La Seconda guerra mondiale (1939-1945) fu il più vasto conflitto della storia umana, combattuto su tre continenti, che coinvolse oltre settanta nazioni e provocò circa sessanta milioni di morti, ridisegnando completamente la geografia politica e morale del pianeta.
Quando il primo settembre del 1939 i carri armati tedeschi varcarono il confine polacco, pochi immaginavano che si stesse aprendo il capitolo più sanguinoso della storia contemporanea. In sei anni, la guerra avrebbe trasformato città intere in macerie, sperimentato armi capaci di cancellare interi popoli e mostrato fino a che punto l'ideologia possa pervertire la ragione umana. Studiare questo conflitto non significa solo memorizzare date e battaglie, ma comprendere come società apparentemente civili siano scivolate verso la barbarie e come, dopo l'abisso, sia stato possibile ricostruire un ordine internazionale fondato sui diritti umani. Le ferite di quella guerra sono ancora visibili nei monumenti dei nostri paesi, nei racconti dei nonni, nelle istituzioni europee e nelle costituzioni democratiche nate dalle sue ceneri.
Le radici del conflitto
La Seconda guerra mondiale non scoppiò improvvisamente, ma fu il risultato di tensioni accumulate per oltre vent'anni dopo la fine del primo conflitto mondiale. Il trattato di Versailles del 1919 aveva imposto alla Germania condizioni durissime, con riparazioni economiche schiaccianti, perdite territoriali e una pesante umiliazione morale che generò un diffuso desiderio di rivalsa. La crisi economica del 1929, partita da Wall Street, devastò le democrazie europee favorendo l'ascesa di movimenti autoritari che promettevano ordine, lavoro e grandezza nazionale. In Italia, Mussolini era già al potere dal 1922, mentre in Germania Adolf Hitler ottenne la cancelleria nel gennaio 1933 grazie a libere elezioni e a complicate manovre politiche. Anche in Giappone si affermò un regime militarista che invase la Manciuria nel 1931 e attaccò la Cina nel 1937, mostrando ambizioni imperiali nel Pacifico. Le democrazie occidentali, esauste dalla Grande Guerra e impegnate nella crisi economica, scelsero la politica dell'appeasement, illudendosi di placare l'aggressività dei dittatori con concessioni successive.
Un esempio concreto di questa debolezza fu la conferenza di Monaco del settembre 1938: Francia e Regno Unito accettarono che Hitler annettesse i Sudeti cecoslovacchi pur di evitare la guerra, e il primo ministro britannico Chamberlain tornò a Londra annunciando trionfalmente "pace per il nostro tempo". Un secondo esempio quotidiano si trova nei diari dei cittadini europei dell'epoca, che descrivono il diffondersi di radio, manifesti e cinegiornali con cui i regimi totalitari plasmavano l'opinione pubblica, trasformando l'odio razziale in spettacolo di massa.
L'esplosione del conflitto in Europa
Il primo settembre 1939 la Wehrmacht invase la Polonia applicando la nuova dottrina della guerra lampo, o Blitzkrieg, fondata sulla rapidità dei mezzi corazzati appoggiati dall'aviazione. Due giorni dopo, Francia e Regno Unito dichiararono guerra alla Germania, ma non riuscirono a impedire il crollo polacco, anche perché l'Unione Sovietica, in base al patto Molotov-Ribbentrop dell'agosto 1939, occupò contemporaneamente la parte orientale del paese. Tra l'aprile e il giugno 1940 Hitler conquistò Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi, Belgio e infine la Francia, costringendo il corpo di spedizione britannico a una drammatica ritirata da Dunkerque. L'Italia, dopo mesi di esitazione, entrò in guerra il 10 giugno 1940 nell'illusione di una vittoria rapida, gettandosi su una Francia ormai prostrata. Da quel momento il conflitto si estese rapidamente al Mediterraneo, ai Balcani e all'Africa settentrionale, dove gli italiani subirono ripetute sconfitte e furono salvati dall'intervento del generale tedesco Rommel.
Durante la battaglia d'Inghilterra dell'estate-autunno 1940, la Royal Air Force respinse i bombardamenti tedeschi grazie ai caccia Spitfire, ai radar e alla determinazione di Winston Churchill, dimostrando che Hitler non era invincibile. Un esempio della durezza di quei mesi è il bombardamento di Coventry del novembre 1940, dove una città intera fu rasa al suolo in una notte; un secondo esempio è il razionamento alimentare imposto nelle famiglie londinesi, dove anche un uovo a settimana diventava un piccolo lusso.
L'allargamento mondiale: Russia e Pacifico
Nel giugno 1941 Hitler ruppe il patto con Stalin e lanciò l'Operazione Barbarossa, la più grande invasione militare della storia, con oltre tre milioni di soldati che attraversarono il confine sovietico. I tedeschi avanzarono velocemente fino a Mosca e Leningrado, ma furono fermati dall'inverno russo, dalla resistenza dell'Armata Rossa e dalla strategia della terra bruciata applicata dai sovietici in ritirata. L'assedio di Leningrado durò quasi novecento giorni e provocò oltre un milione di morti civili, soprattutto per fame e freddo. Pochi mesi dopo, il 7 dicembre 1941, il Giappone attaccò a sorpresa la base navale americana di Pearl Harbor nelle Hawaii, distruggendo gran parte della flotta del Pacifico. Il giorno successivo gli Stati Uniti dichiararono guerra al Giappone e, per solidarietà con l'alleato nipponico, Germania e Italia dichiararono guerra agli Stati Uniti.
Da quel momento il conflitto divenne realmente mondiale, perché le immense risorse industriali americane si schierarono accanto a quelle britanniche e sovietiche. Un esempio della trasformazione produttiva è la fabbrica Willow Run di Detroit, dove un bombardiere B-24 veniva assemblato ogni sessanta minuti; un secondo esempio è la mobilitazione delle donne nelle fabbriche americane, simboleggiata dal celebre poster di Rosie the Riveter, che mostrò come la guerra ridefinisse anche i ruoli sociali.
La svolta del 1942-1943 e la Resistenza
Tra l'estate 1942 e l'estate 1943 il vento della guerra cambiò direzione su tutti i fronti, grazie a una serie di battaglie decisive che segnarono l'inizio del declino dell'Asse. A El Alamein, in Egitto, il generale britannico Montgomery sconfisse Rommel nel novembre 1942, mettendo fine al sogno italo-tedesco di conquistare il Canale di Suez. A Stalingrado, dopo mesi di combattimenti casa per casa, l'intera Sesta Armata tedesca fu accerchiata e costretta alla resa nel febbraio 1943, con una sconfitta da cui Hitler non si riprese mai. Nel Pacifico, la battaglia delle Midway del giugno 1942 spezzò la supremazia navale giapponese, mentre nel luglio 1943 gli Alleati sbarcarono in Sicilia preparando il crollo del regime fascista. Il 25 luglio Mussolini fu destituito dal Gran Consiglio del Fascismo e arrestato, e l'8 settembre 1943 il governo Badoglio annunciò l'armistizio con gli Alleati, gettando l'Italia nel caos.
Da quel momento la penisola fu divisa in due: al sud avanzavano gli angloamericani, al nord si formò la Repubblica Sociale Italiana, stato fantoccio di Hitler, e nacque la Resistenza partigiana che combatté venti mesi di guerra civile. Un esempio significativo è l'eccidio delle Fosse Ardeatine del marzo 1944, in cui 335 italiani furono trucidati per rappresaglia; un secondo esempio è la quotidianità delle staffette partigiane, ragazze giovanissime che attraversavano in bicicletta le linee nemiche per portare messaggi e medicine.
La Shoah e la guerra ai civili
Mentre i soldati combattevano sui fronti, dietro le linee tedesche si consumava il più grande crimine della storia: lo sterminio sistematico degli ebrei europei, pianificato durante la conferenza di Wannsee del gennaio 1942. Sei milioni di ebrei furono uccisi nei campi di sterminio come Auschwitz-Birkenau, Treblinka e Sobibor, insieme a centinaia di migliaia di rom, disabili, omosessuali, prigionieri politici e dissidenti religiosi. In Italia le leggi razziali del 1938 avevano già escluso gli ebrei dalle scuole, dai lavori pubblici e dalla vita civile, preparando il terreno alle deportazioni successive all'occupazione tedesca del 1943. La guerra colpì duramente anche i civili attraverso i bombardamenti strategici sulle città, da Dresda a Tokyo, e attraverso le stragi naziste compiute contro intere popolazioni, come quelle di Marzabotto e Sant'Anna di Stazzema.
La testimonianza di Primo Levi in "Se questo è un uomo" ci ha lasciato pagine indispensabili per comprendere come il lager fosse una macchina pensata per annullare l'umanità prima del corpo. Un esempio quotidiano del coraggio civile sono i Giusti tra le nazioni, persone comuni che nascosero ebrei rischiando la vita, come il diplomatico Giorgio Perlasca; un secondo esempio è il diario di Anna Frank, scritto da un'adolescente nascosta ad Amsterdam, che mostra come la grande Storia entri nella stanza di una ragazza che voleva solo crescere.
La conclusione del conflitto
Nel 1944 gli Alleati passarono definitivamente all'offensiva su tutti i fronti, con un coordinamento strategico senza precedenti. Il 6 giugno 1944, giorno passato alla storia come D-Day, oltre 150.000 soldati sbarcarono sulle spiagge della Normandia aprendo il secondo fronte tanto richiesto da Stalin. Mentre da est l'Armata Rossa avanzava inesorabilmente attraverso la Polonia, da ovest gli angloamericani liberavano Parigi ad agosto e raggiungevano i confini tedeschi entro l'inverno. Il 25 aprile 1945 le città del nord Italia insorsero e furono liberate dai partigiani, e Mussolini fu catturato e fucilato tre giorni dopo a Giulino di Mezzegra. Il 30 aprile Hitler si suicidò nel bunker di Berlino, mentre i sovietici occupavano la capitale del Reich, e l'8 maggio la Germania firmò la resa incondizionata.
La guerra nel Pacifico continuò ancora qualche mese, fino a quando il presidente americano Truman decise di utilizzare la nuova arma atomica: il 6 e il 9 agosto 1945 due bombe distrussero Hiroshima e Nagasaki, provocando oltre duecentomila morti e costringendo l'imperatore Hirohito alla resa il 2 settembre. Un esempio della portata simbolica di quel momento è la fotografia dei marines che issano la bandiera americana sul monte Suribachi a Iwo Jima; un secondo esempio è la voce dell'imperatore giapponese trasmessa per radio nell'annuncio della resa, la prima volta che il popolo udiva la voce del proprio sovrano.
L'eredità: un mondo nuovo
Dalle macerie della guerra emerse un ordine internazionale completamente diverso, fondato sul tentativo di rendere impossibile una nuova tragedia simile. Nel giugno 1945 a San Francisco fu fondata l'Organizzazione delle Nazioni Unite, e nel 1948 fu approvata la Dichiarazione universale dei diritti umani, che riconosceva a ogni essere umano una dignità inviolabile. Il processo di Norimberga giudicò i gerarchi nazisti per crimini contro l'umanità, stabilendo per la prima volta che obbedire agli ordini non costituisce una giustificazione sufficiente di fronte a delitti enormi. Il mondo si divise in due blocchi contrapposti, capitalista e comunista, dando inizio alla lunga stagione della Guerra Fredda che sarebbe durata fino al 1989. L'Europa occidentale, devastata e impoverita, fu ricostruita anche grazie al Piano Marshall americano e iniziò il cammino di integrazione che porterà alla nascita dell'Unione Europea.
L'Italia uscì dal conflitto con una nuova consapevolezza democratica: il 2 giugno 1946 il referendum istituzionale scelse la Repubblica al posto della Monarchia, e nel 1948 entrò in vigore una Costituzione antifascista nata dall'incontro tra le grandi culture politiche della Resistenza. Un esempio concreto di questa eredità è proprio il monumento ai caduti di ogni paese italiano, dove ai nomi della Grande Guerra si aggiunsero quelli del 1940-1945, militari, partigiani e civili; un secondo esempio è la Giornata della Memoria del 27 gennaio, istituita per non dimenticare l'apertura dei cancelli di Auschwitz nel 1945.
Ricorda
I punti chiave da fissare con cura sono i seguenti:
- La guerra durò dal 1939 al 1945 e contrappose le potenze dell'Asse (Germania, Italia, Giappone) agli Alleati (Regno Unito, Unione Sovietica, Stati Uniti e altri).
- Le cause profonde furono il trattato di Versailles, la crisi del 1929, l'ascesa dei totalitarismi e la politica di appeasement delle democrazie.
- Le svolte decisive furono Stalingrado, El Alamein, Midway, lo sbarco in Sicilia e quello in Normandia.
- La Shoah rappresentò lo sterminio sistematico di sei milioni di ebrei e segnò una rottura morale nella storia umana.
- L'Italia visse l'8 settembre 1943, la Resistenza, la liberazione del 25 aprile 1945 e nel 1946 scelse la Repubblica.
- L'eredità del conflitto fu l'ONU, la Dichiarazione dei diritti umani, la Guerra Fredda e l'avvio dell'integrazione europea.
Piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: immagina di visitare il monumento ai caduti del tuo paese e di trovare quattro nomi con date comprese tra il 1940 e il 1945. Scrivi un breve testo di quindici righe in cui ipotizzi chi potevano essere queste persone (un soldato sul fronte russo, un partigiano fucilato, un civile vittima di bombardamento, un deportato in un lager) e collega ciascuna ipotesi a una delle fasi della guerra studiate nelle sezioni precedenti, motivando la tua scelta con almeno un riferimento storico preciso.