Pascoli e D'Annunzio sono i due grandi protagonisti del Decadentismo italiano: condividono il rifiuto del Positivismo e una nuova sensibilità simbolica, ma incarnano due figure di poeta opposte, l'intimista del nido e il vate superuomo.
Il contesto storico-culturale del Decadentismo
A cavallo tra Ottocento e Novecento la fiducia positivistica nel progresso scientifico entra in una profonda crisi, sotto la pressione di nuove filosofie come quelle di Nietzsche, Bergson e Schopenhauer. La razionalità non basta più a spiegare il mondo, e gli intellettuali europei avvertono che la realtà nasconde un mistero che la scienza non riesce a penetrare. Il Decadentismo italiano, che si afferma tra il 1880 e il 1910, raccoglie l'eredità del Simbolismo francese di Baudelaire, Verlaine e Rimbaud, accogliendone le tecniche dell'analogia e della suggestione musicale. Un primo esempio concreto di questo cambiamento si osserva nella diffusione delle riviste letterarie come «Il Convito» di Adolfo De Bosis, che proponevano una poesia rarefatta, lontana dal pubblico di massa. Un secondo esempio è il successo dei romanzi psicologici, dove l'analisi interiore sostituisce la trama d'azione tipica del romanzo verista. In questo clima, Pascoli e D'Annunzio elaborano due risposte diverse ma complementari alla crisi dell'uomo moderno.
Giovanni Pascoli: la biografia come destino
La vita di Pascoli, nato a San Mauro di Romagna nel 1855, è segnata da una tragedia familiare che condizionerà tutta la sua poesia. Il 10 agosto 1867 il padre Ruggero viene assassinato mentre torna a casa con la cavalla storna, e l'omicidio resta impunito; negli anni successivi muoiono anche la madre, una sorella e due fratelli. Da questa esperienza nasce il celebre mito del «nido», luogo protetto degli affetti familiari che il poeta tenterà di ricostruire per tutta la vita, prima con le sorelle Ida e Maria e poi nelle case di Castelvecchio. Pascoli diventa professore universitario, succedendo a Carducci sulla cattedra di Bologna, e conduce un'esistenza apparentemente regolare. Un primo esempio della trasposizione poetica del trauma è la poesia «X Agosto», dove la morte del padre si fonde con il pianto cosmico delle stelle cadenti di San Lorenzo. Un secondo esempio è il discorso «La grande proletaria si è mossa», pronunciato nel 1911 in occasione della guerra di Libia, che mostra il volto nazionalista di un poeta apparentemente solo intimista.
La poetica del fanciullino e lo stile pascoliano
Nel 1897 Pascoli pubblica sulla rivista «Il Marzocco» il saggio «Il fanciullino», in cui espone la sua visione del poeta come bambino interiore che sopravvive nell'adulto e sa stupirsi davanti alle cose minime. Il poeta-fanciullino non spiega la realtà razionalmente, ma la nomina con parole nuove e percepisce le analogie segrete fra le cose, cogliendo il mistero che si nasconde dietro l'apparenza quotidiana. Lo stile pascoliano realizza concretamente questa poetica attraverso una rivoluzione del linguaggio: convivono il lessico pre-grammaticale delle onomatopee (chiù, vitt, tin tin), quello grammaticale dell'uso comune e quello post-grammaticale dei tecnicismi botanici e dialettali. Un primo esempio è la poesia «L'assiuolo», costruita sull'onomatopea ripetuta «chiù» che imita il verso del rapace notturno e crea un'inquietudine indefinita. Un secondo esempio è «Il gelsomino notturno», dove i nomi precisi dei fiori (gelsomino, viola) e i verbi sensoriali costruiscono un'atmosfera simbolica legata alla notte delle nozze dell'amico Briganti. La sintassi è frammentata, paratattica, ricca di sospensioni e di punteggiatura espressiva, mentre la metrica tradizionale viene piegata a esiti sperimentali.
Le raccolte poetiche di Pascoli
La produzione poetica pascoliana si organizza in alcune raccolte fondamentali che ne mostrano l'evoluzione. «Myricae», pubblicata nel 1891 e poi accresciuta in più edizioni, prende il titolo da un verso di Virgilio («arbusta iuvant humilesque myricae») e propone una poesia delle piccole cose campestri, in cui il paesaggio diventa specchio di stati d'animo simbolici. I «Canti di Castelvecchio» del 1903 approfondiscono il rapporto con la natura e con i morti, mentre i «Poemetti», suddivisi in «Primi» e «Nuovi», raccontano la vita contadina con un respiro narrativo più ampio, come nel celebre «Italy» dedicato all'emigrazione. I «Poemi conviviali» del 1904 affrontano invece temi classici, da Ulisse ad Alessandro Magno, riletti con sensibilità decadente. Un primo esempio di questa varietà è la poesia «Lavandare» di «Myricae», un madrigale che in pochi versi costruisce, attraverso l'aratro abbandonato nel campo, il simbolo della solitudine dell'innamorata. Un secondo esempio è «La digitale purpurea» dei «Poemetti», dove il fiore velenoso allude al desiderio sessuale percepito come pericolo dalle due fanciulle Maria e Rachele.
Gabriele D'Annunzio: la vita come opera d'arte
Nato a Pescara nel 1863, Gabriele D'Annunzio costruisce la propria biografia come un'opera d'arte totale, in cui non si distinguono la creazione letteraria e l'azione pubblica. Già adolescente si fa notare con la raccolta «Primo vere» del 1879, e ben presto si trasferisce a Roma dove conduce una vita mondana fra giornalismo, amori scandalosi e debiti colossali. Frequenta il salotto della contessa Maria Hardouin di Gallese, che sposa nel 1883, ma intraprende numerose relazioni celebri, fra cui quella con l'attrice Eleonora Duse. Negli anni della «Bella Epoque» abita la villa «La Capponcina» in Toscana, dove vive circondato da levrieri, oggetti preziosi e tappezzerie rare, finché i creditori non lo costringono nel 1910 alla fuga in Francia. Un primo esempio del suo culto della vita estetica è la partecipazione, nel 1909, al volo in aeroplano con Mario Calderara, che ispirerà il romanzo «Forse che sì forse che no». Un secondo esempio è l'impresa di Fiume del 1919, quando occupa la città dalmata con un corpo di volontari per protestare contro la «vittoria mutilata», anticipando alcuni elementi della liturgia fascista pur senza identificarsi con il regime.
L'estetismo, il superuomo e i romanzi dannunziani
La parabola intellettuale di D'Annunzio attraversa tre fasi principali, segnate da diverse influenze filosofiche. La prima è l'estetismo, modellato sui maestri francesi e inglesi come Huysmans e Wilde, e incarnato nel romanzo «Il piacere» del 1889, dove il protagonista Andrea Sperelli vive secondo il principio «bisogna fare la propria vita come si fa un'opera d'arte». La seconda fase è quella del superomismo nietzschiano, in cui il poeta interpreta a modo suo l'idea dell'oltreuomo, trasformandola in una glorificazione dell'eroe aristocratico che si pone al di sopra della morale borghese. I romanzi «Le vergini delle rocce» del 1895 e «Il fuoco» del 1900 illustrano questa fase, in cui l'arte e la politica si fondono in un progetto di rinascita nazionale. Un primo esempio del culto del bello è la descrizione minuziosa degli ambienti di palazzo Zuccari nel «Piacere», dove ogni oggetto è scelto per il suo valore estetico. Un secondo esempio del superomismo è il personaggio di Claudio Cantelmo, intellettuale che progetta di generare il futuro re di Roma con una donna delle aristocratiche sorelle Capece-Montaga. La terza fase, detta «notturna», nasce dopo la perdita di un occhio in un incidente aereo del 1916 e produce la prosa intimista del «Notturno».
La poesia di D'Annunzio: dalle «Laudi» ad «Alcyone»
L'opera poetica più ambiziosa di D'Annunzio è il ciclo delle «Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi», che doveva comprendere sette libri intitolati come le Pleiadi. Furono pubblicati i primi tre («Maia», «Elettra», «Alcyone») nel 1903, mentre il quarto («Merope») uscì nel 1912 e il quinto («Asterope») postumo. «Alcyone» è considerato il capolavoro lirico dannunziano: raccoglie le poesie di un'estate trascorsa in Versilia e celebra la fusione panica dell'uomo con la natura, secondo il mito greco di Pan che il poeta rilegge in chiave moderna. La metrica è straordinariamente varia, con sperimentazioni di versi liberi e di strofe lunghe ispirate alla poesia greca, mentre il lessico ricerca la musicalità attraverso assonanze, allitterazioni e parole rare. Un primo esempio celebre è «La pioggia nel pineto», in cui il protagonista Gabriele e la donna Ermione si trasformano gradualmente in creature vegetali, mentre la pioggia diventa una musica fatta di consonanze sonore. Un secondo esempio è «I pastori», dove il ricordo della transumanza abruzzese diventa elegia di un mondo arcaico perduto, attraverso l'apertura «Settembre, andiamo. È tempo di migrare».
Pascoli e D'Annunzio a confronto
Mettere a confronto i due poeti consente di capire la varietà del Decadentismo italiano e i suoi paradossi. Entrambi rifiutano il Positivismo e accolgono la lezione simbolista, entrambi rinnovano profondamente la lingua poetica italiana, entrambi sviluppano una concezione del poeta come veggente capace di accedere a verità nascoste. Tuttavia Pascoli è il poeta del nido, della provincia, dei morti familiari e delle piccole cose, mentre D'Annunzio è il poeta della città, del lusso, dell'azione eroica e del corpo trionfante. Sul piano stilistico, Pascoli frammenta la sintassi e accoglie il lessico umile e tecnico delle campagne, mentre D'Annunzio costruisce periodi musicali ed elabora un lessico aulico e prezioso. Un primo esempio del contrasto è il paragone fra «Novembre» di Pascoli, dove un piccolo paesaggio autunnale evoca il pensiero della morte, e «La sera fiesolana» di D'Annunzio, dove la sera toscana diventa preghiera lussureggiante alla natura. Un secondo esempio riguarda l'atteggiamento politico: l'interventismo bellico unisce i due poeti nel sostegno alla Prima Guerra Mondiale, ma con motivazioni diverse, populiste in Pascoli ed estetizzanti in D'Annunzio.
Ricorda
I punti chiave da fissare sono i seguenti:
- Pascoli e D'Annunzio sono i due massimi rappresentanti del Decadentismo italiano, in dialogo con il Simbolismo francese e con la crisi del Positivismo.
- Pascoli elabora la poetica del fanciullino e il mito del nido familiare, scrivendo «Myricae», «Canti di Castelvecchio», «Poemetti» e «Poemi conviviali».
- D'Annunzio incarna la figura del vate-superuomo, scrive i romanzi dell'estetismo («Il piacere») e del superomismo («Le vergini delle rocce», «Il fuoco») e raggiunge il vertice lirico in «Alcyone».
- Entrambi rinnovano lingua, metrica e immaginario della poesia italiana, ma in direzioni stilistiche opposte, umile-frammentata l'uno, aulica-musicale l'altro.
Piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: scrivi due colonne intitolate «Pascoli» e «D'Annunzio», e per ciascuna registra cinque elementi (un'opera, un tema, un modello filosofico, una caratteristica stilistica, un episodio biografico significativo); poi, sotto, scrivi un breve paragrafo di otto-dieci righe in cui spieghi perché i due autori, pur così diversi, sono considerati entrambi figli della stessa stagione culturale.