La Rivoluzione Francese: dall'Antico Regime alla nascita del cittadino moderno

SpiegazioneLiceo · 4ªstoria

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La Rivoluzione Francese (1789-1799) è il momento in cui la società europea smette di pensarsi come un corpo di sudditi e comincia a pensarsi come un'unione di cittadini, titolari di diritti naturali e politici.

Introduzione: perché una rivoluzione proprio in Francia

Alla fine del Settecento la Francia di Luigi XVI è il regno più popoloso e ricco d'Europa, ma è anche quello con le contraddizioni più visibili tra ricchezza apparente e fragilità reale. Sotto la superficie scintillante di Versailles si nascondono un debito pubblico fuori controllo, una macchina fiscale ingiusta e una società rigidamente divisa in ordini. La parola d'ordine dei filosofi illuministi, che da decenni circola nei salotti e nelle stamperie clandestine, è ormai diventata patrimonio comune della borghesia colta. Quando, nell'estate del 1788, una grandinata distrugge i raccolti, il prezzo del pane schizza alle stelle e la fame diventa il detonatore che mette in moto tutto il resto. Non è la sola miseria a fare la rivoluzione: serve anche una classe dirigente alternativa, sicura di sé, capace di immaginare un mondo nuovo. La borghesia francese, arricchita dal commercio coloniale e dalle manifatture, possiede ormai questa coscienza politica e si sente pronta a chiedere il potere.

L'Antico Regime e la società per ordini

La società francese di fine Settecento è ancora organizzata secondo lo schema medievale dei tre ordini: clero, nobiltà e Terzo Stato. I primi due ordini, che insieme contano meno del 3% della popolazione, godono di privilegi fiscali, giuridici e onorifici che li separano nettamente dagli altri sudditi. Il clero, ad esempio, non paga le imposte ordinarie e versa al re soltanto un dono gratuito deciso dalle proprie assemblee. La nobiltà di spada, antica e guerriera, convive con la nobiltà di toga, acquisita comprando cariche giudiziarie, mentre il popolo lavora e paga per tutti. Un esempio concreto: un fittavolo della Beauce poteva versare al signore locale la taglia, alla Chiesa la decima e al re la gabella sul sale, vedendo sparire più della metà del proprio raccolto. Nelle città, un avvocato borghese poteva diventare ricchissimo ma non poteva mai sedere accanto a un nobile di campagna al teatro, perché la dignità sociale dipendeva dalla nascita e non dal merito.

Le cause profonde: economia, idee, crisi politica

Le cause della Rivoluzione non sono mai una sola e vanno cercate intrecciando piani diversi che si rafforzano a vicenda nel decennio precedente. Sul piano economico, il debito dello Stato è enorme, gonfiato dalle guerre contro l'Inghilterra e soprattutto dal sostegno militare alla rivoluzione americana. Sul piano sociale, la borghesia è esclusa dal potere politico nonostante controlli buona parte della ricchezza nazionale, mentre i contadini soffrono per i diritti feudali che gravano ancora sulle loro terre. Sul piano culturale, le idee illuministe di Montesquieu, Voltaire e Rousseau hanno demolito la legittimità del potere assoluto, sostituendola con i principi di sovranità popolare, separazione dei poteri e diritti naturali. Un esempio quotidiano della tensione si vede nelle botteghe di Parigi, dove gli artigiani leggono ad alta voce i pamphlet di Sieyès su "Che cos'è il Terzo Stato?". Un altro esempio sono i Cahiers de doléances, quaderni di lamentele che ogni parrocchia compila nella primavera del 1789 raccogliendo richieste concrete come l'abolizione della corvée stradale o la pubblicazione dei bilanci dello Stato.

Il 1789: dagli Stati Generali alla Dichiarazione dei Diritti

Il 5 maggio 1789 Luigi XVI convoca a Versailles gli Stati Generali, che non si riunivano dal 1614, sperando di ottenere nuove tasse e fermare la bancarotta. I deputati del Terzo Stato, però, rifiutano il voto per ordine, che li avrebbe sempre messi in minoranza, e chiedono il voto per testa, dove la loro superiorità numerica avrebbe garantito la riforma. Le tappe della svolta rivoluzionaria possono essere ricostruite in una sequenza precisa:

  1. Il 17 giugno il Terzo Stato si autoproclama Assemblea Nazionale, dichiarando di rappresentare la sovranità del popolo francese.
  2. Il 20 giugno, trovata chiusa la sala delle riunioni, i deputati giurano nella Sala della Pallacorda di non separarsi prima di aver dato una costituzione alla Francia.
  3. Il 14 luglio la folla parigina assalta la Bastiglia, simbolo della prigione arbitraria, dando alla rivolta una dimensione popolare e armata.
  4. Tra luglio e agosto la "Grande Paura" percorre le campagne, con i contadini che bruciano gli archivi feudali per cancellare i propri obblighi.
  5. Nella notte del 4 agosto l'Assemblea, sotto la pressione degli eventi, abolisce i privilegi feudali e proclama l'uguaglianza giuridica.

Il 26 agosto viene approvata la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, diciassette articoli che diventeranno la pietra di paragone del costituzionalismo moderno. Un esempio del suo impatto concreto è l'articolo primo, che afferma che gli uomini nascono e restano liberi e uguali nei diritti, mandando idealmente in soffitta secoli di sudditanza. Un altro esempio è l'articolo sesto, che definisce la legge come espressione della volontà generale, principio che ritroviamo oggi in tutte le costituzioni democratiche.

La monarchia costituzionale e la radicalizzazione

Tra il 1789 e il 1792 l'Assemblea Costituente cerca di trasformare la Francia in una monarchia costituzionale, modellata in parte sull'esempio inglese. Viene approvata la Costituzione del 1791, che divide i cittadini in attivi e passivi sulla base del censo, riservando il voto a chi paga un certo livello di imposte. Si vota anche la Costituzione civile del clero, che subordina la Chiesa allo Stato e impone ai sacerdoti il giuramento di fedeltà alla nazione. Questa misura spacca in due il paese, perché molti preti rifiutano di giurare e diventano il riferimento di una resistenza cattolica e monarchica, soprattutto in Vandea. Nel giugno 1791 Luigi XVI tenta la fuga verso Varennes per raggiungere le truppe controrivoluzionarie all'estero, ma viene riconosciuto e riportato a Parigi come prigioniero politico. Da quel momento la fiducia tra re e nazione è rotta: nell'aprile 1792 la Francia dichiara guerra all'Austria e nel settembre, dopo l'invasione delle Tuileries, viene proclamata la Prima Repubblica.

Il Terrore, la Convenzione e i giacobini

La Repubblica nasce in una situazione di guerra esterna e civile, con le potenze europee coalizzate contro Parigi e le rivolte interne in Vandea e nelle città federaliste. La Convenzione Nazionale, dominata prima dai girondini e poi dai montagnardi, processa Luigi XVI e lo condanna alla ghigliottina il 21 gennaio 1793. Per fronteggiare l'emergenza viene istituito il Comitato di salute pubblica, guidato da Robespierre, che governa con poteri eccezionali in nome della virtù repubblicana. La Legge dei sospetti del settembre 1793 permette di arrestare chiunque manifesti opinioni dubbie, dando inizio al periodo che gli storici chiamano il Terrore. In pochi mesi vengono ghigliottinati oltre 16.000 condannati ufficiali, tra cui la regina Maria Antonietta, i girondini, gli hébertisti e gli indulgenti come Danton. Un esempio dell'estremismo simbolico di quegli anni è l'introduzione del calendario rivoluzionario, che ribattezza i mesi con nomi tratti dalle stagioni e cancella le domeniche. Un altro esempio è il culto dell'Essere Supremo, religione civile pensata da Robespierre per sostituire il cristianesimo con una devozione alla ragione e alla patria.

Il Direttorio e l'eredità della Rivoluzione

Il 9 termidoro dell'anno II, cioè il 27 luglio 1794, Robespierre viene arrestato e ghigliottinato il giorno dopo, segnando la fine della fase giacobina. La nuova Costituzione dell'anno III istituisce il Direttorio, un governo collegiale di cinque membri pensato per evitare ogni ritorno alla concentrazione del potere. Il Direttorio si rivela però instabile, stretto tra il pericolo monarchico e quello giacobino, e finisce per appoggiarsi sempre più all'esercito e ai suoi generali vittoriosi. Il 18 brumaio dell'anno VIII, cioè il 9 novembre 1799, Napoleone Bonaparte compie un colpo di Stato e instaura il Consolato, chiudendo formalmente l'epoca rivoluzionaria. L'eredità della Rivoluzione, però, sopravvive ben oltre la sua conclusione politica e diventa il vocabolario stesso della modernità. I codici napoleonici, ad esempio, esportano in tutta Europa l'uguaglianza davanti alla legge e l'abolizione dei privilegi feudali, mentre le idee del 1789 alimenteranno tutti i movimenti liberali e democratici dell'Ottocento.

Curiosità e approfondimenti

Molti dettagli della Rivoluzione, apparentemente minori, ci aiutano a capire fino a che punto essa volesse rifondare la vita quotidiana e non solo le istituzioni. Il sistema metrico decimale, ad esempio, viene definito proprio in questi anni per sostituire le centinaia di unità di misura locali con una scala universale, razionale e uguale per tutti. Anche la divisione amministrativa in dipartimenti, ancora oggi alla base della geografia francese, nasce per spezzare i vecchi confini provinciali legati alle antiche fedeltà nobiliari. Sul piano linguistico, l'Assemblea promuove l'uso del francese contro i dialetti regionali, nella convinzione che una sola lingua rafforzi una sola nazione di cittadini liberi. Un esempio sorprendente di radicalismo è la legge del 1794 sull'abolizione della schiavitù nelle colonie, prima esperienza al mondo di emancipazione decretata dall'alto, anche se Napoleone la reintrodurrà nel 1802. Un altro esempio significativo è la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, scritta da Olympe de Gouges nel 1791, che mostra come la rivendicazione di uguaglianza si estendesse, almeno per alcuni spiriti lucidi, anche alle donne.

Ricorda

I punti chiave da fissare nella memoria sono i seguenti:

  1. La Rivoluzione Francese nasce dall'intreccio di crisi finanziaria, ingiustizia sociale e diffusione delle idee illuministe.
  2. La presa della Bastiglia (14 luglio 1789) e la Dichiarazione dei diritti (26 agosto 1789) sono le date simbolo dell'inizio.
  3. La fase costituzionale (1789-1792), quella repubblicana e del Terrore (1792-1794), il Direttorio (1795-1799) scandiscono il decennio.
  4. Il colpo di Stato del 18 brumaio 1799 porta Napoleone al potere e chiude la stagione rivoluzionaria.
  5. L'eredità principale è la cittadinanza moderna, fondata su uguaglianza giuridica, sovranità popolare e diritti dell'uomo.

Piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: scrivi un breve testo di dieci righe in cui immagini di essere un avvocato del Terzo Stato a Versailles il 17 giugno 1789. Spiega in prima persona perché hai deciso di unirti a chi proclama l'Assemblea Nazionale, citando almeno due cause sociali, una causa economica e un riferimento alle idee illuministe. Concludi indicando quale articolo della futura Dichiarazione dei diritti vorresti veder approvato per primo e perché.

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