Dopo la sconfitta di Napoleone nel 1815, le grandi potenze europee tentano di ricostruire l'ordine pre-rivoluzionario al Congresso di Vienna, ma le idee di libertà e nazione, diffuse dalla Rivoluzione francese, alimentano una lunga stagione di insurrezioni che attraversa l'Europa e l'Italia tra il 1820 e il 1848.
Il Congresso di Vienna e il sistema della Restaurazione
Tra il novembre 1814 e il giugno 1815 i rappresentanti delle potenze vincitrici si riuniscono a Vienna sotto la regia del cancelliere austriaco Metternich, con l'obiettivo dichiarato di cancellare l'eredità napoleonica e ripristinare i troni legittimi. I principi guida sono tre: la legittimità dinastica, che restituisce le corone alle famiglie regnanti prima del 1789; l'equilibrio fra le potenze, che evita nuove egemonie continentali; e la solidarietà fra i sovrani contro ogni movimento rivoluzionario. In Italia la penisola viene frammentata in sette stati: il Regno di Sardegna ampliato con Genova, il Lombardo-Veneto direttamente austriaco, i ducati di Parma, Modena e Toscana legati a Vienna da vincoli dinastici, lo Stato pontificio e il Regno delle Due Sicilie dei Borbone. Per garantire questo assetto nasce la Santa Alleanza, voluta dallo zar Alessandro I e sottoscritta dalle monarchie cattolica, ortodossa e protestante, mentre la Quadruplice Alleanza prevede congressi periodici per intervenire militarmente dove la quiete è minacciata. Tuttavia la Restaurazione non è un puro ritorno al passato: alcune conquiste napoleoniche, come il codice civile in Piemonte o l'amministrazione moderna nel Lombardo-Veneto, sopravvivono perché ormai indispensabili al funzionamento dello Stato. Contro questo ordine reagiscono le società segrete, soprattutto la Carboneria, organizzata in vendite, che recluta ufficiali, professionisti e borghesi desiderosi di costituzioni e libertà civili.
I moti risorgimentali dal 1820 al 1848
La prima ondata insurrezionale parte nel 1820 da Napoli, dove i carbonari guidati dal generale Pepe ottengono dal re Ferdinando I la concessione della costituzione di Cadice, presto revocata dall'intervento austriaco deciso al congresso di Lubiana. Nel 1821 il moto si propaga in Piemonte: gli studenti universitari e ufficiali come Santorre di Santarosa chiedono a Vittorio Emanuele I la costituzione e una guerra contro l'Austria, ma il reggente Carlo Alberto cede e gli austriaci schiacciano la rivolta a Novara. Una seconda ondata esplode nel 1830-1831, sull'onda della rivoluzione di luglio a Parigi: nei ducati di Modena e Parma e nelle Legazioni pontificie i moderati come Ciro Menotti sperano invano nell'appoggio del nuovo re francese Luigi Filippo. Il fallimento ripetuto delle congiure carbonare convince Giuseppe Mazzini, esule a Marsiglia, a fondare nel 1831 la Giovine Italia, un'associazione politica aperta che propone una repubblica unitaria fondata su tre parole d'ordine: Dio, Popolo, Patria. Accanto al programma democratico di Mazzini matura quello moderato dei neoguelfi di Vincenzo Gioberti, della confederazione di Cesare Balbo e del federalismo cattolico-liberale di Carlo Cattaneo. Tutte queste correnti confluiscono nella grande ondata del 1848, quando da Palermo l'insurrezione di gennaio costringe i sovrani italiani a concedere costituzioni, fino allo Statuto Albertino del 4 marzo che diventerà la base giuridica dell'Italia unita.
Ricorda
- La Restaurazione non cancella del tutto le riforme napoleoniche: si tratta di un compromesso fra legittimismo dinastico ed esigenze amministrative moderne, garantito dalla Santa Alleanza.
- I moti del 1820-21 e del 1830-31, guidati dalla Carboneria, falliscono per isolamento sociale e mancanza di coordinamento; insegnano a Mazzini la necessità di una proposta politica aperta e nazionale.
- Nel 1848 confluiscono e si confrontano quattro progetti di unità: repubblicano-unitario (Mazzini), neoguelfo (Gioberti), monarchico-confederale (Balbo) e federalista-repubblicano (Cattaneo).
Piccola verifica sul quaderno: disegna una tabella a due colonne. A sinistra elenca in ordine cronologico i moti del 1820, 1821, 1830-31 e 1848; a destra indica per ciascuno la regione coinvolta, il leader o protagonista principale e la causa specifica del fallimento o del successo. Confronta poi le quattro righe e scrivi in tre frasi quale lezione politica i patrioti traggono da ogni tornata insurrezionale.