L'Illuminismo e le riforme

SpiegazioneLiceo · 4ªstoria

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L'Illuminismo è il movimento culturale del Settecento che pone la ragione al centro della vita umana e spinge molti sovrani europei ad avviare profonde riforme dello Stato e della società.

Nel corso del XVIII secolo l'Europa attraversa una straordinaria stagione di rinnovamento intellettuale che parte dai salotti di Parigi e dai caffè di Londra. I filosofi propongono di applicare la ragione a ogni ambito dell'esistenza, dalla politica alla religione, dall'economia al diritto penale. Questa fiducia nella capacità umana di comprendere e migliorare il mondo si traduce in critiche taglienti contro i privilegi feudali, l'intolleranza religiosa e l'arbitrio dei sovrani. Allo stesso tempo, diversi monarchi del continente fanno proprie alcune di queste idee per modernizzare i loro regni. Si apre così una stagione di trasformazioni che prepara il terreno alle rivoluzioni di fine secolo.

Le idee fondamentali dei philosophes

L'Illuminismo nasce dalla convinzione che la ragione sia lo strumento capace di liberare l'uomo dai pregiudizi, dalle superstizioni e dalle tradizioni imposte senza giustificazione. Kant sintetizza questo spirito nella celebre formula sapere aude, ossia abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza senza dipendere dall'autorità altrui. I filosofi rivendicano la libertà di pensiero, di stampa e di coscienza, ritenendo che ogni dogma debba essere sottoposto al vaglio critico. Voltaire combatte l'intolleranza religiosa nel celebre caso Calas, in cui un protestante di Tolosa fu giustiziato ingiustamente nel 1762: il filosofo guida una campagna di opinione che porta alla riabilitazione postuma dell'imputato. Montesquieu elabora la teoria della separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario per impedire il dispotismo, mentre Rousseau fonda la legittimità politica sul contratto sociale e sulla volontà generale del popolo. Sul piano economico, i fisiocratici come Quesnay e il liberista Adam Smith sostengono il principio del laissez faire, cioè la libertà di mercato come motore della ricchezza nazionale.

Un ruolo centrale spetta all'Encyclopédie diretta da Diderot e d'Alembert, pubblicata tra il 1751 e il 1772 in diciassette volumi di testo e undici di tavole illustrate. L'opera vuole raccogliere e diffondere tutto il sapere umano in modo ordinato, laico e accessibile, sottraendolo al controllo della Chiesa e delle università tradizionali. Cesare Beccaria, con il trattato Dei delitti e delle pene del 1764, applica i principi illuministi al diritto penale: chiede l'abolizione della tortura, condanna la pena di morte e propone che le pene siano proporzionate, certe e tempestive. In Italia gli illuministi si riuniscono attorno alla rivista Il Caffè, fondata a Milano dai fratelli Verri, dove si discutono riforme economiche, fiscali e amministrative.

Il dispotismo illuminato e le riforme

Molti sovrani europei della seconda metà del Settecento adottano le idee illuministe non per amore della libertà, ma per rafforzare lo Stato attraverso riforme dall'alto: nasce così il dispotismo illuminato, in cui il monarca si presenta come primo servitore della nazione. Federico II di Prussia abolisce la tortura, promuove la tolleranza religiosa, codifica il diritto e potenzia l'istruzione, pur mantenendo intatto il proprio potere assoluto. Maria Teresa d'Austria e suo figlio Giuseppe II avviano una straordinaria opera riformatrice nei domini asburgici, che comprende il catasto teresiano, la riduzione dei privilegi della nobiltà e del clero, l'editto di tolleranza del 1781 e la patente sulla servitù della gleba. In Russia Caterina II convoca una commissione legislativa, fonda scuole e ospedali, ma il fallimento del progetto e la rivolta di Pugacëv del 1773-1774 la spingono a un atteggiamento più conservatore. In Portogallo il marchese di Pombal espelle i gesuiti e ricostruisce Lisbona dopo il terremoto del 1755 secondo criteri razionali. In Spagna Carlo III, prima della Sicilia e di Napoli e poi di Madrid, riorganizza l'amministrazione e limita l'inquisizione.

In Italia le riforme più incisive si realizzano nella Lombardia austriaca e nel Granducato di Toscana. A Milano Maria Teresa introduce il catasto teresiano, che ridistribuisce equamente il carico fiscale colpendo i beni ecclesiastici, e affida ad intellettuali come Pietro Verri il compito di razionalizzare l'amministrazione. In Toscana Pietro Leopoldo promulga nel 1786 il celebre Codice leopoldino, che abolisce per primo al mondo la pena di morte e la tortura, recependo le idee di Beccaria. Lo stesso sovrano sopprime corporazioni, liberalizza il commercio dei grani e riduce il potere temporale del clero, suscitando però le resistenze del clero più conservatore e di parte della popolazione legata alle tradizioni. Questi limiti mostrano la fragilità del modello: le riforme calate dall'alto incontrano la resistenza dei ceti privilegiati e raramente coinvolgono il popolo, preparando in modo contraddittorio la stagione rivoluzionaria.

Ricorda

Esercizio attivo sul quaderno: scegli due sovrani illuminati (uno fuori dall'Italia e uno italiano) e costruisci una tabella a tre colonne in cui indichi nome del sovrano, ambito della riforma (giuridico, economico, religioso, amministrativo) e una conseguenza concreta della riforma stessa, motivando in cinque righe perché secondo te quelle scelte rispondono o tradiscono i principi dei philosophes.

Riferimento curricolare

Scheda didattica rigenerata (prompt v2, §35 C-F4); allineata al curricolo del segmento.

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