Machiavelli e il Principe

SpiegazioneLiceo · 3ªitaliano

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Niccolò Machiavelli scrive nel 1513 un libretto destinato a cambiare per sempre il modo di pensare la politica: il Principe. In quest'opera l'autore separa la morale dall'azione di governo e osserva gli uomini per come sono davvero, non per come dovrebbero essere.

L'autore: un funzionario tra fortuna e disgrazia

Niccolò Machiavelli nasce a Firenze nel 1469, in una famiglia di modesta nobiltà ma con una buona biblioteca, che gli permette di leggere fin da ragazzo gli storici latini come Tito Livio e Tacito. Dal 1498 al 1512 ricopre l'incarico di segretario della seconda cancelleria della Repubblica fiorentina, occupandosi di affari esteri e di questioni militari. In quegli anni viaggia molto come ambasciatore: incontra il re di Francia Luigi XII, l'imperatore Massimiliano e soprattutto Cesare Borgia, detto il Valentino, che osserva da vicino mentre conquista la Romagna con spregiudicata energia. Quando nel 1512 i Medici rientrano a Firenze con l'aiuto delle truppe spagnole, Machiavelli viene destituito, sospettato di congiura, imprigionato e torturato con la corda. Confinato nel piccolo podere dell'Albergaccio a Sant'Andrea in Percussina, trasforma l'esilio forzato in occasione di studio e di scrittura. Per capire la sua condizione, immagina un alto dirigente che dopo un cambio di governo perde l'incarico, viene messo sotto inchiesta e si ritira in campagna a leggere e a scrivere: è esattamente la situazione in cui nasce il Principe.

La nascita del trattato e la celebre lettera al Vettori

Il Principe viene composto in pochi mesi, tra l'estate e la fine del 1513, e dedicato prima a Giuliano e poi a Lorenzo de' Medici, nella speranza di rientrare nelle grazie del potere. La testimonianza più viva di quei mesi è la lettera che Machiavelli invia il 10 dicembre 1513 all'amico Francesco Vettori, ambasciatore a Roma. Nella prima parte della giornata l'autore racconta una vita quasi grottesca, fatta di uccellagioni, partite a tric-trac e liti con il macellaio dell'osteria. La sera, però, si toglie i panni sporchi e indossa abiti curiali: entra così nelle antiche corti degli uomini antichi, dove si nutre del loro cibo e dialoga con loro per ore. Questa scena è importante perché mostra come per Machiavelli lo studio dei classici non sia erudizione, ma esperienza che si affianca a quella diretta degli affari contemporanei. Pensa a uno studente che di giorno fa lavoretti per mantenersi e di sera, in cuffia, ascolta lezioni universitarie online: la vita pratica e quella intellettuale convivono e si completano.

Il metodo: verità effettuale ed esempi storici

Il cuore della novità del Principe è il metodo, dichiarato nel celebre capitolo XV: bisogna andare dietro alla verità effettuale della cosa, e non alla immaginazione di essa. Machiavelli non descrive principi ideali come avevano fatto, secondo lui, Platone o Sant'Agostino, ma osserva ciò che i governanti realmente fanno per conquistare e mantenere lo Stato. Da questa scelta deriva la separazione tra etica privata e azione politica: in politica un'azione si giudica dai risultati che produce, non dalla sua conformità a una morale astratta. Per arrivare a queste conclusioni, l'autore alterna costantemente due strumenti: la lunga esperienza delle cose moderne, raccolta nelle ambascerie, e la continua lezione delle antiche, studiata nei libri. Romolo, Mosè, Ciro e Teseo vengono affiancati a Ferdinando il Cattolico e a Cesare Borgia, come se appartenessero allo stesso laboratorio di esperimenti politici. Per capire questo metodo, immagina un allenatore che, prima di una partita decisiva, analizza sia le moviole di campionati antichi sia le statistiche dell'ultima giornata: solo così costruisce uno schema realistico, non un sogno.

Virtù, fortuna e la metafora del fiume

Due parole-chiave attraversano tutto il trattato: virtù e fortuna. La virtù machiavellica non coincide con la virtù morale cristiana, ma indica l'energia, la capacità di decidere in fretta, l'intelligenza strategica e la prontezza ad adattarsi alle circostanze. La fortuna, invece, è l'insieme degli eventi imprevedibili che condizionano l'azione umana: guerre, alleanze che saltano, malattie improvvise, morti di alleati potenti. Nel capitolo XXV Machiavelli paragona la fortuna a un fiume rovinoso che, quando si gonfia, allaga le pianure e abbatte alberi e case. Gli uomini virtuosi, però, possono costruire ripari e argini nei tempi di calma, in modo che, quando la piena arriva, le acque vengano incanalate e provochino meno danni. La fortuna domina circa la metà delle nostre azioni, ma l'altra metà spetta alla nostra iniziativa. Pensa a uno studente che non sa quali domande riceverà all'interrogazione: la sorte conta, certo, ma chi ha studiato in modo costante costruisce gli argini che gli permettono di reagire bene anche alle domande inattese.

Il principe: leone e volpe, amore e timore

Nel capitolo XVIII Machiavelli affronta una questione delicata: il principe deve mantenere la parola data oppure no? La risposta è famosa: deve saper essere insieme leone e volpe, perché il leone non si difende dai lacci e la volpe non si difende dai lupi. Il principe, cioè, deve unire la forza alla furbizia, scegliendo di volta in volta lo strumento più adatto alla situazione. Nel capitolo XVII si discute invece se sia meglio essere amati o temuti: l'autore risponde che sarebbe bene essere entrambe le cose, ma poiché è difficile, è più sicuro essere temuti, purché si eviti di essere odiati. Il principe deve assolutamente astenersi dai beni e dalle donne dei sudditi, perché gli uomini dimenticano prima la morte del padre che la perdita del patrimonio. Per cogliere questa logica, pensa a un capitano di squadra che non si fa solo voler bene dai compagni: deve anche essere rispettato e, se serve, temuto, ma non al punto da essere odiato, altrimenti la squadra si ribella nel momento decisivo.

L'esortazione finale e l'eredità del Principe

L'ultimo capitolo, il XXVI, cambia improvvisamente registro e diventa una appassionata esortazione a liberare l'Italia dai barbari, cioè dagli stranieri che si contendono la penisola. Machiavelli si rivolge a Lorenzo de' Medici come al possibile principe nuovo che possa unificare il paese, mettendo insieme un esercito di soldati propri, non più mercenari. Questa chiusura mostra come il trattato, dietro l'apparente freddezza analitica, sia animato da una forte passione civile: l'autore non è un cinico, ma un patriota deluso che cerca una via d'uscita concreta. Nei secoli successivi l'opera ha avuto destini opposti: messa all'Indice dei libri proibiti nel 1559, letta come manuale di tirannia da molti avversari, ma anche difesa da pensatori come Rousseau, che la considerò il libro dei repubblicani. Ancora oggi termini come machiavellico e machiavellismo testimoniano quanto profondamente il Principe abbia segnato il vocabolario politico. Per percepire questa eredità, basta pensare a quante volte, parlando di un politico astuto e spregiudicato, si usa l'aggettivo machiavellico, spesso senza ricordare la complessità del pensiero originario.

Ricorda

I punti chiave da fissare sono: il Principe nasce nel 1513 dopo la caduta della Repubblica fiorentina e il confino all'Albergaccio; il metodo si fonda sulla verità effettuale, contrapposta agli ideali astratti; il principe deve combinare virtù personale e capacità di dominare in parte la fortuna; deve essere leone e volpe, più temuto che amato ma mai odiato; il trattato si chiude con l'esortazione a liberare l'Italia dagli stranieri.

Ora svolgi sul quaderno questo piccolo esercizio di verifica: 1. Riassumi in cinque righe la situazione personale di Machiavelli al momento della stesura del Principe. 2. Spiega con parole tue, in non più di sei righe, la metafora del fiume usata per descrivere il rapporto tra fortuna e virtù. 3. Scrivi infine un breve paragrafo (otto-dieci righe) in cui prendi posizione, con almeno due argomenti, sulla seguente domanda: oggi un leader politico può davvero applicare il principio del leone e della volpe in una democrazia, oppure i tempi sono troppo cambiati?

Riferimento curricolare

Scheda didattica rigenerata (prompt v2, §35 C-F4); allineata al curricolo del segmento.

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