L'età di Carlo V

SpiegazioneLiceo · 3ªstoria

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Tra il 1519 e il 1556 Carlo V d'Asburgo governa un impero così vasto da essere definito quello su cui non tramonta mai il sole, ma proprio le sue dimensioni e le tensioni religiose ne segnano il fallimento.

Un impero ereditato e i suoi nemici

Carlo V nasce a Gand nel 1500 e raccoglie un'eredità senza precedenti grazie a una rete di matrimoni dinastici sapientemente intrecciati dai suoi nonni. Dal padre Filippo il Bello riceve i Paesi Bassi e la Borgogna, dalla madre Giovanna la Castiglia, l'Aragona, il Regno di Napoli, la Sicilia, la Sardegna e le immense colonie americane appena conquistate da Cortés e Pizarro. Dal nonno paterno Massimiliano d'Asburgo eredita i territori austriaci, e nel 1519, dopo una costosissima elezione finanziata dai banchieri Fugger, diventa anche imperatore del Sacro Romano Impero. Questo accumulo territoriale spaventa le altre potenze europee, perché rompe l'equilibrio costruito faticosamente nei decenni precedenti. Il sogno di Carlo è quello di una monarchia universale cristiana, capace di unire l'Europa sotto un'unica guida politica e religiosa. Contro questo progetto si schierano il re di Francia Francesco I, gli ottomani di Solimano il Magnifico e i principi tedeschi che aderiscono alla Riforma protestante.

Lo scontro con la Francia per il controllo dell'Italia si traduce in una lunga serie di guerre combattute soprattutto sul nostro territorio, già impoverito dalle precedenti calate straniere. La vittoria decisiva di Pavia nel 1525, in cui Francesco I viene catturato, sembra dare a Carlo la padronanza della penisola, ma la reazione franco-papale provoca il drammatico Sacco di Roma del 1527, quando i mercenari imperiali, in gran parte luterani e non pagati, devastano la città dei papi. Le guerre proseguono fino alla pace di Cateau-Cambrésis del 1559, firmata dopo l'abdicazione di Carlo, che sancisce l'egemonia spagnola sull'Italia per oltre un secolo e mezzo. Sul fronte orientale gli ottomani arrivano ad assediare Vienna nel 1529 e dominano il Mediterraneo, costringendo Carlo a una difesa costosissima delle coste e delle rotte commerciali. Un episodio concreto rende l'idea della pressione su più fronti: nel 1535 Carlo conquista personalmente Tunisi per colpire il corsaro Khayr al-Din Barbarossa, ma pochi anni dopo deve affrontare il fallimento dell'analoga spedizione contro Algeri del 1541, segno dei limiti militari del suo impero policentrico.

La Riforma, l'abdicazione e l'eredità

Il problema più grave per Carlo è però la diffusione della Riforma luterana, iniziata nel 1517 e rapidamente abbracciata da molti principi tedeschi per ragioni insieme religiose, politiche ed economiche. Alla Dieta di Worms del 1521 l'imperatore mette Lutero al bando dell'Impero, ma non riesce a impedire che il movimento si radichi, perché i suoi impegni militari in Italia e contro i turchi lo tengono lontano dalla Germania per anni. I principi protestanti si organizzano nella Lega di Smalcalda nel 1531, dando vita a un fronte armato che Carlo riesce a sconfiggere temporaneamente nella battaglia di Mühlberg del 1547. La vittoria però è effimera, perché una nuova ribellione dei principi, sostenuti questa volta dalla Francia cattolicissima, lo costringe alla resa politica. Con la pace di Augusta del 1555 viene riconosciuto il principio cuius regio, eius religio, che lascia a ogni principe la libertà di scegliere fra cattolicesimo e luteranesimo per il proprio territorio. È la fine concreta del sogno di una cristianità unita sotto un unico imperatore.

Stanco e malato di gotta, deluso dal fallimento del suo progetto universale, Carlo decide nel 1556 di abdicare e di ritirarsi nel monastero di Yuste, in Spagna, dove morirà nel 1558. La sua eredità viene divisa secondo un criterio geografico e politico ben preciso, perché ormai è chiaro che un solo uomo non può governare un dominio così esteso. Al figlio Filippo II vanno la Spagna, i Paesi Bassi, le colonie americane e i possedimenti italiani, dando origine al ramo spagnolo degli Asburgo e a un'egemonia che durerà fino al Seicento. Al fratello Ferdinando I vanno invece i territori austriaci e la corona imperiale, fondando il ramo austriaco che dominerà l'Europa centrale. Questa divisione segna la fine dell'idea medievale di Impero universale e l'inizio dell'epoca degli Stati nazionali sovrani, in cui la religione non sarà più un fattore di unità ma di profonda divisione. L'età di Carlo V chiude dunque il lungo autunno del Medioevo e apre la stagione moderna degli equilibri di potenza europei.

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