Lo studio di funzione

SpiegazioneLiceo · 5ªmatematica

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Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

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Lo studio di funzione è il momento in cui tutta la matematica del quinto anno si riunisce: limiti, derivate, disequazioni e geometria analitica collaborano per disegnare il ritratto di una curva. Imparare questo procedimento significa imparare a leggere il comportamento di un fenomeno, non solo a calcolare un numero.

Perché studiare una funzione

In molte situazioni reali abbiamo una formula che lega due grandezze, ma non sappiamo come si comporti davvero quella relazione: cresce sempre, ha un massimo, si stabilizza? Pensiamo al costo medio di produzione di un'azienda al variare del numero di pezzi prodotti: la formula può essere complicata, ma ciò che interessa al manager è sapere dove il costo medio raggiunge il minimo. Lo studio di funzione serve proprio a tradurre una formula in un disegno parlante, che mostri a colpo d'occhio le informazioni rilevanti.

Il procedimento è una sequenza ordinata di passaggi che, applicati con metodo, conducono al grafico qualitativo della funzione. Non si tratta di disegnare la curva punto per punto, come si farebbe con una tabella di valori, ma di dedurre la sua forma dalle proprietà analitiche. Per esempio, sapere che la funzione non è definita in x=2, che tende a infinito avvicinandosi a quel valore e che si stabilizza intorno a y=3 per x molto grandi, è già sufficiente per immaginare la curva. Ogni passo del procedimento aggiunge un tassello a questo ritratto progressivo.

Dominio, simmetrie e intersezioni

Il primo passo è determinare l'insieme di definizione, cioè l'insieme dei valori di x per cui la formula ha senso. Si controllano i denominatori (che non devono annullarsi), gli argomenti delle radici di indice pari (non negativi), gli argomenti dei logaritmi (strettamente positivi) e quelli delle funzioni inverse come arcoseno e arcocoseno. Per esempio, la funzione f(x) = ln(x-1)/(x-3) ha dominio x>1 con x diverso da 3, cioè l'unione degli intervalli (1,3) e (3,+∞). Conoscere il dominio è la base indispensabile perché tutti i passi successivi si svolgono al suo interno.

Subito dopo si studiano le eventuali simmetrie: la funzione è pari se f(-x)=f(x) per ogni x del dominio, dispari se f(-x)=-f(x). Una funzione pari ha grafico simmetrico rispetto all'asse y, una dispari rispetto all'origine: riconoscerle dimezza il lavoro. Si calcolano poi le intersezioni con gli assi: ponendo x=0 si trova l'intersezione con l'asse y, ponendo y=0 si risolvono le equazioni che danno gli zeri. Infine si studia il segno della funzione, risolvendo la disequazione f(x)>0, perché conoscere dove la curva sta sopra o sotto l'asse x restringe enormemente lo spazio in cui il grafico può vivere.

Limiti e asintoti

Il passo successivo è calcolare i limiti della funzione agli estremi del dominio: agli infiniti (se il dominio è illimitato) e nei punti di frontiera che non appartengono al dominio. Se un limite per x che tende a un valore finito x₀ è infinito, allora la retta x=x₀ è un asintoto verticale: la curva si avvicina indefinitamente a quella retta senza toccarla. Per esempio, la funzione f(x)=1/(x-2) ha asintoto verticale x=2 perché i limiti destro e sinistro in 2 sono +∞ e -∞ rispettivamente. Gli asintoti verticali sono come muri invisibili che la curva sfiora ma non oltrepassa.

Se invece il limite per x che tende a ±∞ è un valore finito L, allora la retta y=L è un asintoto orizzontale. Quando questo limite è infinito, si indaga la possibile presenza di un asintoto obliquo y=mx+q, calcolando m come limite di f(x)/x e q come limite di f(x)-mx, entrambi per x che tende a infinito. Se entrambi i limiti esistono finiti e m è diverso da zero, l'asintoto obliquo esiste. Un esempio classico è f(x)=(x²+1)/x, che per x grande si comporta come y=x, perché 1/x diventa trascurabile.

Derivata prima: crescenza, decrescenza ed estremi

La derivata prima f'(x) misura la pendenza della retta tangente al grafico in ogni punto, cioè la velocità di variazione della funzione. Studiarne il segno è il modo più potente per capire dove la funzione cresce e dove decresce: se f'(x)>0 in un intervallo, la funzione è crescente in quell'intervallo; se f'(x)<0, è decrescente. I punti in cui f'(x)=0 oppure f' non esiste sono candidati a essere massimi o minimi relativi, e si classificano osservando il cambio di segno della derivata. Pensiamo a un'auto che percorre una salita seguita da una discesa: nel punto più alto la velocità verticale si annulla, e questo è il vertice del percorso.

Non tutti i punti con derivata nulla sono massimi o minimi: se la derivata si annulla senza cambiare segno, si è davanti a un flesso a tangente orizzontale, come accade in x=0 per la funzione f(x)=x³. Esistono anche punti in cui la derivata non esiste, come gli spigoli (punti angolosi), le cuspidi o i flessi a tangente verticale: si riconoscono studiando i limiti destro e sinistro del rapporto incrementale, che danno valori finiti diversi, infiniti opposti o infiniti uguali. Riconoscere questi punti non regolari arricchisce molto il grafico e rivela il comportamento locale fine della funzione.

Derivata seconda, concavità e flessi

La derivata seconda f''(x) fornisce informazioni sulla curvatura del grafico: se f''(x)>0 la funzione è convessa (a forma di tazza che contiene acqua), se f''(x)<0 è concava (a forma di tazza rovesciata). I punti in cui la concavità cambia segno si chiamano flessi e corrispondono ai cambiamenti della forma della curva. Per esempio, la funzione f(x)=x³ ha derivata seconda 6x, che è negativa per x<0 e positiva per x>0: il punto x=0 è dunque un flesso, dove la curva passa da concava a convessa. Riconoscere la concavità rende il grafico molto più realistico rispetto a una semplice spezzata che congiunge i punti notevoli.

La derivata seconda offre anche un criterio comodo per classificare gli estremi: se in un punto x₀ si ha f'(x₀)=0 e f''(x₀)>0, allora x₀ è un minimo relativo; se f''(x₀)<0 è un massimo relativo. Quando anche la derivata seconda si annulla, occorre tornare al metodo dello studio del segno della derivata prima. Tutte queste informazioni, raccolte con ordine in una tabella di sintesi, permettono infine di tracciare il grafico qualitativo, posizionando con cura intersezioni, asintoti, estremi e flessi e raccordando i tratti con la concavità corretta. Il disegno che ne risulta è una sintesi visiva di tutto lo studio.

Ricorda

Piccolo esercizio di verifica (sul quaderno): considera la funzione f(x) = (x²-4)/(x-1). Determina dominio, intersezioni con gli assi e segno. Calcola i limiti agli estremi del dominio e verifica che esiste un asintoto verticale e un asintoto obliquo, scrivendone le equazioni. Studia poi il segno della derivata prima e individua eventuali massimi o minimi relativi. Infine, traccia un grafico qualitativo che rispetti tutte le informazioni trovate.

Riferimento curricolare

Scheda didattica (bozza auto-generata) sull'obiettivo ob.liceo-scienze-umane.matematica.cl5.relazioni-funzioni.01 — Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento per i licei. Da revisionare.

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