Pascoli e D'Annunzio sono i due grandi protagonisti del Decadentismo italiano: entrambi rompono con la tradizione positivista e ottocentesca, ma lo fanno con poetiche opposte, una intimista e simbolica, l'altra estetizzante e superomistica.
La poetica del fanciullino in Pascoli
Giovanni Pascoli, nato a San Mauro di Romagna nel 1855, elabora una visione della poesia che trova la sua formulazione teorica nel saggio Il fanciullino del 1897, dove sostiene che dentro ogni uomo vive un bambino capace di stupirsi davanti alle piccole cose. Il poeta è colui che sa ancora dare voce a questo fanciullino, cogliendo nelle realtà più umili e quotidiane un significato nascosto e quasi sacro. Da questa concezione deriva una poesia fatta di dettagli minimi, di nomi precisi di fiori, uccelli, oggetti rurali, in cui il simbolo affiora dalla cosa stessa senza bisogno di costruzioni allegoriche complesse. Il linguaggio pascoliano mescola tre registri diversi: quello aulico della tradizione classica, quello dialettale e popolare, e quello onomatopeico e pregrammaticale, capace di imitare i suoni della natura. La metrica appare regolare in superficie, ma è frantumata internamente da pause, ellissi e fonosimbolismi che creano un ritmo nervoso e suggestivo. Un esempio limpido si trova nella poesia X Agosto, dove la morte del padre assassinato si intreccia con quella di una rondine uccisa al ritorno al nido, e l'evento privato diventa simbolo del male universale che ferisce il mondo intero.
L'estetismo e il superuomo in D'Annunzio
Gabriele D'Annunzio, nato a Pescara nel 1863, costruisce una poetica radicalmente diversa, fondata sul culto della bellezza, sul vitalismo sensuale e sull'esaltazione di una vita eccezionale vissuta come opera d'arte. Nella sua prima stagione, soprattutto nel romanzo Il piacere del 1889, domina l'estetismo: il protagonista Andrea Sperelli incarna la figura del dandy raffinato che fa della propria esistenza un capolavoro, immerso in interni preziosi, ossessionato dalla forma e dalla parola rara. In una seconda fase, sotto l'influenza della filosofia di Nietzsche, D'Annunzio elabora il mito del superuomo, un individuo eccezionale che si pone al di sopra della morale comune e rivendica per sé il diritto al dominio, alla guerra e alla bellezza assoluta. Questo mito attraversa romanzi come Le vergini delle rocce e trionfa nella raccolta poetica Alcyone del 1903, dove il poeta vive un'estate panica fondendosi con la natura mediterranea fino a trasformarsi egli stesso in elemento naturale, come avviene nella celebre lirica La pioggia nel pineto. Sul piano formale D'Annunzio padroneggia un lessico ricchissimo, una sintassi musicale e versi lunghi e fluidi che mirano a sedurre il lettore attraverso la pura potenza sonora delle parole.
Ricorda
- Pascoli e D'Annunzio condividono il clima decadente, ma scelgono direzioni opposte: l'umile e il simbolico nelle piccole cose il primo, il sublime estetico e il superomismo il secondo.
- Il fanciullino è la chiave teorica della poesia pascoliana, mentre estetismo e superuomo sono i due pilastri dell'opera dannunziana.
- Verifica attiva sul quaderno: scrivi due colonne, una intitolata Pascoli e una D'Annunzio, e distribuisci correttamente almeno otto elementi tra i seguenti: nido, superuomo, fanciullino, panismo, Myricae, Alcyone, fonosimbolismo, Andrea Sperelli, X Agosto, La pioggia nel pineto.