Nel 476 d.C. un giovane imperatore venne deposto senza una grande battaglia: era la fine di un mondo durato mille anni. Eppure quella caduta fu il risultato di una crisi lunga e profonda, fatta di problemi economici, politici e militari intrecciati tra loro.
Un impero troppo grande da governare
Già nel III secolo l'Impero romano mostrava segni di profonda stanchezza, perché governare un territorio che andava dalla Britannia alla Mesopotamia era diventato impossibile per un solo uomo. Le frontiere, lunghe migliaia di chilometri, richiedevano eserciti costosi, mentre le notizie viaggiavano lentamente e una rivolta in Egitto poteva arrivare a Roma con settimane di ritardo. L'imperatore Diocleziano, salito al potere nel 284 d.C., capì che serviva una nuova organizzazione e divise il governo tra quattro persone, due Augusti e due Cesari, in quella che gli storici chiamano tetrarchia. Più tardi, nel 395 d.C., l'imperatore Teodosio divise definitivamente l'impero tra i suoi due figli: ad Arcadio toccò l'Oriente con capitale Costantinopoli, a Onorio l'Occidente con capitale Ravenna. Per capire le dimensioni del problema, possiamo pensare a un'azienda che apre filiali in cinquanta città diverse senza telefono né internet: prima o poi il direttore generale non riesce più a controllare nulla. Da quel momento le due parti dell'impero seguirono destini diversi e l'Occidente si trovò a dover affrontare da solo le pressioni più gravi.
La pressione dei popoli germanici
Lungo il confine settentrionale, segnato dai fiumi Reno e Danubio, vivevano da secoli popolazioni che i Romani chiamavano genericamente barbari, parola greca che indicava semplicemente chi non parlava latino o greco. Si trattava in realtà di molti popoli diversi: Visigoti, Ostrogoti, Vandali, Franchi, Burgundi, Alemanni, Angli, Sassoni, Longobardi e altri ancora, ciascuno con una propria lingua, religione e organizzazione sociale. Alcuni di questi popoli avevano rapporti pacifici con Roma, commerciavano bestiame e ambra, fornivano soldati all'esercito imperiale e a volte ricevevano terre da coltivare in cambio del servizio militare. Nel IV secolo, però, la situazione cambiò bruscamente: dalle steppe dell'Asia centrale arrivarono gli Unni, guerrieri nomadi a cavallo guidati più tardi dal terribile Attila, che spinsero i popoli germanici verso ovest in cerca di rifugio. Possiamo immaginare la scena come quando in una sala affollata si apre una sola porta di uscita: chi sta dietro spinge chi sta davanti, e tutti finiscono per riversarsi nella stanza vicina. Così i Visigoti chiesero asilo dentro i confini romani, ottennero il permesso di stabilirsi nei Balcani e nel 378 d.C. sconfissero l'esercito imperiale nella battaglia di Adrianopoli, dove morì lo stesso imperatore Valente.
La crisi economica e sociale
Mentre i confini diventavano sempre più fragili, all'interno dell'impero si sviluppava una grave crisi economica che indeboliva ogni capacità di reazione. Le guerre continue costringevano lo Stato ad aumentare le tasse, ma più tasse significavano meno denaro per i contadini, che abbandonavano i campi e si rifugiavano sotto la protezione dei grandi proprietari terrieri, diventando di fatto servi della gleba. Le città, un tempo vivaci centri di commercio e cultura, si svuotavano lentamente: i mercati ricevevano meno merci, gli artigiani trovavano meno clienti, le strade romane non venivano più manutenute con la cura di un tempo. Per pagare i soldati gli imperatori ricorrevano a una soluzione pericolosa, cioè diminuire la quantità d'argento contenuta nelle monete, provocando quella che oggi chiameremmo inflazione: con la stessa moneta si comprava sempre meno pane. Pensiamo a cosa succederebbe se in una città chiudessero progressivamente i supermercati, le scuole e gli ospedali, e i pochi negozi rimasti aumentassero ogni mese i prezzi: gli abitanti si trasferirebbero altrove e quel luogo si trasformerebbe in un paese fantasma. Qualcosa di simile accadde a molte città dell'Occidente, dove la popolazione diminuì sensibilmente e le campagne tornarono protagoniste della vita economica.
I grandi colpi del V secolo
Il V secolo fu segnato da una serie di eventi drammatici che colpirono l'Occidente come martellate sempre più forti. Nel 410 d.C. i Visigoti guidati da Alarico entrarono a Roma e saccheggiarono la città per tre giorni: era la prima volta in ottocento anni che un nemico straniero violava l'antica capitale, e la notizia scosse l'intero mondo romano, tanto che Sant'Agostino iniziò proprio allora a scrivere La città di Dio per spiegare il significato di quel disastro. Nel 455 d.C. fu la volta dei Vandali, che giunsero dall'Africa via mare guidati dal re Genserico e devastarono Roma per due settimane intere, portando via opere d'arte, tesori e migliaia di prigionieri. Nel frattempo gli Unni di Attila, soprannominato il flagello di Dio, devastavano la Gallia e l'Italia settentrionale, costringendo molti abitanti del Veneto a rifugiarsi nelle isole della laguna, dove sarebbe poi nata Venezia. Gli imperatori d'Occidente, ormai prigionieri della loro corte di Ravenna, erano spesso ragazzi inesperti manovrati da generali di origine germanica, come Stilicone, Ricimero e Oreste, che detenevano il vero potere militare. Per capire la situazione possiamo immaginare una grande casa colpita da continui terremoti: ogni scossa fa cadere un muro, poi un tetto, poi un'intera ala, finché restano solo macerie.
Il 476 e l'inizio del Medioevo
L'atto finale arrivò nel 476 d.C. con un episodio che sul momento sembrò quasi una normale deposizione, ma che la storia avrebbe ricordato come la fine di un'epoca. Il generale Odoacre, capo delle truppe germaniche stipendiate dall'impero, depose il giovane imperatore Romolo Augustolo, un ragazzino di forse quattordici anni che portava il nome ironico del fondatore di Roma e del primo imperatore insieme. Odoacre non si fece proclamare imperatore al suo posto, ma rispedì le insegne imperiali a Costantinopoli, dichiarando che bastava un solo imperatore romano e che lui avrebbe governato l'Italia come re per conto suo. L'Impero d'Oriente, intanto, sopravvisse benissimo: con la sua capitale ben difesa dalle Mura Teodosiane, una economia ancora vivace e un esercito riformato, continuò la sua storia per altri mille anni con il nome di Impero bizantino, fino alla caduta di Costantinopoli nel 1453 d.C. In Occidente nacquero i regni romano-barbarici, come quello degli Ostrogoti in Italia, dei Visigoti in Spagna, dei Franchi in Gallia e dei Vandali in Africa, ognuno con leggi e usanze proprie. Gli storici considerano convenzionalmente il 476 d.C. come l'inizio del Medioevo, anche se la trasformazione fu in realtà lenta e graduale, un po' come quando una stagione finisce: non c'è un giorno preciso in cui l'autunno diventa inverno, ma a un certo punto ci accorgiamo che il paesaggio è cambiato.
Ricorda
I punti chiave da fissare bene in mente sono questi:
- Nel 395 d.C. Teodosio divise l'impero tra Arcadio (Oriente, capitale Costantinopoli) e Onorio (Occidente, capitale Ravenna).
- La pressione degli Unni spinse i popoli germanici dentro i confini romani, provocando battaglie disastrose come Adrianopoli nel 378 d.C.
- Una grave crisi economica, fatta di tasse pesanti, inflazione e spopolamento delle città, indebolì l'Occidente dall'interno.
- Roma fu saccheggiata due volte nel V secolo: dai Visigoti di Alarico nel 410 e dai Vandali di Genserico nel 455.
- Nel 476 d.C. Odoacre depose Romolo Augustolo, ultimo imperatore d'Occidente: convenzionalmente questa data segna l'inizio del Medioevo.
- L'Impero d'Oriente sopravvisse come Impero bizantino fino al 1453 d.C.
Piccolo esercizio attivo da svolgere sul quaderno: disegna una linea del tempo orizzontale dal 284 d.C. al 1453 d.C. e colloca su di essa, con date e brevissime didascalie, almeno otto eventi tra quelli citati nella spiegazione (tetrarchia, divisione del 395, Adrianopoli, sacco del 410, sacco del 455, incursioni di Attila, 476, caduta di Costantinopoli). Poi, sotto la linea del tempo, scrivi tre frasi in cui spieghi perché secondo te l'Occidente cadde e l'Oriente no, citando almeno una causa economica, una militare e una geografica.