L'espansione di Roma nel Mediterraneo

SpiegazioneLiceo · 1ªstoria

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Tra il III e il II secolo a.C. Roma trasforma il Mediterraneo in un proprio spazio politico ed economico, passando da potenza regionale italica a dominatrice del mare nostrum.

Dopo aver completato la conquista della penisola italica nel 272 a.C. con la presa di Taranto, Roma si trova improvvisamente a confinare con realtà più ampie e ricche. Il Mediterraneo è allora un mosaico di potenze: Cartagine domina i commerci occidentali, mentre i regni ellenistici nati dalla disgregazione dell'impero di Alessandro Magno controllano l'Oriente. In meno di centocinquant'anni Roma riesce a piegare entrambi questi mondi, costruendo un sistema di province che le garantisce risorse, soldati e prestigio. Questo processo non è frutto di un piano prestabilito, ma di una serie di guerre concatenate in cui ogni vittoria spinge la città verso nuovi conflitti. Le conseguenze sono profondissime: cambia l'economia, cambia la società e cambiano le istituzioni stesse della Repubblica.

Le guerre puniche e lo scontro con Cartagine

Il primo grande avversario di Roma è Cartagine, città fenicia del Nord Africa che controlla la Sicilia occidentale, la Sardegna, la Corsica e parte della penisola iberica. La prima guerra punica (264-241 a.C.) scoppia per il possesso di Messina e costringe i Romani a costruire una flotta da zero, imitando una nave cartaginese arenata e inventando il corvo, un ponte d'arrembaggio che trasforma le battaglie navali in scontri di fanteria. Vinta la guerra, Roma ottiene la Sicilia, che diventa nel 241 a.C. la sua prima provincia, cioè un territorio governato da un magistrato romano e tassato annualmente. La seconda guerra punica (218-202 a.C.) è dominata dalla figura del generale cartaginese Annibale, che attraversa le Alpi con gli elefanti e infligge a Roma sconfitte terribili come quella di Canne nel 216 a.C. La svolta arriva con Publio Cornelio Scipione, che porta la guerra in Africa e vince a Zama nel 202 a.C., riducendo Cartagine a stato satellite. La terza guerra punica (149-146 a.C.) si conclude con la distruzione totale della città rivale, secondo il famoso slogan di Catone il Censore Carthago delenda est.

La conquista dell'Oriente ellenistico e le trasformazioni interne

Mentre combatte contro Cartagine, Roma interviene anche nel Mediterraneo orientale, dove i regni di Macedonia, Siria ed Egitto si contendono l'eredità di Alessandro Magno. Le guerre macedoniche (214-148 a.C.) portano alla sconfitta di Filippo V e poi di Perseo nella battaglia di Pidna (168 a.C.), trasformando la Macedonia in provincia nel 146 a.C., lo stesso anno della distruzione di Corinto e di Cartagine. La guerra contro Antioco III di Siria, vinta a Magnesia nel 190 a.C., consegna ai Romani il controllo dell'Asia Minore, mentre il regno di Pergamo viene ereditato pacificamente nel 133 a.C. Sul piano interno, l'arrivo di enormi ricchezze e di centinaia di migliaia di schiavi sconvolge la società: nascono i grandi latifundia coltivati da manodopera servile, i piccoli contadini si impoveriscono e si trasferiscono in città, ingrossando una plebe urbana scontenta. La nobiltà senatoria si arricchisce e si ellenizza, importando arte, letteratura e filosofia greche, ma cresce anche la corruzione e si acuiscono le tensioni che porteranno alle riforme dei Gracchi e alla crisi della Repubblica. Questo squilibrio mostra come la conquista militare abbia un prezzo politico altissimo, che Roma pagherà nel secolo successivo.

Ricorda

Piccolo esercizio attivo: sul tuo quaderno disegna una linea del tempo dal 264 al 133 a.C. e colloca in ordine cronologico questi sei eventi, scrivendo accanto a ciascuno una frase di spiegazione: prima guerra punica, battaglia di Canne, battaglia di Zama, battaglia di Pidna, distruzione di Cartagine e Corinto, eredità di Pergamo.

Riferimento curricolare

Scheda didattica rigenerata (prompt v2, §35 C-F4); allineata al curricolo del segmento.

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