Il verbo e i tempi

SpiegazioneScuola primaria · 3ªitaliano

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Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

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Che cosa è il verbo

Il verbo è la parola che racconta che cosa succede, indica un'azione, uno stato o un modo di essere e cambia forma per dirci quando accade qualcosa.

Il verbo è una delle parole più importanti della frase, perché senza di lui non possiamo raccontare nulla di ciò che facciamo o di ciò che capita intorno a noi. Quando dici "Luca corre nel parco" oppure "La nonna prepara la torta", le parole corre e prepara sono i verbi: ci dicono l'azione compiuta da qualcuno. Il verbo, però, non racconta soltanto azioni vere e proprie come saltare, mangiare o studiare, ma anche stati e situazioni, come essere felici, sembrare stanchi oppure restare zitti. Per esempio nella frase "Marta è contenta" il verbo è ed esprime uno stato d'animo, non un movimento. Capire bene il verbo significa imparare a riconoscere il cuore di ogni frase, perché senza il verbo le altre parole non riescono a formare un discorso completo. In questo percorso scoprirai che il verbo è una parola viva, che si trasforma continuamente per adattarsi a chi parla e al momento in cui le cose accadono.

La forma base: l'infinito

Ogni verbo ha una sua forma di base, che si chiama infinito ed è quella che troviamo scritta nel vocabolario quando andiamo a cercare il significato di una parola. L'infinito risponde alla domanda "Che cosa fare?" e in italiano termina sempre con -are, -ere oppure -ire: per questo motivo parliamo di coniugazioni, cioè di tre grandi famiglie di verbi. I verbi che finiscono in -are, come cantare, nuotare e disegnare, appartengono alla prima coniugazione e sono i più numerosi della nostra lingua. I verbi che finiscono in -ere, come scrivere, leggere e correre, fanno parte della seconda coniugazione, mentre quelli che finiscono in -ire, come dormire, sentire e partire, formano la terza coniugazione. Quando incontri un verbo coniugato, cioè modificato, puoi sempre risalire al suo infinito chiedendoti: "Qual è l'azione che si compie?". Per esempio, se leggi "i bambini ridono", l'infinito del verbo è ridere e capisci subito che appartiene alla seconda coniugazione.

La persona e il numero

Il verbo non resta mai fermo: si trasforma a seconda di chi compie l'azione e di quante persone la compiono. Questa caratteristica si chiama persona e si combina con il numero, che può essere singolare, quando il soggetto è uno solo, oppure plurale, quando i soggetti sono più di uno. Le persone del verbo sono sei in tutto: io, tu, egli/ella (o lui/lei) per il singolare; noi, voi, essi/esse (o loro) per il plurale. Osserva come cambia il verbo giocare: io gioco, tu giochi, lui gioca, noi giochiamo, voi giocate, loro giocano: la radice gioc- resta uguale, ma la parte finale cambia per indicare chi sta giocando. Allo stesso modo, se dici "io leggo un libro" e poi "voi leggete un libro", il verbo cambia perché cambia il soggetto. Riconoscere la persona ti aiuta moltissimo a non sbagliare quando scrivi frasi lunghe, perché il verbo deve sempre essere d'accordo con il soggetto a cui si riferisce.

I tempi del verbo: passato, presente, futuro

La caratteristica più speciale del verbo è quella di indicarci quando accade un'azione, e per fare questo si trasforma nei diversi tempi. I tempi principali sono tre e corrispondono ai tre grandi momenti della vita di ogni racconto: il passato, che riguarda ciò che è già accaduto; il presente, che riguarda ciò che sta accadendo proprio adesso; il futuro, che riguarda ciò che deve ancora succedere. Se dici "Ieri ho visto un arcobaleno", il verbo ho visto è al passato perché l'arcobaleno l'hai osservato il giorno prima. Se invece dici "Adesso vedo un arcobaleno", il verbo vedo è al presente, perché l'arcobaleno è davanti ai tuoi occhi mentre parli. Infine, se dici "Domani vedrò un arcobaleno", il verbo vedrò è al futuro, perché immagini qualcosa che ancora non è successo. Per scoprire il tempo di un verbo, puoi sempre aiutarti con piccole parole che funzionano da indizio, come ieri, oggi, ora, adesso, domani, presto.

Il presente: ciò che accade adesso

Il tempo presente racconta un'azione che si svolge nel momento esatto in cui parliamo o scriviamo, ed è il tempo che usiamo più spesso a scuola e a casa. Quando la maestra dice "Apriamo il quaderno" o quando la mamma chiede "Cosa mangi a colazione?", entrambi i verbi sono al presente, perché si riferiscono a ciò che accade in quell'istante. Il presente però serve anche per esprimere abitudini, cioè cose che facciamo spesso o ogni giorno, come "Ogni mattina bevo il latte" oppure "La domenica andiamo al parco". Inoltre lo usiamo per dire verità che valgono sempre, come "Il sole sorge a est" o "L'acqua bolle a cento gradi". Per riconoscere un verbo al presente puoi provare ad aggiungere mentalmente la parola "adesso" davanti alla frase: se la frase ha senso, allora il verbo è quasi sicuramente al presente. Per esempio, "Adesso Sara disegna un fiore" funziona benissimo, quindi disegna è al presente.

Il passato: ciò che è già successo

Quando vogliamo raccontare qualcosa che è accaduto prima del momento in cui parliamo, usiamo il tempo passato, che è fondamentale per narrare storie, ricordi e avventure. Nella classe terza imparerai soprattutto due forme di passato, che sono utilissime: l'imperfetto e il passato prossimo. L'imperfetto si usa per descrivere situazioni che duravano nel tempo o azioni che si ripetevano, come "Da piccola giocavo sempre con le bambole" oppure "In montagna nevicava fitto fitto". Il passato prossimo, invece, si usa per azioni concluse e si forma con due parole insieme: una voce del verbo essere o avere e il participio passato del verbo, come in "Ho mangiato la mela" oppure "Siamo andati al mare". È facile riconoscere il passato grazie a parole spia come ieri, l'altro giorno, una volta, tempo fa, l'anno scorso. Per esempio, nella frase "L'estate scorsa sono andato a trovare i nonni", la parola scorsa ti avverte subito che il verbo è al passato.

Il futuro: ciò che deve ancora accadere

Il tempo futuro è quello che apre la porta all'immaginazione e ai progetti, perché ci permette di parlare di tutto quello che non è ancora avvenuto ma che vorremmo, dovremmo o sicuramente faremo. Quando dici "Sabato andrò al cinema con mio fratello" oppure "L'anno prossimo studierò una nuova lingua", i verbi andrò e studierò sono al futuro perché indicano azioni che accadranno più avanti nel tempo. Questo tempo si forma cambiando la parte finale del verbo, che assume desinenze speciali come -erò, -erai, -erà, -eremo, -erete, -eranno, facili da riconoscere una volta che le hai osservate qualche volta. Le parole spia del futuro sono moltissime e ti aiutano a non sbagliare: domani, dopodomani, fra poco, presto, l'anno prossimo, in seguito, fra qualche giorno. Una curiosità divertente è che il futuro si può usare anche quando facciamo previsioni, come quando dici "Domani pioverà": non sei sicuro al cento per cento, ma immagini ciò che potrebbe accadere.

Ricorda

Il verbo è la parola che indica un'azione, uno stato o un modo di essere, ed è il cuore di ogni frase ben costruita. La sua forma base è l'infinito, che termina in -are, -ere o -ire e individua la coniugazione di appartenenza. Il verbo cambia secondo la persona (io, tu, egli, noi, voi, essi) e secondo il numero (singolare o plurale). I tempi principali del verbo sono tre: il presente per ciò che accade adesso, il passato per ciò che è già successo e il futuro per ciò che deve ancora accadere. Le parole spia come ieri, oggi e domani ti aiutano a capire subito il tempo del verbo dentro a una frase.

Piccolo esercizio sul quaderno: scrivi tre frasi che raccontino la tua giornata, una con un verbo al passato, una con un verbo al presente e una con un verbo al futuro. Poi cerchia il verbo di ogni frase, sottolinea l'infinito da cui deriva e scrivi accanto se si tratta di passato, presente o futuro. Infine, per ognuna delle tre frasi, prova a cambiare il soggetto da singolare a plurale e riscrivila correttamente, facendo attenzione a modificare anche il verbo.

Riferimento curricolare

Scheda didattica (bozza auto-generata) sull'obiettivo ob.primaria.italiano.cl5.grammatica.03 — Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione. Da revisionare.

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