Goldoni e la riforma del teatro

SpiegazioneLiceo · 4ªitaliano

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Introduzione: un teatro che cambia volto

Carlo Goldoni trasformò la commedia italiana del Settecento, sostituendo le maschere fisse e i canovacci improvvisati con personaggi veri, copioni scritti e situazioni tratte dalla vita quotidiana, dando vita a una rivoluzione culturale.

Immaginate di entrare in un teatro veneziano a metà del Settecento: il pubblico ride sguaiatamente, gli attori improvvisano battute volgari e i personaggi sono sempre gli stessi, riconoscibili dalle maschere che indossano. Carlo Goldoni, avvocato e drammaturgo veneziano nato nel 1707, comprese che questo schema era ormai logoro e incapace di rappresentare la società del suo tempo. Egli decise di portare sulle scene la realtà concreta dei mercanti, delle donne, dei servitori e dei borghesi, cioè le persone che riempivano le calli e i caffè di Venezia. La sua riforma non fu un capriccio personale, ma una risposta lucida a un teatro che aveva perso contatto con il pubblico colto e con i tempi nuovi. Per capire la portata di questo cambiamento, possiamo paragonarlo a quando, oggi, una serie televisiva abbandona personaggi stereotipati per raccontare storie realistiche e psicologicamente complesse. Goldoni fu, in questo senso, un autore profondamente moderno, capace di unire intrattenimento, osservazione sociale e finezza linguistica.

La Commedia dell'Arte prima della riforma

Per comprendere la novità goldoniana, occorre prima conoscere ciò che esisteva: la Commedia dell'Arte, nata nel Cinquecento, era uno spettacolo basato su attori professionisti che recitavano a soggetto, cioè improvvisando su una traccia chiamata canovaccio. Ogni attore interpretava sempre lo stesso personaggio fisso, riconoscibile da una maschera e da costumi stabiliti: Arlecchino il servo astuto e affamato, Pantalone il vecchio mercante avaro, il Dottor Balanzone il pedante bolognese. Questi personaggi non avevano una vera psicologia: erano tipi rigidi, ripetitivi, costruiti su poche battute fisse e su lazzi, cioè trovate comiche standardizzate. Il pubblico del Settecento, sempre più borghese ed educato alla lettura dei romanzi, cominciava a stancarsi di questa ripetitività e di un comico spesso volgare. Un esempio concreto: è come se al cinema vedessimo sempre lo stesso supereroe con la stessa maschera fare le stesse battute, senza alcuna evoluzione. Un altro paragone quotidiano: pensiamo a uno sketch comico ripetuto per anni alla televisione, che a un certo punto smette di far ridere perché tutti ne conoscono già il finale.

L'idea centrale della riforma goldoniana

Goldoni propose un modello opposto: il teatro doveva essere scritto interamente dall'autore, recitato con copione fisso e ispirato alla vita reale, non a tipi astratti. Egli stesso, nei suoi Mémoires scritti in francese verso la fine della vita, spiegò di essersi ispirato a due grandi libri: il Mondo e il Teatro. Con "Mondo" intendeva l'osservazione diretta degli uomini, delle loro abitudini, dei loro difetti e delle loro virtù, mentre con "Teatro" intendeva lo studio delle tecniche sceniche e dei classici. L'autore non doveva inventare situazioni assurde, ma cogliere quelle vere, come fa oggi uno sceneggiatore che ascolta le conversazioni sull'autobus per costruire dialoghi credibili. Per esempio, in un suo testo possiamo trovare una padrona di casa che litiga con la serva per la spesa, una scena che chiunque abbia vissuto in famiglia riconosce immediatamente. Un altro esempio quotidiano è quello di un giovane innamorato che cerca di nascondere ai genitori la sua relazione: una situazione universale, che Goldoni rendeva con dialoghi naturali e ritmo serrato.

Le tappe della riforma

Goldoni non realizzò la riforma in un solo colpo, ma procedette per gradi, con prudenza, per non perdere il favore del pubblico e degli attori. Possiamo riassumere i suoi passi fondamentali in questo modo:

  1. Prima scrisse solo la parte di un personaggio, lasciando improvvisare gli altri, come avvenne nel Momolo cortesan del 1738.
  2. Poi compose copioni completi per tutti i ruoli, eliminando progressivamente l'improvvisazione tipica della Commedia dell'Arte.
  3. Successivamente fece cadere le maschere, sostituendo i tipi fissi con personaggi individuali, dotati di carattere e psicologia.
  4. Infine ambientò le commedie in luoghi riconoscibili e contemporanei, come case borghesi, locande, piazze veneziane o campagne, abbandonando gli scenari convenzionali.

Questa gradualità fu una scelta intelligente: Goldoni sapeva che attori e spettatori non avrebbero accettato un cambiamento troppo brusco. È come quando una scuola introduce un nuovo metodo di studio poco alla volta, per non disorientare studenti e insegnanti. Allo stesso modo, un'azienda che cambia il proprio prodotto storico procede per piccoli aggiornamenti, evitando di perdere i clienti affezionati.

I personaggi nuovi e la centralità della donna

Una delle novità più affascinanti della riforma riguarda i personaggi femminili, che Goldoni mise spesso al centro dell'azione con intelligenza, autonomia e vivacità. Nella Locandiera, capolavoro del 1753, la protagonista Mirandolina gestisce da sola una locanda, conquista con la sua astuzia un misogino Cavaliere e poi sceglie autonomamente di sposare il fedele Fabrizio. Questa figura era rivoluzionaria perché mostrava una donna lavoratrice, indipendente economicamente, capace di ragionare e di decidere il proprio destino, lontanissima dalle ingenue innamorate della Commedia dell'Arte. Anche i servi, come il celebre Truffaldino del Servitore di due padroni, non sono più macchiette, ma personaggi con una furbizia tutta umana, motivata dalla fame e dal desiderio di sopravvivere. Per fare un parallelo quotidiano, possiamo pensare a una serie televisiva moderna in cui la protagonista è una giovane imprenditrice che si fa strada con le proprie capacità, smontando i pregiudizi degli uomini intorno a lei. Un altro esempio è quello dello studente che, pur essendo all'apparenza svagato, riesce con intelligenza pratica a destreggiarsi tra le richieste contraddittorie di genitori e insegnanti.

La lingua e l'ambientazione

Goldoni affrontò con grande consapevolezza il problema della lingua, che nel Settecento italiano era una questione complessa, divisa tra dialetti vivi e un italiano letterario spesso artificiale. Egli scelse di usare il toscano colto per le opere destinate a un pubblico più vasto, il veneziano per i testi profondamente legati alla vita locale e talvolta il francese, come nel periodo parigino della sua vita. La sua lingua non è mai accademica: è viva, ricca di proverbi, modi di dire, esclamazioni, perché doveva suonare credibile sulla bocca dei personaggi. Un esempio concreto è il dialetto veneziano dei Rusteghi, dove quattro mercanti burberi e all'antica parlano una lingua schietta, ruvida, che restituisce subito il loro carattere. Pensate a quanto sia diverso, oggi, sentire un personaggio parlare con accento romano in un film: la sua provenienza e il suo carattere emergono solo dalla voce. Allo stesso modo, una conversazione in chat tra amici è piena di abbreviazioni e di espressioni gergali che descrivono immediatamente chi scrive: Goldoni cercava esattamente questa autenticità linguistica.

La polemica con Carlo Gozzi e la fortuna europea

La riforma goldoniana non fu accolta da tutti con entusiasmo: il principale avversario fu il conte Carlo Gozzi, intellettuale conservatore che difendeva la tradizione delle maschere e accusava Goldoni di aver portato sulla scena una realtà bassa e volgare. Gozzi rispose scrivendo le sue celebri Fiabe teatrali, come L'amore delle tre melarance e Turandot, in cui rivendicava la magia, la fantasia e il puro divertimento contro il realismo borghese. Questa polemica fu così aspra che, anche per stanchezza, Goldoni accettò nel 1762 l'invito di trasferirsi a Parigi, dove lavorò per la Comédie-Italienne e visse fino alla morte, avvenuta nel 1793. La sua influenza, però, fu enorme in tutta Europa: i suoi testi furono tradotti, rappresentati e studiati come modelli di teatro moderno. Possiamo paragonare lo scontro Goldoni-Gozzi a quei dibattiti odierni tra chi preferisce film realistici e chi predilige film fantastici: due visioni legittime ma profondamente diverse del raccontare. Un altro esempio è quello degli appassionati di musica che discutono se sia migliore un brano che parla della vita quotidiana o uno che costruisce mondi immaginari.

Ricorda

I punti chiave da fissare nella memoria sono pochi ma fondamentali. Goldoni operò una riforma graduale del teatro italiano, sostituendo l'improvvisazione della Commedia dell'Arte con copioni interamente scritti e con personaggi realistici dotati di psicologia individuale. Egli si ispirò al "Mondo" e al "Teatro", cioè all'osservazione della vita e allo studio delle tecniche sceniche, valorizzando in particolare i ceti borghesi, le donne autonome come Mirandolina e i servitori vivaci come Truffaldino. La sua lingua, tra toscano colto, veneziano e francese, fu sempre piegata alle esigenze della verosimiglianza, e il suo confronto con Gozzi mostra la frattura culturale del Settecento tra realismo e fantasia.

Piccolo esercizio di verifica: prova a rispondere mentalmente, e poi per iscritto, a queste domande.

  1. Quali sono le due grandi differenze tra la Commedia dell'Arte e il teatro riformato da Goldoni?
  2. Perché Goldoni decise di procedere per gradi e non con un cambiamento immediato?
  3. In che senso il personaggio di Mirandolina nella Locandiera può essere considerato moderno?
  4. Quale fu la posizione di Carlo Gozzi rispetto alla riforma e con quali opere la espresse?
  5. Spiega con parole tue il significato dell'espressione goldoniana "Mondo e Teatro" come fonti di ispirazione.

Riferimento curricolare

Scheda didattica rigenerata (prompt v2, §35 C-F4); allineata al curricolo del segmento.

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