Le civiltà dei fiumi

SpiegazioneScuola primaria · 4ªstoria

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Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

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Migliaia di anni fa, vicino a grandi fiumi, sono nate le prime civiltà del mondo: popoli che hanno imparato a coltivare, costruire città, scrivere e organizzarsi insieme.

Perché proprio vicino ai fiumi?

Molto tempo fa, intorno a settemila anni fa, gli uomini hanno scoperto che vicino ai grandi fiumi la vita poteva diventare più facile e sicura. Il fiume portava con sé un dono prezioso: l'acqua, che serviva per bere, per cucinare e per lavarsi. Quando il fiume si gonfiava e usciva dagli argini, lasciava sui campi uno strato di fango scuro, ricco di sostanze nutrienti, chiamato limo. Questo limo rendeva la terra molto fertile, cioè adatta a far crescere piante come grano, orzo e legumi. Pensa a un orto innaffiato ogni giorno: cresce molto meglio di uno lasciato all'asciutto, e nello stesso modo i campi vicino ai fiumi davano raccolti abbondanti. Inoltre, lungo le rive si trovava facilmente l'argilla, una terra morbida che si poteva modellare per costruire mattoni, vasi e pentole.

Le quattro grandi civiltà dei fiumi

Le civiltà dei fiumi più importanti sono nate in quattro luoghi diversi del mondo, tutti caratterizzati dalla presenza di acqua abbondante. In Mesopotamia, una terra che oggi corrisponde più o meno all'Iraq, sono fioriti i Sumeri, i Babilonesi e gli Assiri, tra i fiumi Tigri ed Eufrate. In Egitto, lungo il fiume Nilo, è nata una civiltà famosa per le piramidi e i faraoni, durata moltissimi secoli. In India, vicino al fiume Indo, si è sviluppata la civiltà della valle dell'Indo, con città ordinate come Mohenjo-Daro e Harappa. In Cina, lungo il Fiume Giallo, chiamato Huang He, è cresciuta una civiltà famosa per la seta, la scrittura con ideogrammi e la coltivazione del riso. Ognuna di queste civiltà aveva caratteristiche proprie, ma tutte dipendevano dal fiume per vivere.

Dall'acqua ai campi: l'invenzione dell'irrigazione

Il fiume non bastava da solo: bisognava portare l'acqua anche nei campi più lontani dalle rive. Per questo gli antichi popoli inventarono l'irrigazione, cioè un sistema di canali scavati nella terra per guidare l'acqua dove serviva. Immagina di avere un secchio d'acqua e di voler innaffiare tante piante: invece di camminare avanti e indietro, scavi piccoli solchi che portano l'acqua a ogni pianta da sola. I Sumeri, per esempio, costruirono canali e dighe per controllare le piene del Tigri e dell'Eufrate, mentre gli Egizi inventarono lo shaduf, un attrezzo a bilanciere che sollevava l'acqua dal Nilo. Grazie a questi sistemi, anche le terre lontane dal fiume potevano essere coltivate. I raccolti diventarono così abbondanti che non tutti dovevano più lavorare nei campi: alcuni potevano fare altri mestieri, come il vasaio, il fabbro o lo scriba.

Le prime città e i mestieri

Quando i raccolti diventarono ricchi, i villaggi si trasformarono in vere città, con migliaia di abitanti. Le case erano costruite con mattoni di argilla seccati al sole, perché la pietra era rara nelle pianure. Al centro della città spesso si trovava un grande edificio sacro, come la ziggurat dei Sumeri, una specie di torre a gradoni dove si pregavano gli dèi. Intorno c'erano i mercati, i laboratori degli artigiani, le case dei contadini e i magazzini per conservare il grano. In una città mesopotamica potevi incontrare un panettiere che impastava il pane, un tessitore che lavorava la lana al telaio e un orafo che creava gioielli. Vivere in città significava imparare a stare insieme a tante persone, rispettando regole comuni decise da chi governava.

La nascita della scrittura

Una delle invenzioni più importanti delle civiltà dei fiumi fu la scrittura, nata circa cinquemila anni fa in Mesopotamia. Servì soprattutto per ricordare quanto grano veniva conservato nei magazzini, quante pecore appartenevano a un pastore o chi doveva pagare le tasse al re. I Sumeri scrivevano su tavolette di argilla morbida, incidendo dei segni a forma di cuneo con una cannuccia appuntita: per questo la loro scrittura si chiama cuneiforme. Gli Egizi, invece, usavano i geroglifici, piccoli disegni che rappresentavano oggetti, animali o suoni, e scrivevano su fogli ricavati dalla pianta del papiro. Pensa a quando scrivi la lista della spesa per non dimenticarla: anche per i popoli antichi la scrittura serviva a non perdere informazioni importanti. Da quel momento, gli uomini poterono trasmettere idee, leggi e storie a chi sarebbe vissuto dopo di loro.

Re, sacerdoti e leggi

Nelle città dei fiumi le persone non vivevano tutte allo stesso modo: c'era una vera e propria gerarchia, cioè un ordine in cui alcuni comandavano e altri obbedivano. In cima c'era il re, spesso considerato scelto dagli dèi, che decideva la guerra, la pace e le grandi opere da costruire. Subito sotto venivano i sacerdoti, che si occupavano dei templi, e gli scribi, che sapevano leggere e scrivere e tenevano i conti. Poi c'erano gli artigiani e i mercanti, e infine i contadini, che erano la maggioranza, e gli schiavi, costretti a lavorare senza essere liberi. Per far funzionare bene la città furono scritte le prime leggi: il re babilonese Hammurabi, per esempio, fece incidere su una grande pietra un codice di regole valide per tutti, così che ognuno sapesse cosa era giusto fare.

Religione e divinità della natura

Gli antichi popoli dei fiumi erano politeisti, cioè credevano in molti dèi, spesso legati alla natura e ai fenomeni che osservavano ogni giorno. C'era il dio del sole, quello della pioggia, quello del fiume e perfino quello del grano, perché tutti questi elementi erano fondamentali per la sopravvivenza. In Egitto, per esempio, il dio Ra rappresentava il sole che ogni mattina sorgeva sul deserto, mentre il dio Hapi era legato alle piene del Nilo che portavano fertilità. In Mesopotamia, i Sumeri costruivano le ziggurat per avvicinarsi al cielo e parlare con gli dèi. Per ringraziare le divinità, le persone portavano nei templi cibo, animali e oggetti preziosi, un po' come oggi qualcuno accende una candela in chiesa per esprimere un desiderio o una preghiera. La religione spiegava ciò che non si capiva, come i fulmini, le malattie o le inondazioni improvvise.

Commerci, trasporti e scambi

I fiumi non erano soltanto fonte d'acqua, ma anche vere e proprie strade liquide su cui viaggiavano barche cariche di merci. I mercanti dell'antichità trasportavano grano, tessuti, vasi, metalli e pietre preziose da una città all'altra, scambiandoli con prodotti che a casa loro non si trovavano. Un mercante mesopotamico, per esempio, poteva mandare cesti di datteri verso il mare e ricevere in cambio legno di cedro proveniente dalle montagne lontane. Quando ancora non esistevano le monete, si praticava il baratto, cioè lo scambio diretto di un oggetto con un altro di pari valore: dieci sacchi di grano contro una pecora, oppure un vaso decorato contro una collana. Più tardi, per rendere gli scambi più semplici, si cominciarono a usare pezzi di metallo dal peso preciso, antenati delle monete che usiamo oggi al supermercato.

Ricorda

Piccola verifica sul quaderno: disegna una grande tabella con quattro colonne (Mesopotamia, Egitto, Indo, Cina). Per ciascuna civiltà scrivi: 1) il nome del fiume, 2) una città importante, 3) un'invenzione o una caratteristica famosa. Poi, sotto la tabella, rispondi con una frase completa alla domanda: «Perché il fiume era così importante per queste civiltà?».

Riferimento curricolare

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