Le equazioni di secondo grado

SpiegazioneLiceo · 2ªmatematica

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Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

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Una equazione di secondo grado è una uguaglianza in cui l'incognita compare elevata al quadrato; la sua forma generale è ax² + bx + c = 0 e si risolve con la formula risolutiva, che fornisce fino a due soluzioni reali.

Che cos'è una equazione di secondo grado

Una equazione si dice di secondo grado quando, dopo averla ridotta in forma normale, contiene l'incognita x elevata al quadrato e non a potenze superiori. La forma generale, detta anche forma canonica, è ax² + bx + c = 0, dove a, b, c sono numeri reali e a deve essere diverso da zero. Se a fosse zero l'equazione diventerebbe lineare e perderebbe il suo carattere quadratico, quindi la condizione a ≠ 0 è fondamentale e va sempre verificata prima di iniziare. Il numero a si chiama coefficiente del termine di secondo grado, b è il coefficiente del termine di primo grado e c è il termine noto, cioè la parte numerica senza incognita. Riconoscere queste tre lettere nella propria equazione è il primo passo: senza una identificazione corretta non si può applicare alcun metodo risolutivo. Per esempio, in 2x² − 5x + 3 = 0 abbiamo a = 2, b = −5 e c = 3, mentre in x² + 4x = 0 i coefficienti sono a = 1, b = 4 e c = 0.

Un altro esempio quotidiano è il calcolo dell'area di un rettangolo di cui conosciamo perimetro e superficie: se chiamiamo x la base, l'altezza diventa una espressione che contiene x, e moltiplicandole otteniamo proprio una equazione di secondo grado. Una situazione analoga capita quando si lancia un sasso verso l'alto: la quota raggiunta nel tempo dipende dal quadrato del tempo trascorso, e domandarsi quando il sasso tocca il suolo significa risolvere proprio una equazione del tipo che stiamo studiando.

Le equazioni incomplete

Quando uno dei coefficienti b o c è uguale a zero l'equazione si dice incompleta e può essere risolta con metodi più rapidi della formula generale, sfruttando proprietà algebriche elementari. Se manca il termine noto, cioè c = 0, l'equazione assume la forma ax² + bx = 0 e si risolve mettendo in evidenza la x, ottenendo x(ax + b) = 0; per la legge di annullamento del prodotto una soluzione è x = 0 e l'altra è x = −b/a. Se invece manca il termine di primo grado, cioè b = 0, l'equazione diventa ax² + c = 0, da cui si ricava x² = −c/a e, se il secondo membro è positivo, le soluzioni sono opposte: x = ±√(−c/a). Quando mancano entrambi i termini intermedi resta solo ax² = 0, che ha l'unica soluzione doppia x = 0, semplice ma istruttiva.

Per esempio, l'equazione 3x² − 12x = 0 si scompone subito in 3x(x − 4) = 0, che dà x = 0 oppure x = 4, senza bisogno di calcoli più lunghi. Allo stesso modo 2x² − 50 = 0 diventa x² = 25 e quindi x = ±5, due valori che potrebbero rappresentare la lunghezza del lato di un quadrato di area 25 confrontato con il suo opposto.

La formula risolutiva

Quando l'equazione è completa, cioè quando a, b e c sono tutti diversi da zero, occorre ricorrere alla formula risolutiva, che fornisce direttamente le soluzioni in funzione dei tre coefficienti. La formula si scrive x = (−b ± √(b² − 4ac)) / (2a) e va imparata a memoria perché è lo strumento principale di tutto il capitolo. Il simbolo ± indica che esistono due possibili soluzioni, una con il segno più e una con il segno meno davanti alla radice quadrata. La quantità sotto la radice, cioè b² − 4ac, ha un nome speciale, discriminante, e si indica con la lettera greca Δ, perciò la formula può anche essere scritta come x = (−b ± √Δ) / (2a).

Applichiamo la formula a x² − 5x + 6 = 0, dove a = 1, b = −5 e c = 6: il discriminante vale 25 − 24 = 1, la sua radice è 1, e quindi x = (5 ± 1)/2, ottenendo x = 3 oppure x = 2. Un secondo esempio è 2x² + 3x − 2 = 0: il discriminante è 9 + 16 = 25, la sua radice è 5 e le soluzioni sono x = (−3 + 5)/4 = 1/2 e x = (−3 − 5)/4 = −2.

Il discriminante e il numero di soluzioni

Il valore del discriminante Δ = b² − 4ac decide quante soluzioni reali ha l'equazione e fornisce informazioni importanti senza bisogno di completare il calcolo. Se Δ è positivo l'equazione ha due soluzioni reali e distinte, perché la radice quadrata di un numero positivo è un numero reale che, combinato con il segno ±, produce due valori diversi. Se Δ è nullo l'equazione ha una sola soluzione, detta soluzione doppia o coincidente, perché il segno ± davanti allo zero non cambia il risultato. Se Δ è negativo l'equazione non ammette soluzioni reali, perché nei numeri reali non esiste la radice quadrata di un numero negativo, e in classe seconda ci si ferma a questa conclusione.

Per esempio, l'equazione x² − 6x + 9 = 0 ha Δ = 36 − 36 = 0 e fornisce la sola soluzione x = 3, che corrisponde geometricamente al quadrato perfetto (x − 3)² = 0. Invece x² + x + 1 = 0 ha Δ = 1 − 4 = −3, valore negativo, e quindi non ammette soluzioni reali: nessun numero reale, elevato al quadrato e sommato a se stesso e a uno, può dare zero.

Le relazioni tra coefficienti e soluzioni

Una proprietà molto elegante e utile riguarda il legame tra le soluzioni x₁ e x₂ di una equazione di secondo grado e i suoi coefficienti, ed è nota come formule di Viète. La somma delle due soluzioni è uguale a −b/a, mentre il loro prodotto è uguale a c/a, e queste due uguaglianze permettono spesso di trovare le soluzioni a mente quando i numeri sono semplici. Se l'equazione è già nella forma x² + sx + p = 0, con coefficiente di x² uguale a uno, la somma delle soluzioni è −s e il prodotto è p, una versione ancora più snella delle stesse formule. Questo metodo è chiamato anche scomposizione del trinomio, perché permette di scrivere x² + sx + p come (x − x₁)(x − x₂) quando si riconoscono due numeri con somma e prodotto giusti.

Per esempio, in x² − 7x + 12 = 0 cerchiamo due numeri la cui somma sia 7 e il cui prodotto sia 12, e troviamo subito 3 e 4, che sono le soluzioni. Un altro esempio è x² + x − 6 = 0, dove cerchiamo due numeri con somma −1 e prodotto −6: sono −3 e 2, e in pochi secondi abbiamo risolto l'equazione senza scomodare la formula.

Problemi che si risolvono con una equazione di secondo grado

Molti problemi della vita quotidiana e della geometria si traducono in equazioni di secondo grado, e imparare a riconoscerli è una competenza fondamentale di questa parte del programma. Il procedimento generale prevede sei passi ordinati che conviene rispettare con cura per non perdersi.

  1. Leggere il testo e individuare la grandezza incognita, chiamandola x.
  2. Esprimere le altre grandezze del problema in funzione di x.
  3. Tradurre le condizioni del testo in una uguaglianza.
  4. Portare l'equazione nella forma ax² + bx + c = 0.
  5. Risolvere l'equazione con la formula o con i metodi delle equazioni incomplete.
  6. Verificare che le soluzioni siano accettabili nel contesto del problema.

Per esempio, se cerchiamo due numeri naturali consecutivi il cui prodotto sia 156, chiamando il primo x scriviamo x(x + 1) = 156, cioè x² + x − 156 = 0, le cui soluzioni sono 12 e −13; accettiamo solo 12, e l'altro numero è 13. Un secondo esempio è un rettangolo con perimetro 40 cm e area 96 cm²: detta x la base, l'altezza è 20 − x e si scrive x(20 − x) = 96, da cui x² − 20x + 96 = 0, con soluzioni 12 e 8, entrambe accettabili e che rappresentano le due dimensioni del rettangolo.

Un approfondimento sulla scomposizione del trinomio

La formula risolutiva è importante anche perché permette di scomporre ogni trinomio di secondo grado in fattori di primo grado, collegando il calcolo letterale e lo studio delle equazioni in modo profondo. Se l'equazione ax² + bx + c = 0 ha soluzioni x₁ e x₂, allora vale l'identità ax² + bx + c = a(x − x₁)(x − x₂), e questa scomposizione è utile per semplificare frazioni algebriche, risolvere disequazioni e studiare grafici di funzioni nel triennio. Se invece il discriminante è negativo il trinomio non è scomponibile nell'insieme dei numeri reali, e questa è una informazione importante quando si lavora con le frazioni algebriche o si cerca di semplificare una espressione.

Per esempio, 2x² − 6x + 4 ha soluzioni x = 1 e x = 2, quindi si scompone come 2(x − 1)(x − 2), una forma molto più maneggevole della scrittura originale. Anche x² − 9 si scompone come (x − 3)(x + 3), perché le soluzioni di x² − 9 = 0 sono 3 e −3, ed è infatti la classica differenza di quadrati che già conosciamo da prima.

Ricorda

I punti chiave da fissare con cura sono questi:

  1. Una equazione è di secondo grado se contiene x² ed è nella forma ax² + bx + c = 0 con a ≠ 0.
  2. Se b = 0 oppure c = 0 l'equazione è incompleta e si risolve con metodi rapidi senza usare la formula generale.
  3. La formula risolutiva è x = (−b ± √(b² − 4ac)) / (2a) e va sempre saputa a memoria.
  4. Il discriminante Δ = b² − 4ac stabilisce il numero di soluzioni: due se Δ > 0, una doppia se Δ = 0, nessuna reale se Δ < 0.
  5. La somma delle soluzioni è −b/a e il loro prodotto è c/a, formule utilissime per i controlli e per la scomposizione.

Piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: risolvi l'equazione x² − 8x + 15 = 0 in due modi diversi, prima con la formula risolutiva e poi cercando due numeri con somma 8 e prodotto 15; poi calcola somma e prodotto delle soluzioni trovate e verifica che coincidano con −b/a e c/a. Infine, scomponi il trinomio x² − 8x + 15 nel prodotto di due fattori di primo grado usando le soluzioni ottenute.

Riferimento curricolare

Scheda didattica (bozza auto-generata) sull'obiettivo ob.tecnico-turismo.matematica.cl1.relazioni-funzioni.01 — Riordino degli istituti tecnici. Da revisionare.

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