La società di massa e la Belle Époque

SpiegazioneLiceo · 5ªstoria

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Tra la fine dell'Ottocento e il 1914 l'Europa visse una stagione di ottimismo, progresso tecnico e nuove forme di partecipazione collettiva, che fu chiamata Belle Époque e diede vita alla cosiddetta società di massa.

Che cosa significa società di massa

Quando gli storici parlano di società di massa intendono una trasformazione profonda che, tra il 1870 e il 1914, coinvolse i Paesi industrializzati dell'Europa occidentale e degli Stati Uniti. Per la prima volta nella storia, milioni di persone comuni iniziarono a partecipare in modo attivo ai consumi, alla politica e al tempo libero, uscendo dalla condizione di pura sopravvivenza che aveva segnato i secoli precedenti. Il termine 'massa' non ha qui un significato negativo, ma indica semplicemente la grande quantità di individui che condividono comportamenti, gusti e desideri simili in luoghi anche molto distanti tra loro. Pensiamo, ad esempio, a un operaio di Milano e a uno di Berlino che alla domenica indossavano un cappello simile, leggevano lo stesso tipo di giornale popolare e tifavano per la squadra di calcio della loro città. Questa omogeneità nasceva dalla diffusione di merci prodotte in grandi fabbriche, dalla pubblicità sui muri delle stazioni e dalla nascita dei primi grandi magazzini, come Le Bon Marché a Parigi. La società di massa, dunque, è una società in cui il singolo individuo si sente parte di un insieme molto più ampio, accomunato a sconosciuti da abitudini quotidiane condivise.

La Belle Époque: ottimismo, progresso e contraddizioni

Con l'espressione francese Belle Époque, cioè 'bella epoca', si indica il periodo compreso tra il 1871 e lo scoppio della Prima guerra mondiale nel 1914, vissuto soprattutto dalla borghesia europea come una stagione di pace e benessere senza precedenti. In quegli anni l'elettricità illuminò le strade delle capitali, il cinematografo dei fratelli Lumière offrì un nuovo intrattenimento popolare e l'automobile cominciò a circolare sulle prime strade asfaltate, suscitando meraviglia. Le grandi esposizioni universali, come quella di Parigi del 1889 che inaugurò la Tour Eiffel, celebravano la fiducia nel progresso scientifico e nella capacità dell'uomo di dominare la natura. Tuttavia, dietro la facciata brillante dei caffè di boulevard e dei teatri d'opera, si nascondevano profonde disuguaglianze: nei quartieri operai di Londra o Torino la mortalità infantile restava altissima e gli orari di lavoro superavano spesso le dodici ore. La Belle Époque fu dunque un'epoca contraddittoria, in cui il lusso delle élite conviveva con la miseria delle periferie industriali. Comprendere questa doppia faccia è essenziale per non ridurre il periodo a una semplice cartolina nostalgica fatta di valzer viennesi e abiti eleganti.

Politica di massa, partiti e sindacati

Uno degli aspetti più rivoluzionari della società di massa fu l'allargamento della partecipazione politica grazie all'estensione progressiva del suffragio universale maschile, conquistato in Francia già nel 1848, in Germania nel 1871 e in Italia, parzialmente, nel 1912. Quando milioni di cittadini ottennero il diritto di voto, i vecchi partiti di notabili, fondati su pochi parlamentari amici, non furono più sufficienti a raccogliere consenso e nacquero i partiti di massa, dotati di sedi locali, tessere, giornali e congressi annuali. Il modello più riuscito fu quello della socialdemocrazia tedesca, la SPD, che nel 1912 superò il milione di iscritti e organizzava biblioteche, cori e gite domenicali per le famiglie operaie. Accanto ai partiti crebbero i sindacati, cioè le organizzazioni che difendevano i diritti dei lavoratori contrattando salari e orari con gli industriali, ricorrendo allo sciopero quando necessario. Un esempio concreto è la grande agitazione dei minatori inglesi del 1912, che bloccò per settimane l'estrazione del carbone e costrinse il governo a introdurre il salario minimo. Anche la Chiesa cattolica, con l'enciclica Rerum Novarum di Leone XIII del 1891, riconobbe la questione operaia e favorì la nascita di sindacati di ispirazione cristiana, segno che la politica di massa coinvolgeva ormai tutte le grandi famiglie ideologiche.

L'età giolittiana: l'Italia tra riforme e contraddizioni

In Italia la stagione della società di massa coincise in larga parte con l'età giolittiana, cioè il periodo dominato dalla figura del politico liberale Giovanni Giolitti, presidente del Consiglio per quasi tutto il decennio 1903-1914. Giolitti comprese che lo Stato non poteva più reprimere con la forza scioperi e manifestazioni operaie, come era avvenuto a Milano nel 1898, ma doveva mantenersi neutrale nei conflitti di lavoro, favorendo trattative pacifiche tra padroni e dipendenti. Sotto i suoi governi furono approvate leggi importanti, come quella del 1902 che limitava il lavoro femminile e minorile, la nazionalizzazione delle ferrovie del 1905 e soprattutto l'allargamento del suffragio del 1912, che portò gli elettori da circa tre a oltre otto milioni. Tuttavia la sua politica ebbe molte ombre: nel Sud agrario Giolitti tollerò brogli elettorali e accordi con i notabili locali, tanto che lo storico Gaetano Salvemini lo definì 'ministro della malavita'. Inoltre, nel 1911-1912 il governo lanciò la guerra di Libia contro l'Impero ottomano per conquistare la Tripolitania, cercando di rispondere ai nazionalisti e di offrire terre agli emigranti meridionali. Il bilancio dell'età giolittiana resta dunque chiaroscurale: industrializzazione del Nord e progressi sociali da un lato, questione meridionale irrisolta e tensioni nazionaliste dall'altro.

Cultura di massa, consumi e nuovi miti

La società di massa generò anche una nuova cultura condivisa, fatta di quotidiani a basso prezzo, romanzi d'appendice pubblicati a puntate, manifesti pubblicitari colorati e prime forme di sport spettacolo. Il giornalismo popolare, reso possibile dalla rotativa e dall'abbassamento del costo della carta, raggiunse tirature di centinaia di migliaia di copie con testate come Le Petit Journal in Francia o il Corriere della Sera in Italia, che nel 1913 superò le 350.000 copie. Nelle città si moltiplicarono i caffè concerto, i music-hall e i primi cinematografi di quartiere, dove con pochi centesimi anche un operaio poteva assistere a una proiezione e dimenticare per un'ora la fatica del lavoro. Lo sport, prima riservato alle élite aristocratiche, divenne fenomeno popolare: il Tour de France nacque nel 1903, le prime Olimpiadi moderne si tennero ad Atene nel 1896 e in Italia nel 1898 fu fondato il Genoa, una delle prime società calcistiche. Accanto a questi fenomeni positivi crebbero però anche miti pericolosi, come il nazionalismo aggressivo e il razzismo pseudoscientifico, alimentati dalla stessa stampa di massa attraverso cronache coloniali entusiastiche e caricature degli stranieri. La cultura di massa, in altre parole, fu insieme strumento di emancipazione e veicolo di pregiudizi che avrebbero contribuito al clima della Prima guerra mondiale.

Ricorda

I punti chiave da fissare sono cinque: la società di massa nasce dalla partecipazione di milioni di persone a consumi, politica e cultura tra 1870 e 1914; la Belle Époque è la sua cornice ottimista ma contraddittoria; i partiti e i sindacati diventano organizzazioni di massa con tessere, sedi e giornali; in Italia l'età giolittiana porta riforme sociali ma mantiene ombre nel Sud e si chiude con la guerra di Libia; la cultura popolare diffonde quotidiani, cinema e sport, ma anche nazionalismo e razzismo.

Ora mettiti alla prova con un piccolo esercizio attivo da svolgere sul quaderno: disegna una tabella a due colonne intitolate 'Luci' e 'Ombre' della Belle Époque, inserisci almeno quattro voci per colonna scegliendole tra elettricità, suffragio maschile, mortalità infantile, lavoro minorile, cinema, sciopero dei minatori, guerra di Libia, nazionalismo, Tour Eiffel, brogli elettorali nel Sud. Poi, sotto la tabella, scrivi in cinque righe una tua risposta alla domanda: 'Perché definire la Belle Époque solo come una bella epoca sarebbe una semplificazione storica?'.

Riferimento curricolare

Scheda didattica (bozza auto-generata) sull'obiettivo ob.liceo-scienze-umane.storia.cl5.nuclei-tematici-novecento.01 — Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento per i licei. Da revisionare.

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