La Rivoluzione Francese

SpiegazioneLiceo · 4ªstoria

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La Rivoluzione Francese (1789-1799) abbatté l'Antico Regime in Francia e diffuse in Europa i principi di libertà, uguaglianza e sovranità popolare, trasformando radicalmente la politica moderna.

Alla fine del Settecento la Francia era una grande potenza europea, ma viveva una profonda crisi interna che intrecciava difficoltà economiche, tensioni sociali e fermento culturale. Il re Luigi XVI governava in regime di monarchia assoluta, mentre la società era organizzata in tre ordini giuridicamente diseguali: clero, nobiltà e Terzo Stato. I primi due godevano di privilegi fiscali e giudiziari, mentre il Terzo Stato, che comprendeva oltre il 95% della popolazione, sopportava da solo il peso delle imposte. Le idee illuministe avevano intanto diffuso la convinzione che la sovranità appartenesse alla nazione e che i diritti naturali dovessero essere garantiti per legge. Quando le casse dello Stato si svuotarono, il re fu costretto a convocare gli Stati Generali a Versailles nel maggio 1789, aprendo involontariamente la strada al crollo dell'intero sistema.

Le fasi della rivoluzione

La rivoluzione attraversò fasi distinte, ciascuna con protagonisti, istituzioni e obiettivi diversi, che è importante saper riconoscere e collocare nel tempo. La prima fase, detta costituzionale (1789-1791), iniziò quando il Terzo Stato si proclamò Assemblea Nazionale e giurò nella Sala della Pallacorda di non sciogliersi prima di aver dato una costituzione alla Francia. Il 14 luglio 1789 la presa della Bastiglia simboleggiò l'inizio della partecipazione popolare, mentre in agosto venne approvata la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino. Seguì la fase della Convenzione e della Repubblica (1792-1794), segnata dalla caduta della monarchia, dall'esecuzione di Luigi XVI e dal Terrore guidato da Robespierre e dal Comitato di salute pubblica. Dopo la reazione termidoriana del luglio 1794 si aprì la fase del Direttorio (1795-1799), un governo moderato e instabile, che si concluse con il colpo di Stato del 18 brumaio compiuto da Napoleone Bonaparte. Per esempio, la Dichiarazione del 26 agosto 1789 affermava all'articolo 1 che «gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti», rovesciando in poche righe secoli di gerarchia per nascita.

I principi e l'eredità

La Rivoluzione Francese non fu soltanto una successione di eventi politici, ma una vera rottura culturale che mise al centro alcuni principi destinati a durare nel tempo. Il primo è quello di sovranità popolare: il potere non discende più dal re per volontà divina, ma appartiene alla nazione che lo esercita attraverso i suoi rappresentanti eletti. Il secondo è l'uguaglianza giuridica, per cui ogni cittadino è sottoposto alle stesse leggi e ha gli stessi diritti civili, indipendentemente dall'ordine di nascita. Il terzo è la libertà individuale, intesa come libertà di opinione, di stampa, di religione e di proprietà, ma anche come libertà economica, con l'abolizione delle corporazioni nel 1791. La rivoluzione introdusse inoltre il principio della divisione dei poteri, la laicità dello Stato, il servizio militare obbligatorio e una nuova idea di cittadinanza fondata sulla partecipazione. La sua eredità si vede nella diffusione delle costituzioni moderne, nello Stato di diritto e nei movimenti liberali e democratici che attraverseranno l'Ottocento europeo, dalle rivoluzioni del 1820 a quelle del 1848.

Ricorda

Piccolo esercizio attivo: sul quaderno costruisci una linea del tempo dal 1789 al 1799 e colloca almeno sei eventi (Stati Generali, presa della Bastiglia, Dichiarazione dei diritti, fuga di Varennes, proclamazione della Repubblica, esecuzione di Luigi XVI, Terrore, Termidoro, 18 brumaio), indicando accanto a ciascuno la fase di appartenenza.

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