Carlo V d'Asburgo regnò su un impero così vasto che, secondo una celebre espressione, su di esso non tramontava mai il sole: dalla Spagna alle Fiandre, dall'Austria al Nuovo Mondo. La sua vita, dal 1500 al 1558, è la storia di un sogno politico ambizioso e, alla fine, irrealizzabile.
L'eredità di un impero senza precedenti
Carlo nacque a Gand, nelle Fiandre, nel 1500, e fu il frutto di una straordinaria politica matrimoniale che intrecciò quattro dinastie europee: gli Asburgo d'Austria, i Borgogna delle Fiandre, i Trastámara di Castiglia e d'Aragona. Dal nonno paterno Massimiliano d'Asburgo ereditò i territori austriaci e le pretese sul trono imperiale; dalla nonna paterna Maria di Borgogna ricevette i ricchi Paesi Bassi e la Franca Contea. Dai nonni materni, Ferdinando il Cattolico e Isabella di Castiglia, gli giunsero invece la Spagna unificata, il regno di Napoli, la Sicilia, la Sardegna e gli immensi territori americani conquistati dai conquistadores. Nel 1519, alla morte del nonno Massimiliano, riuscì a farsi eleggere imperatore del Sacro Romano Impero germanico, sconfiggendo i rivali Francesco I di Francia ed Enrico VIII d'Inghilterra grazie ai prestiti dei banchieri Fugger di Augusta. Per fare un esempio concreto, è come se oggi una sola persona ereditasse contemporaneamente il governo della Spagna, dell'Austria, del Belgio, dei Paesi Bassi, dell'Italia meridionale e di mezzo continente americano. Questa concentrazione di poteri faceva di Carlo il sovrano più potente d'Europa, ma anche il bersaglio di tutte le diffidenze, perché il sogno di una monarchia universale spaventava chiunque tenesse alla propria indipendenza.
Il progetto di monarchia universale e i suoi nemici
Carlo V coltivò l'idea di una monarchia cristiana universale, capace di unificare l'Europa sotto la guida dell'imperatore e del papa contro i nemici della fede, in particolare i Turchi ottomani. Questo progetto, però, si scontrò con tre ostacoli formidabili che lo perseguitarono per tutto il regno. Il primo fu la Francia dei Valois, guidata da Francesco I, che si sentiva accerchiata dai possedimenti asburgici a nord, a sud e a est, e che combatté contro Carlo le lunghe guerre d'Italia per il controllo del Ducato di Milano. Il secondo nemico furono i principi tedeschi protestanti, che approfittarono delle dottrine di Lutero per rivendicare maggiore autonomia dall'autorità imperiale. Il terzo avversario fu l'Impero ottomano di Solimano il Magnifico, che premeva sui confini orientali e nel 1529 arrivò ad assediare Vienna, capitale degli Asburgo. Pensiamo a un giocatore di scacchi costretto a difendere contemporaneamente quattro lati della scacchiera: ogni volta che concentrava le forze su un fronte, gli altri tre si indebolivano. Proprio questa dispersione di energie spiega perché il sogno di una monarchia universale fosse, fin dall'inizio, una scommessa molto difficile.
Le guerre d'Italia e il sacco di Roma
La rivalità tra Carlo V e Francesco I di Francia ebbe come terreno di scontro privilegiato la penisola italiana, divisa in piccoli Stati incapaci di resistere a una grande potenza straniera. Nel 1525 le truppe imperiali sconfissero clamorosamente i francesi nella battaglia di Pavia, catturando lo stesso re Francesco I, che fu portato prigioniero a Madrid e dovette firmare un trattato umiliante. Tuttavia, una volta liberato, Francesco rinnegò gli accordi e organizzò la Lega di Cognac insieme al papa Clemente VII, a Venezia, a Firenze e al ducato di Milano, per fermare lo strapotere imperiale. La reazione di Carlo fu durissima: nel maggio del 1527 i suoi lanzichenecchi, soldati mercenari tedeschi spesso di fede luterana, marciarono su Roma e la saccheggiarono per giorni, profanando chiese, uccidendo civili e umiliando lo stesso pontefice rifugiato a Castel Sant'Angelo. Il sacco di Roma segnò la fine del Rinascimento italiano e dimostrò quanto fosse cambiata la guerra: non più tornei cavallereschi, ma campagne devastanti condotte da eserciti professionali. Per capirne la portata, basti pensare che molti artisti e intellettuali fuggirono dalla città, disperdendo un patrimonio culturale costruito in oltre un secolo. Con la pace di Cambrai del 1529 e poi quella definitiva di Cateau-Cambrésis del 1559, la Francia rinunciò all'Italia, che divenne per oltre due secoli un'area di dominio asburgico.
La Riforma protestante e la frattura religiosa
Proprio mentre Carlo combatteva in Italia, la Germania veniva sconvolta dalla predicazione di Martin Lutero, che dal 1517 contestava la vendita delle indulgenze e la corruzione della Chiesa di Roma. Nel 1521, alla Dieta di Worms, Carlo convocò Lutero e gli chiese di ritrattare le sue tesi: di fronte al rifiuto del monaco, l'imperatore lo mise al bando, ma non riuscì a fermarne la diffusione del pensiero, protetto dal principe elettore di Sassonia. Negli anni successivi molti principi tedeschi e città libere aderirono al luteranesimo, formando nel 1531 la Lega di Smalcalda, un'alleanza politico-militare in difesa della nuova fede. Carlo cercò più volte di ricomporre la frattura, prima con la diplomazia, poi con le armi, sconfiggendo i protestanti nella battaglia di Mühlberg del 1547, ma senza riuscire a riconquistarli alla Chiesa cattolica. Alla fine, esausto e consapevole dell'impossibilità di una vittoria completa, fu costretto a firmare nel 1555 la pace di Augusta, che sanciva il principio cuius regio, eius religio: ogni principe poteva scegliere la religione del proprio territorio. Immaginiamo un padre che vorrebbe imporre a tutti i figli adulti la stessa professione, ma alla fine deve accettare che ciascuno scelga la propria strada: così Carlo dovette riconoscere che l'unità religiosa dell'Europa medievale era ormai infranta per sempre.
L'abdicazione e la divisione dell'impero
Nel 1556, stanco, malato di gotta e profondamente deluso dal fallimento del suo progetto universale, Carlo V compì un gesto raro nella storia europea: abdicò volontariamente e si ritirò nel monastero spagnolo di Yuste, in Estremadura, dove morì due anni dopo. Prima di lasciare il potere, divise il suo immenso patrimonio in due parti distinte, riconoscendo che nessun uomo avrebbe più potuto governarle insieme. Al figlio Filippo II andarono la Spagna, i possedimenti italiani, i Paesi Bassi e le colonie americane, dando vita al ramo spagnolo degli Asburgo che dominò il mondo per oltre un secolo. Al fratello Ferdinando I andarono invece i territori austriaci e la corona del Sacro Romano Impero, fondando il ramo austriaco che governò l'Europa centrale fino al 1918. Questa scelta segnò la nascita di un nuovo equilibrio europeo, fondato non più sull'idea medievale di un impero universale, ma sulla coesistenza di Stati sovrani, ciascuno geloso della propria indipendenza. Possiamo paragonare questa divisione a un'azienda familiare troppo grande per essere gestita da un solo amministratore: il fondatore, riconoscendo i propri limiti, preferisce separare i rami per garantirne la sopravvivenza.
Ricorda
I punti chiave dell'età di Carlo V sono i seguenti: l'imperatore raccolse per via ereditaria un impero immenso e composito; tentò di realizzare il sogno di una monarchia cristiana universale; si scontrò con la Francia, con i principi protestanti tedeschi e con l'Impero ottomano; non riuscì a impedire la frattura religiosa sancita dalla pace di Augusta del 1555; abdicò nel 1556 dividendo i suoi domini fra il figlio Filippo II e il fratello Ferdinando I. Ora svolgi sul quaderno questo esercizio di verifica attiva: costruisci una linea del tempo dal 1500 al 1558 collocando in ordine cronologico almeno otto eventi del regno di Carlo V e, accanto a ciascuno, scrivi in una sola frase perché quell'evento ha contribuito al successo o al fallimento del suo progetto politico. Confronta poi la tua linea del tempo con quella di un compagno e discutete insieme quale dei tre nemici (Francia, protestanti, Turchi) abbia pesato di più sulla decisione finale di abdicare.