco, bora e gli altri
I venti sono spostamenti di masse d'aria provocati dalle differenze di pressione e di temperatura fra le diverse zone del pianeta. In Europa soffiano venti molto caratteristici, che modificano le temperature, le piogge e perfino l'umidità delle regioni che attraversano. Lo scirocco, ad esempio, arriva dal Sahara e porta in Italia aria calda, polvere rossa e talvolta piogge cariche di sabbia, mentre la bora soffia gelida dal nord-est e fa scendere bruscamente le temperature sulle coste di Trieste e della Croazia. Il maestrale spazza la Sardegna con raffiche secche da nord-ovest, regalando giornate limpide ma fredde d'inverno. Sulle coste atlantiche francesi e portoghesi, invece, dominano i venti occidentali che arrivano dall'oceano carichi d'umidità, producendo piogge abbondanti. Anche un vento debole può cambiare di parecchi gradi la temperatura percepita, come sa bene chi cammina in bicicletta lungo il lungomare in una giornata di tramontana.
Le grandi regioni climatiche d'Europa
Mettendo insieme tutti questi fattori, gli studiosi hanno suddiviso l'Europa in cinque grandi regioni climatiche dai caratteri ben riconoscibili. Il clima mediterraneo, tipico delle coste meridionali, ha estati calde e secche e inverni miti e piovosi, come succede a Napoli o a Siviglia. Il clima atlantico interessa le coste occidentali, da Lisbona a Glasgow, con piogge frequenti tutto l'anno e temperature dolci grazie all'oceano. Il clima continentale domina l'Europa orientale, da Varsavia a Mosca, con inverni rigidi ed estati calde e brevi. Il clima alpino si incontra in montagna, sulle Alpi, sui Pirenei e sui Carpazi, con neve abbondante e temperature basse anche in estate. Infine, il clima polare e subpolare caratterizza l'estremo nord, in Lapponia e Islanda, con inverni lunghissimi e brevi estati fresche. Saper riconoscere queste regioni aiuta a comprendere come vivono le persone, cosa coltivano e perché certe case hanno tetti spioventi mentre altre hanno terrazze piatte.
Clima e vita quotidiana
Il clima influenza profondamente il modo in cui gli uomini abitano, lavorano e si nutrono, anche se spesso non ce ne accorgiamo. In Sicilia, il clima mediterraneo permette di coltivare aranci, limoni e olivi, che hanno bisogno di estati lunghe e calde per maturare, mentre in Finlandia si coltivano segale e patate, piante più resistenti al freddo. Le case stesse cambiano forma: in Norvegia i tetti sono molto spioventi per non trattenere la neve, mentre in Andalusia si dipingono di bianco per riflettere il sole. Anche le abitudini cambiano: nelle città mediterranee i negozi chiudono nelle ore più calde del pomeriggio, mentre nei paesi del nord si approfittano delle lunghe giornate estive con feste all'aperto fino a tardi. Persino lo sport è influenzato dal clima, perché lo sci nasce nei paesi nordici e alpini, mentre il calcio si gioca tutto l'anno nei climi miti. Studiare il clima europeo significa, quindi, capire meglio la geografia umana del nostro continente.
Ricorda
I punti chiave da fissare sono: il clima non è il tempo, ma una media di lungo periodo; la latitudine raffredda l'aria man mano che ci si avvicina ai poli; l'altitudine fa scendere la temperatura di circa 0,6 °C ogni 100 metri; il mare mitiga, mentre l'interno è continentale; la Corrente del Golfo riscalda l'Europa atlantica; i venti spostano aria calda o fredda e umida o secca; in Europa esistono cinque grandi regioni climatiche.
Ora prova tu, sul quaderno: 1. Disegna una carta semplificata dell'Europa e colora con tinte diverse le cinque regioni climatiche, scrivendo accanto a ciascuna una città di esempio. 2. Scegli due città europee a tua scelta e, dopo aver indicato la loro latitudine e la distanza dal mare, spiega in cinque righe perché hanno climi diversi. 3. Inventa una breve cartolina di viaggio, immaginando di trovarti in una città del nord Europa in inverno, e descrivi che cosa indossi e che cosa fai, collegando le tue scelte al clima del luogo.