Il Paleolitico: la lunga età della pietra antica

SpiegazioneScuola primaria · 3ªstoria

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Il Paleolitico è il primo e più lungo periodo della Preistoria: gli uomini vivevano cacciando, raccogliendo cibo e spostandosi continuamente alla ricerca di nuove risorse.

Cosa significa la parola Paleolitico

La parola Paleolitico viene dal greco antico e si forma unendo due parole: palaiós, che vuol dire antico, e líthos, che significa pietra. Per questo motivo gli studiosi traducono il termine come età della pietra antica, distinguendola dal Neolitico, cioè l'età della pietra nuova. Il nome ci ricorda subito quale materiale era più importante per gli uomini di quel tempo lontano. La pietra, infatti, veniva scheggiata con pazienza per ottenere strumenti taglienti utili nella vita di ogni giorno. Pensa, ad esempio, a un coltello: oggi lo compriamo al supermercato, mentre allora bisognava costruirlo battendo con cura una pietra contro l'altra. Un altro esempio è la punta di lancia, che veniva legata a un bastone di legno per cacciare animali anche molto grandi.

Quando è durato il Paleolitico

Il Paleolitico è il periodo più lungo della storia umana ed è durato oltre due milioni di anni. È cominciato quando i primi uomini hanno iniziato a costruire utensili in pietra ed è finito circa diecimila anni fa, con la nascita dell'agricoltura. Per capire quanto sia lungo questo tempo, prova a immaginare la tua vita: tu hai circa nove anni, mentre il Paleolitico è durato più di duecentomila volte la tua età. Un altro esempio utile riguarda le generazioni della tua famiglia: se metti in fila il tuo bisnonno, il nonno, il papà e te stesso, copri solo cento anni, una piccolissima goccia rispetto a quel grande oceano di tempo. Gli studiosi dividono il Paleolitico in tre fasi chiamate inferiore, medio e superiore, per orientarsi meglio in questa durata enorme. Le date precise vengono ricavate grazie ai resti trovati nelle grotte e alle analisi scientifiche fatte sui reperti.

Come vivevano gli uomini del Paleolitico

Gli uomini del Paleolitico erano nomadi, cioè si spostavano continuamente da un luogo all'altro per cercare cibo, acqua e riparo. Non costruivano case stabili come le nostre, ma si fermavano per qualche tempo dove la natura offriva ciò che serviva, poi ripartivano verso nuovi territori. Vivevano in piccoli gruppi formati da poche famiglie, perché un gruppo numeroso avrebbe consumato troppo presto le risorse disponibili. Si pensi, per esempio, a una famiglia che oggi va in campeggio: porta con sé solo l'indispensabile e cambia posto quando finisce l'acqua del torrente. Allo stesso modo, un gruppo paleolitico raccoglieva le sue poche cose e si spostava quando la selvaggina diminuiva. Un altro esempio è quello degli uccelli migratori, che ogni anno seguono il clima per trovare cibo: anche i nostri antenati seguivano il movimento delle mandrie e il cambio delle stagioni.

La caccia, la pesca e la raccolta

Per procurarsi il cibo, gli uomini del Paleolitico praticavano tre attività principali: la caccia, la pesca e la raccolta. Cacciavano cervi, cavalli selvatici, bisonti e, nelle zone più fredde, anche i grandi mammut ricoperti di lunga pelliccia. Si organizzavano in gruppi, perché abbattere un animale grosso da soli era pericoloso e quasi impossibile, e usavano lance, frecce e trappole scavate nel terreno. La pesca avveniva nei fiumi e nei laghi, con arpioni d'osso o reti intrecciate con fibre vegetali. Le donne e i bambini si occupavano spesso della raccolta: andavano a cogliere frutti selvatici, bacche, radici, funghi e uova trovate nei nidi. Un esempio concreto è la raccolta delle more lungo i sentieri di un bosco; un altro esempio è quando in autunno si raccolgono le castagne sotto gli alberi, proprio come facevano i bambini di tantissimi anni fa.

La scoperta del fuoco

Una delle scoperte più importanti del Paleolitico fu il dominio del fuoco, che cambiò profondamente la vita degli uomini preistorici. All'inizio il fuoco veniva preso dagli incendi naturali, magari provocati da un fulmine caduto su un albero, e veniva custodito con grande attenzione perché non si spegnesse. Più tardi gli uomini impararono ad accenderlo da soli, sfregando due legnetti oppure battendo una pietra dura, come la selce, contro un'altra. Il fuoco serviva a riscaldarsi durante le notti fredde, a illuminare l'interno buio delle grotte e a tenere lontani gli animali feroci. Permetteva anche di cuocere la carne, rendendola più morbida, più gustosa e più sicura da mangiare, come oggi facciamo con la bistecca sulla griglia. Un altro esempio quotidiano è la cucina della pasta: l'acqua che bolle ricorda quel primo grande passo, quando il calore divenne un alleato dell'uomo.

Le abitazioni: grotte, capanne e accampamenti

Gli uomini del Paleolitico cercavano riparo soprattutto nelle grotte, perché offrivano protezione dal freddo, dalla pioggia e dagli animali selvatici. Quando le grotte non c'erano, costruivano capanne semplici usando rami, pelli di animali, ossa di mammut e foglie intrecciate. Sceglievano i posti vicino ai fiumi o ai laghi, perché l'acqua era indispensabile per bere, lavarsi e attirare gli animali da cacciare. Un esempio si può vedere immaginando una piccola tenda da campeggio appoggiata accanto a un torrente: è simile, in modo molto semplificato, a quegli antichi accampamenti. Un altro esempio sono i rifugi che i pastori di montagna costruiscono ancora oggi con pietre e legno, per ripararsi durante la transumanza. All'interno della grotta c'era di solito un focolare al centro, attorno al quale tutto il gruppo si riuniva la sera.

L'arte e i primi segni dell'uomo

Verso la fine del Paleolitico, gli uomini iniziarono a dipingere sulle pareti delle grotte, lasciando i primi segni della loro creatività. Usavano colori naturali ottenuti dalla terra, dal carbone e da pietre macinate, mescolati con acqua, grasso animale o saliva. Le pitture rappresentano soprattutto animali in movimento, come bisonti, cavalli e cervi, perché la caccia era al centro della vita di tutti i giorni. Alcuni studiosi pensano che fossero disegni magici, fatti per portare fortuna prima di una battuta di caccia importante. Un esempio molto famoso si trova nelle grotte di Lascaux, in Francia, dove ancora oggi si possono ammirare immagini coloratissime e vivaci. Un altro esempio è quello delle piccole statuette di pietra, chiamate Veneri, che raffiguravano figure femminili e potevano essere usate come amuleti.

Il linguaggio, gli abiti e gli strumenti

Nel Paleolitico l'uomo imparò poco alla volta a parlare, a vestirsi e a costruire strumenti sempre più precisi e adatti ai diversi lavori. Il linguaggio nasceva dal bisogno di organizzarsi durante la caccia, di avvertire dei pericoli e di insegnare ai bambini cosa era utile e cosa no. Gli abiti venivano cuciti con aghi d'osso, usando le pelli degli animali cacciati e tendini intrecciati al posto del filo. Gli strumenti, all'inizio molto semplici, diventarono nel tempo più raffinati: comparvero raschiatoi per lavorare le pelli, punteruoli per forarle e arpioni per pescare. Un esempio attuale di questa abilità è il sarto che, con ago e filo, cuce un vestito su misura, proprio come faceva chi viveva nelle grotte. Un altro esempio è il coltellino svizzero, che racchiude tanti strumenti diversi: nel Paleolitico bisognava costruirne uno alla volta, ma il principio era lo stesso, cioè avere l'attrezzo giusto per ogni necessità.

Ricorda

Piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: scrivi una breve pagina di diario immaginando di essere un bambino o una bambina del Paleolitico. Racconta che cosa fai dal mattino alla sera, dove dormi, che cosa mangi, con chi vivi e quali strumenti utilizzi durante la giornata. Cerca di usare almeno cinque parole nuove che hai imparato in questa lezione, sottolineandole con il righello, e concludi spiegando quale momento della tua giornata immaginaria ti è piaciuto di più.

Riferimento curricolare

Scheda didattica (bozza auto-generata) sull'obiettivo ob.primaria.storia.cl3.produzione-orale-scritta.01 — Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione. Da revisionare.

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