La nascita della scrittura

SpiegazioneScuola primaria · 4ªstoria

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Tanto, tanto tempo fa gli uomini non sapevano scrivere: per ricordare le cose usavano la memoria, i disegni e i racconti. Poi, circa 5300 anni fa, in alcune terre lontane qualcuno ebbe un'idea geniale che cambiò il mondo per sempre: inventò la scrittura. Da quel momento le parole non volarono più via con il vento, ma rimasero ferme sull'argilla o sulla pietra, pronte a essere lette anche dopo migliaia di anni.

Prima della scrittura: un mondo che dimentica

Immagina di vivere in un villaggio di seimila anni fa: non esistono quaderni, libri o cartelli stradali. Per ricordare quante pecore possiede una famiglia o quanti sacchi di grano sono stati raccolti, le persone devono affidarsi solo alla memoria oppure a piccoli segni incisi sul legno o sulla pietra. Gli anziani del villaggio diventavano molto importanti perché custodivano nella testa le storie degli antenati, le ricette, le tradizioni e le regole. Quando un anziano moriva, però, una parte di quel sapere rischiava di scomparire per sempre, come un libro bruciato. Pensa a quando torni da scuola e racconti a casa cosa hai fatto: senza appunti, dopo qualche giorno ricordi solo i momenti più importanti, e molti dettagli svaniscono. Allo stesso modo, i nostri antenati avevano un grande bisogno di un sistema più sicuro per fissare le informazioni e tramandarle ai figli e ai nipoti.

Le prime città e il bisogno di scrivere

Intorno al 3500 a.C., in una regione chiamata Mesopotamia, fra i fiumi Tigri ed Eufrate, nacquero le prime grandi città costruite dai Sumeri. Una città non è soltanto un grande villaggio: ci sono templi, magazzini pieni di cereali, mercati affollati e persone che fanno mestieri diversi come il vasaio, il fabbro e il sacerdote. Con così tante persone e così tante merci, ricordare ogni cosa a memoria diventò impossibile, proprio come sarebbe difficile per la maestra ricordare i voti di tutti gli alunni senza il registro. I sacerdoti, che gestivano i magazzini del tempio, dovevano segnare quanti animali entravano, quanti sacchi uscivano e a chi appartenevano. Anche i mercanti, che viaggiavano lontano per scambiare prodotti, avevano bisogno di lasciare un segno scritto degli accordi. Da queste necessità pratiche, simili a quando tu fai la lista della spesa per non dimenticare nulla, nacque l'idea della scrittura.

La scrittura cuneiforme dei Sumeri

I Sumeri inventarono intorno al 3300 a.C. una scrittura chiamata cuneiforme, perché i segni avevano la forma di piccoli cunei, cioè di chiodini o triangolini sottili. Per scrivere usavano tavolette di argilla fresca e morbida, sulle quali premevano la punta di una cannuccia tagliata, chiamata stilo. Quando la tavoletta veniva lasciata al sole o cotta nel forno, diventava dura come un sasso e durava per migliaia di anni: per questo gli archeologi oggi ne trovano ancora moltissime. All'inizio i Sumeri disegnavano piccole figure, come una testa di bue per dire "bue" o una spiga per dire "grano": questo tipo di disegno si chiama pittogramma. Con il tempo i disegni si trasformarono in segni più rapidi e astratti, un po' come quando tu, per fare prima, scrivi una freccia al posto della parola "vai". Imparare il cuneiforme era difficilissimo: i bambini sumeri andavano in scuole speciali chiamate "case delle tavolette" e studiavano per molti anni.

I geroglifici degli Egizi

Quasi nello stesso periodo, lungo il fiume Nilo, gli Egizi inventarono la loro scrittura, chiamata geroglifica, che in greco significa "segni sacri incisi". I geroglifici erano bellissimi disegni colorati che rappresentavano persone, animali, piante e oggetti della vita quotidiana, come una civetta, un serpente, un occhio o una barca. Gli Egizi li incidevano sulle pareti dei templi e delle tombe, oppure li dipingevano su un foglio leggero chiamato papiro, ricavato dalla pianta che cresceva lungo le rive del fiume. Non tutti potevano scrivere: solo gli scribi, persone molto colte che studiavano fin da bambini, conoscevano i segni e venivano rispettati come oggi rispettiamo i professori o i medici. I geroglifici sono rimasti misteriosi per moltissimo tempo, finché nel 1822 uno studioso francese di nome Champollion riuscì a decifrarli grazie a una pietra speciale, la Stele di Rosetta. Per capire l'importanza di questa scoperta, prova a pensare quanto sarebbe emozionante riuscire a leggere il diario segreto di un bisnonno scritto in una lingua sconosciuta.

Materiali e strumenti per scrivere

Per scrivere servivano materiali resistenti, perché un foglio di carta come il nostro non esisteva ancora. I Sumeri sceglievano l'argilla perché in Mesopotamia ce n'era tantissima vicino ai fiumi, mentre gli Egizi usavano il papiro perché lungo il Nilo cresceva in abbondanza questa pianta dai gambi alti e robusti. Altri popoli scrivevano sulla pietra, sul legno o su pezzi di pelle di animali chiamati pergamena. Ogni materiale aveva i suoi pregi: l'argilla cotta dura per sempre ma è pesante e ingombrante, il papiro è leggero ma si rovina con l'umidità, la pietra è eterna ma serve molto lavoro per inciderla. Pensa alla differenza fra un quaderno, un cartello di marmo davanti a un monumento e il messaggio su un telefono: ognuno serve a uno scopo diverso, e così era anche allora. Gli strumenti per scrivere cambiavano a seconda del supporto: per l'argilla servivano stili appuntiti, per il papiro pennelli sottili e inchiostri colorati ricavati da minerali e piante.

Storia e Preistoria: una linea che cambia tutto

Gli storici hanno deciso una regola molto importante: il momento in cui nasce la scrittura è anche il momento in cui finisce la Preistoria e comincia la Storia. La parola Preistoria significa proprio "prima della Storia", cioè tutto il lunghissimo periodo in cui gli uomini non scrivevano e di cui sappiamo poco, solo grazie ai resti come ossa, utensili e pitture nelle grotte. Da quando esistono i documenti scritti, invece, possiamo leggere direttamente cosa pensavano, compravano, cucinavano e credevano le persone di tanto tempo fa, ed è come se loro ci parlassero attraverso i secoli. È un po' come la differenza fra cercare di indovinare cosa hai fatto domenica scorsa guardando solo gli oggetti rimasti sul tavolo, oppure leggere il tuo diario dove hai scritto tutto. Per questo motivo gli storici considerano la nascita della scrittura una delle invenzioni più importanti di tutti i tempi, insieme alla ruota e all'agricoltura. Anche tu, quando scrivi sul diario una giornata speciale, stai costruendo un piccolo documento storico che parlerà di te ai tuoi figli.

A cosa serviva davvero la scrittura

All'inizio la scrittura non veniva usata per raccontare storie o scrivere poesie, ma soprattutto per ragioni pratiche di commercio e amministrazione. I primi testi sumeri sono lunghissimi elenchi: quante pecore sono entrate nel magazzino del tempio, quanti sacchi di orzo sono stati distribuiti, chi deve pagare le tasse al re. È un po' come oggi quando al supermercato la cassiera stampa lo scontrino con la lista di tutto quello che hai comprato: anche allora servivano "scontrini" di argilla per non perdere il conto. Solo più tardi gli uomini capirono che la scrittura poteva servire anche per altre cose meravigliose: scrivere leggi giuste per tutti, raccontare le imprese dei re, fissare le preghiere agli dei e tramandare poesie e racconti. Uno dei testi più antichi del mondo è una grande poesia sumera chiamata Epopea di Gilgamesh, che narra le avventure di un re coraggioso e parla di amicizia, paura della morte e ricerca della felicità. Così, da semplice strumento di lavoro, la scrittura diventò anche arte, religione e memoria di un popolo intero.

Ricorda

Ora prova tu: sul quaderno disegna una tabella con due colonne, una intitolata "Sumeri" e l'altra "Egizi". Sotto ciascuna scrivi almeno quattro informazioni che ricordi (tipo di scrittura, materiali usati, dove vivevano, esempio di segno). Infine, in fondo al quaderno, scrivi in tre righe perché secondo te la scrittura fu un'invenzione così importante per l'umanità.

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