Ugo Foscolo (1778-1827) è una delle voci più intense del primo Ottocento italiano: nei Sonetti distilla in pochi versi il dramma dell'esilio, del ricordo e della morte, mentre nei Sepolcri costruisce un grande carme civile in cui la tomba diventa il legame eterno tra i vivi, i morti e la patria. Studiare insieme queste due opere significa cogliere il passaggio dalla lirica intima alla poesia civile, dentro una tensione tutta foscoliana tra materialismo filosofico e bisogno di eternità.
Il contesto biografico e culturale
Foscolo nasce a Zante, isola greca allora veneziana, da padre veneziano e madre greca: questa doppia appartenenza alimenterà per tutta la vita il senso di sradicamento che permea i Sonetti. Cresce negli anni della Rivoluzione francese e delle campagne napoleoniche, vede crollare la Repubblica di Venezia con il trattato di Campoformio (1797) e si arruola come ufficiale nell'esercito italiano di Napoleone, salvo poi sentirsi tradito dalle scelte politiche dell'imperatore. La sua formazione fonde tre eredità diverse: il classicismo greco-latino appreso a Spalato e a Padova, l'illuminismo materialista francese di Holbach e Helvétius, e infine il preromanticismo europeo di Goethe e Gray. Pensa, per esempio, a un ragazzo di oggi cresciuto tra due lingue e due paesi, che si sente sempre a metà strada: questa è la condizione esistenziale di Foscolo, trasferita però in un'epoca in cui la patria è un valore assoluto. Da qui nasce la tensione di fondo della sua opera: credere razionalmente che con la morte tutto finisca e, insieme, cercare disperatamente forme di sopravvivenza simbolica nella poesia, nella memoria e nella tomba. Capire questa contraddizione è la chiave per leggere correttamente sia i Sonetti sia i Sepolcri.
I Sonetti: struttura, temi e poetica
Foscolo pubblica nel 1803 dodici sonetti, fra cui spiccano i quattro cosiddetti maggiori: A Zacinto, Alla sera, In morte del fratello Giovanni e Né più mai toccherò le sacre sponde. Tutti rispettano la forma classica italiana (due quartine e due terzine di endecasillabi, secondo lo schema ABAB-ABAB-CDC-DCD o varianti), ma piegano questa misura tradizionale a un contenuto profondamente moderno e autobiografico. Il tema dominante è l'esilio, inteso sia come distanza geografica dalla terra natale sia come condizione metafisica dell'uomo che ha perso ogni patria. In Alla sera, ad esempio, la sera è invocata come immagine della morte, perché placa le tempeste interiori del poeta e gli fa intravedere il «nulla eterno» in cui ogni cosa si dissolverà: il pensiero filosofico di fondo è dichiaratamente materialista. In A Zacinto il poeta confessa che non rivedrà mai più la sua isola, contrapponendo il destino glorioso di Ulisse, che torna a Itaca dopo vent'anni, al proprio destino di morte senza ritorno e «illacrimata sepoltura». Possiamo immaginare la differenza con un esempio quotidiano: chi parte all'estero per lavoro sa che potrà tornare nelle feste, mentre Foscolo si sente come un emigrato che ha già perso per sempre la casa dell'infanzia. Lo stile è classicissimo (latinismi, grecismi, parole alte come «sacre sponde», «fatal quiete») ma usato per esprimere un'inquietudine modernissima: nasce così quel classicismo romantico che è la cifra dell'autore.
I Sepolcri: occasione, struttura e argomentazione
Dei Sepolcri, sottotitolati Carme, Foscolo pubblica l'edizione definitiva nel 1807; sono 295 endecasillabi sciolti dedicati all'amico Ippolito Pindemonte. L'occasione concreta è l'editto napoleonico di Saint-Cloud (1804), esteso al Regno d'Italia, che impone sepolture fuori dalle mura cittadine, uguali per tutti e senza epitaffi distintivi: un provvedimento igienico ed egualitario che Foscolo, pur condividendone in parte le ragioni, sente come una ferita inflitta alla memoria dei vivi. Il carme si snella in quattro grandi movimenti argomentativi: 1. la confutazione razionale dell'utilità della tomba per il morto e l'affermazione del suo valore per i vivi; 2. l'illustrazione del valore sociale e civile dei sepolcri nella storia dell'umanità; 3. l'esaltazione delle tombe come ispirazione di virtù attraverso l'esempio di Santa Croce a Firenze, dove riposano Machiavelli, Michelangelo, Galilei e Alfieri; 4. la grande chiusa mitica sulle tombe di Troia e sulla profezia di Cassandra, che affida alla poesia il compito di vincere il silenzio del tempo. Un esempio quotidiano aiuta a capire la tesi: pensa al cimitero del tuo paese dove riposano nonni e bisnonni; entrare lì non serve a loro, ma serve a te per sentirti parte di una catena di affetti e doveri. Per Foscolo questa catena, allargata dalla famiglia alla nazione, è il fondamento stesso della civiltà.
I temi profondi: morte, memoria, poesia eternatrice
Il nodo concettuale che unisce Sonetti e Sepolcri è il tentativo di rispondere a una domanda terribile: se la morte è davvero la fine di tutto, come hanno insegnato gli illuministi materialisti, ha ancora senso vivere virtuosamente e ricordare i morti? Foscolo risponde elaborando la celebre teoria della «corrispondenza d'amorosi sensi»: tra chi resta e chi se ne è andato si instaura un dialogo affettivo che, pur non essendo metafisicamente reale, è socialmente e psicologicamente fondante. Le tombe, in questa prospettiva, non garantiscono una vita ultraterrena, ma una sopravvivenza nella memoria dei posteri, capace di ispirare azioni nobili. Accanto alla tomba, l'altro grande agente di eternità è la poesia: i versi di Omero hanno reso immortali Achille, Ettore e le mura di Troia, ben oltre la durata delle pietre fisiche. Pensa a come oggi un video virale può rendere noto un anonimo in poche ore: per Foscolo la poesia funziona in modo analogo ma su scala secolare, salvando dall'oblio chi altrimenti svanirebbe per sempre. Quotidianamente, ciascuno di noi compie un gesto foscoliano quando conserva una fotografia del nonno o ne racconta gli aneddoti ai figli: stiamo cercando di prolungare nel tempo qualcosa che la natura vorrebbe cancellare. Questa funzione eternatrice della parola è la risposta laica che Foscolo dà al nichilismo materialista, ed è ciò che rende i Sepolcri il primo grande manifesto della poesia civile italiana del XIX secolo.
Stile, metrica e lingua
Dal punto di vista formale, i Sonetti e i Sepolcri condividono alcuni tratti, ma se ne differenziano per struttura e ritmo. I Sonetti adottano la misura chiusa del sonetto, costruita sulla simmetria fra le due quartine descrittive e le due terzine riflessive, con un uso sapiente di enjambement che dilatano il pensiero oltre la fine del verso. I Sepolcri scelgono invece l'endecasillabo sciolto, cioè senza rima, che permette un'eloquenza più ampia, simile a quella del poema didascalico, e si modella sull'esempio inglese del Night-Thoughts di Young e dell'Elegy di Gray. Foscolo lavora la lingua con un fortissimo classicismo lessicale, attinto da Dante, Petrarca, Alfieri e dai classici latini e greci, ma lo dispone in costruzioni sintattiche complesse, ricche di iperbati, anastrofi e parentetiche. Un esempio chiarissimo è l'apertura dei Sepolcri: «All'ombra de' cipressi e dentro l'urne / confortate di pianto è forse il sonno / della morte men duro?»: nota come il soggetto «il sonno della morte» arrivi solo dopo due versi di complementi, costringendo il lettore a sospendere il senso fino al verbo. È un po' come quando, in una serie televisiva, l'episodio comincia con una scena enigmatica e si capisce solo dopo: l'effetto è di tenere alta l'attenzione e di rendere ogni parola pesata. Lo studente deve quindi imparare a scioglierne mentalmente la sintassi, riportando alla loro sede naturale soggetto e verbi: solo così la prosa interna del testo diventa chiara e il pensiero filosofico emerge in tutta la sua densità.
Ricorda
I punti chiave da fissare sono i seguenti: 1. Foscolo unisce classicismo formale, materialismo filosofico e sensibilità preromantica; 2. i Sonetti maggiori (A Zacinto, Alla sera, In morte del fratello Giovanni, Né più mai toccherò) ruotano intorno ai temi dell'esilio, del ricordo, della morte come quiete; 3. i Sepolcri nascono dall'editto di Saint-Cloud e difendono il valore civile e affettivo delle tombe; 4. la «corrispondenza d'amorosi sensi» e la poesia eternatrice sono le due risposte foscoliane al nichilismo materialista; 5. metricamente, sonetti e endecasillabi sciolti rispondono a esigenze espressive diverse, ma condividono un lessico classicheggiante e una sintassi complessa. Ora svolgi sul quaderno questo piccolo esercizio di verifica attivo: scegli due versi a tua scelta da A Zacinto e due versi dai Sepolcri, trascrivili, individua in ciascuno un latinismo o un grecismo, una figura retorica e poi spiega in cinque righe come quei versi illustrino, rispettivamente, il tema dell'esilio e quello della funzione civile della tomba.