L'Illuminismo è il movimento culturale che, nel Settecento, propose di usare la ragione come una lampada per illuminare ogni aspetto della vita umana, dalla politica all'economia, dalla religione all'educazione.
Un secolo che vuole "vederci chiaro"
Il XVIII secolo viene chiamato "secolo dei Lumi" perché un gruppo crescente di intellettuali europei si propose di liberare l'umanità dalle tenebre della superstizione, dell'ignoranza e del pregiudizio. Il filosofo tedesco Immanuel Kant lo definì come l'uscita dell'uomo da uno stato di minorità, cioè dall'incapacità di pensare con la propria testa senza la guida di altri. Il motto sapere aude, "abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza", divenne così la parola d'ordine di un'intera generazione di pensatori. Immagina un adolescente che, fino al giorno prima, accettava ogni regola di casa senza discutere e che, all'improvviso, comincia a chiedere il perché di ogni divieto: l'Europa illuminista visse un risveglio simile, ma su scala continentale. Le conversazioni nei salotti parigini, le riunioni nei caffè londinesi e i circoli letterari italiani diventarono palestre di discussione, dove ogni autorità tradizionale veniva sottoposta al tribunale della ragione. Non si trattava più di accettare la verità perché lo diceva un'autorità antica, ma di verificarla con l'esperienza e con la logica, come faceva la scienza dopo Galileo e Newton.
Le idee guida: ragione, natura, progresso
Gli illuministi condividevano alcune convinzioni fondamentali, che ritroviamo in autori molto diversi come Voltaire, Montesquieu, Diderot e Rousseau. La prima è la fiducia nella ragione come strumento universale, capace di analizzare ogni problema umano e di trovare soluzioni valide per tutti i popoli. La seconda è l'idea che esista una natura umana comune, dotata di diritti inviolabili come la libertà, la sicurezza e la proprietà, indipendenti dalle tradizioni locali. La terza è la convinzione che la storia possa progredire, cioè migliorare, se gli uomini accettano di farsi guidare dal sapere scientifico e dalla critica razionale. Pensiamo, per fare un paragone quotidiano, a quando si decide di organizzare meglio la propria stanza: si osserva ciò che non funziona, si immagina una soluzione e si interviene; gli illuministi volevano applicare questo metodo a interi Stati. Il loro nemico dichiarato era il fanatismo, cioè quell'atteggiamento che, in nome di una verità assoluta, giustifica la violenza contro chi pensa diversamente. Per questo Voltaire combatté con vigore l'intolleranza religiosa nel celebre Trattato sulla tolleranza, scritto dopo il processo ingiusto al protestante Jean Calas, condannato a morte a Tolosa nel 1762.
L'Enciclopedia e la circolazione delle idee
La grande impresa simbolo dell'Illuminismo francese fu l'Encyclopédie, diretta da Denis Diderot e da Jean-Baptiste d'Alembert e pubblicata, tra mille difficoltà, dal 1751 al 1772. Quest'opera, in ventotto volumi, voleva raccogliere e ordinare tutte le conoscenze umane, mostrando come ogni attività, perfino quella dell'artigiano, possedesse una propria dignità razionale. Le voci dedicate ai mestieri, accompagnate da splendide tavole illustrate, mettevano sullo stesso piano la filosofia e l'arte del fabbro, scardinando la vecchia gerarchia che disprezzava il lavoro manuale. Questa apertura provocò la censura della Chiesa cattolica e di alcuni governi, che videro nell'opera un attacco diretto all'ordine costituito. Per capire l'importanza dell'Enciclopedia possiamo pensare a quanto, oggi, sia stato rivoluzionario avere un'enciclopedia libera e collaborativa online: anche allora, mettere insieme il sapere e renderlo accessibile fu un gesto profondamente politico. I libri illuministi circolavano grazie a stampatori coraggiosi, spesso al di fuori dei confini francesi, e venivano letti nei salotti animati da donne colte come Madame du Deffand, vere registe della vita intellettuale del tempo.
Politica ed economia: dividere i poteri, liberare gli scambi
Gli illuministi non si limitarono a discutere idee astratte: proposero un nuovo modo di organizzare lo Stato e l'economia. Charles-Louis de Montesquieu, nello Spirito delle leggi del 1748, sostenne che, per evitare la tirannia, occorre dividere i tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario, affidandoli a organi distinti che si controllino a vicenda. Jean-Jacques Rousseau, nel Contratto sociale del 1762, propose invece l'idea della sovranità popolare, secondo cui le leggi sono legittime solo se nascono dalla volontà generale dei cittadini riuniti. Sul piano economico, i fisiocratici francesi, guidati da François Quesnay, affermarono che la vera ricchezza viene dalla terra, mentre lo scozzese Adam Smith, nella Ricchezza delle nazioni del 1776, sostenne che il libero mercato, retto dalla "mano invisibile" della concorrenza, produce benessere per tutti. In termini quotidiani, è come se in un'aula scolastica si chiedesse che a stabilire le regole, a farle rispettare e a giudicare le infrazioni fossero persone diverse, per evitare che un solo studente diventi padrone assoluto. Anche nel campo del diritto penale, il milanese Cesare Beccaria, nel celebre Dei delitti e delle pene del 1764, chiese l'abolizione della tortura e della pena di morte, sostenendo che le pene devono essere proporzionate, certe e utili a prevenire i reati, non a vendicarli.
I sovrani illuminati e le riforme nell'Europa del Settecento
Molte idee illuministe vennero accolte, almeno in parte, da alcuni monarchi che ne fecero strumento di modernizzazione dei loro Stati: nacque così il cosiddetto assolutismo illuminato, o riformatore. Federico II di Prussia abolì la tortura giudiziaria, promosse la tolleranza religiosa e si presentò come "primo servitore dello Stato", pur mantenendo intatto il proprio potere assoluto. Caterina II di Russia avviò una riforma dei codici e fondò scuole, mentre Giuseppe II d'Austria, fra il 1780 e il 1790, soppresse molti ordini monastici, dichiarò la tolleranza dei culti e cercò di alleggerire la servitù della gleba contadina. In Italia, nel Granducato di Toscana, Pietro Leopoldo emanò nel 1786 il primo codice europeo che aboliva la pena di morte e la tortura, traducendo in legge le tesi di Beccaria. Nella Lombardia austriaca, intellettuali come Pietro Verri e lo stesso Beccaria collaborarono con il governo asburgico per modernizzare il fisco e l'amministrazione, mostrando come un dialogo fra filosofi e sovrani fosse possibile. Tuttavia, queste riforme dall'alto rimasero spesso parziali: i privilegi della nobiltà e del clero non furono cancellati, e il popolo, soprattutto contadino, ne trasse benefici limitati, tanto che molte tensioni sociali sarebbero esplose con la Rivoluzione francese del 1789.
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- L'Illuminismo è il movimento culturale del Settecento che propone la ragione, la natura e il progresso come princìpi guida.
- L'Enciclopedia di Diderot e d'Alembert diffuse il nuovo sapere combattendo censura e pregiudizi.
- Montesquieu teorizzò la divisione dei poteri, Rousseau la sovranità popolare, Beccaria la riforma del diritto penale.
- I sovrani "illuminati" come Federico II, Giuseppe II e Pietro Leopoldo applicarono dall'alto alcune riforme, senza però abolire i privilegi.
- Esercizio attivo: sul quaderno, costruisci una tabella a tre colonne con i titoli "Autore", "Opera principale", "Idea fondamentale" e completala inserendo almeno cinque tra Voltaire, Montesquieu, Rousseau, Beccaria, Diderot, Smith; poi, in basso, scrivi un breve paragrafo (8-10 righe) in cui spieghi quale di queste idee ti sembra più attuale oggi e perché.