Ugo Foscolo (1778-1827) trasforma il dolore dell'esilio e la coscienza della morte in poesia civile: nei Sonetti scava nell'intimità del soggetto lirico, mentre nei Sepolcri costruisce un grande carme in endecasillabi sciolti che fonda una nuova religione laica della memoria.
I Sonetti: l'io lirico tra esilio, affetti e morte
Il canzoniere foscoliano comprende dodici sonetti, ma quattro restano il vertice assoluto della sua lirica: Alla sera, A Zacinto, In morte del fratello Giovanni e Alla Musa. La forma scelta è quella petrarchesca, con due quartine e due terzine in endecasillabi a rima ABAB ABAB CDC DCD, ma il contenuto si carica di tensioni neoclassiche e preromantiche che superano il modello cinquecentesco. Foscolo recupera dalla tradizione classica il mito, la misura formale e il riferimento agli eroi greci, mentre dall'inquietudine moderna trae il senso dell'esilio, la malinconia e il presentimento del nulla materialistico. Il tema dominante è quello della perdita: della patria perduta (Zacinto, l'isola natale ormai irraggiungibile), del fratello suicida, della pace che solo la sera o la morte possono concedere. Lo stile alterna periodare ampio e ipotattico nelle quartine a chiusure folgoranti e sentenziose nelle terzine, dove spesso si concentra il senso filosofico del testo. Un esempio illuminante è A Zacinto, dove l'apostrofe iniziale all'isola madre apre un viaggio mitico attraverso Venere e Omero, per chiudersi sulla durissima profezia dell'«illacrimata sepoltura», che nega al poeta esule perfino il conforto di una tomba piansa dai propri cari.
I Sepolcri: la tomba come fondazione di civiltà
Pubblicato nel 1807 e dedicato a Ippolito Pindemonte, il carme Dei Sepolcri nasce come risposta polemica all'editto napoleonico di Saint-Cloud del 1804, che imponeva sepolture extraurbane e lapidi uniformi per ragioni igieniche ed egualitarie. Foscolo non contesta l'igiene ma il rischio di cancellare la corrispondenza d'amorosi sensi tra vivi e morti, cioè quel legame affettivo e civile che le tombe garantiscono attraverso il ricordo. Il carme di 295 endecasillabi sciolti procede per quattro grandi movimenti tematici: dal materialismo iniziale che nega valore alla tomba in sé, alla scoperta del suo valore affettivo per i sopravvissuti, poi al suo valore civile come stimolo alle virtù patriottiche (le tombe di Santa Croce a Firenze ispirano gli italiani al riscatto), infine al suo valore eroico ed eternatore attraverso la poesia, culminante nella visione di Cassandra che profetizza il canto omerico come unico vero monumento capace di vincere il tempo. La struttura è volutamente associativa, costruita per immagini e transizioni emotive piuttosto che per argomentazione lineare, secondo una poetica che riprende il modello di Pindaro e dei carmi neoclassici inglesi come quelli di Gray e Young. La lingua è altissima, ricca di latinismi, perifrasi mitologiche e iperbati, ma sostenuta da una passione civile che fa del carme il manifesto del Foscolo patriota e profeta della nazione futura.
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- Nei Sonetti la forma petrarchesca accoglie temi nuovi: esilio, materialismo, mito personale e tensione tragica verso la morte come unica pace possibile.
- I Sepolcri trasformano la tomba da resto materiale in segno civile: essa fonda la memoria degli affetti, ispira le virtù patriottiche ed eterna gli eroi attraverso la poesia.
- Foscolo unisce neoclassicismo (misura, mito, modelli antichi) e preromanticismo (passione, malinconia, eroismo civile), preparando la lirica risorgimentale.
- Esercizio sul quaderno: rileggi i versi finali di A Zacinto («Tu non altro che il canto avrai del figlio, / o materna mia terra; a noi prescrisse / il fato illacrimata sepoltura») e quelli conclusivi dei Sepolcri su Cassandra e Omero; spiega in dieci righe come, pur partendo da una visione materialistica, Foscolo individui nella poesia l'unica forma di immortalità possibile.