I principi della dinamica

SpiegazioneLiceo · 3ªfisica

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I principi della dinamica spiegano il legame tra le forze e il movimento dei corpi, fondando tutta la meccanica classica formulata da Isaac Newton nel Seicento.

La dinamica è la parte della fisica che studia le cause del moto, ovvero le forze che agiscono sui corpi e che ne modificano lo stato di quiete o di movimento. A differenza della cinematica, che descrive soltanto come un corpo si muove, la dinamica risponde alla domanda più profonda: perché un corpo si muove in un certo modo? La risposta è contenuta nei tre principi enunciati da Newton nei suoi Philosophiae Naturalis Principia Mathematica del 1687. Questi principi sono ancora oggi alla base di gran parte dell'ingegneria, dell'astronomia e della tecnologia moderna. Comprenderli a fondo significa acquisire uno strumento potente per interpretare i fenomeni quotidiani, dal viaggio di un'automobile al volo di un razzo nello spazio.

Primo e secondo principio

Il primo principio, detto anche principio d'inerzia, afferma che un corpo non soggetto a forze, oppure soggetto a forze la cui risultante è nulla, mantiene il proprio stato di quiete o di moto rettilineo uniforme. Questa legge sovverte la fisica aristotelica, che riteneva necessaria una forza per mantenere il moto: in realtà la forza serve a cambiarlo, non a sostenerlo. L'inerzia è quindi la tendenza naturale di ogni corpo a opporsi a variazioni della propria velocità, ed è tanto maggiore quanto maggiore è la massa del corpo. I sistemi di riferimento in cui questo principio è valido si chiamano sistemi inerziali, e costituiscono il palcoscenico privilegiato della meccanica newtoniana. Un esempio classico è quello di un libro fermo su un tavolo: la forza peso e la reazione vincolare del piano si annullano reciprocamente, e il libro resta in equilibrio.

Il secondo principio quantifica ciò che accade quando la risultante delle forze non è nulla: il corpo subisce un'accelerazione direttamente proporzionale alla forza applicata e inversamente proporzionale alla sua massa. La relazione fondamentale si scrive F = m·a, dove F è la forza risultante misurata in newton, m è la massa in chilogrammi e a è l'accelerazione in metri al secondo quadrato. La proporzionalità tra forza e accelerazione mostra che la massa è una misura quantitativa dell'inerzia: a parità di forza, un corpo più massiccio accelera meno. Inoltre, l'accelerazione ha sempre la stessa direzione e lo stesso verso della forza risultante, perché entrambe sono grandezze vettoriali. Questo principio permette di prevedere il comportamento di qualsiasi sistema meccanico una volta noti la massa e le forze agenti.

Terzo principio e applicazioni

Il terzo principio, noto come principio di azione e reazione, stabilisce che se un corpo A esercita una forza su un corpo B, allora B esercita su A una forza uguale in modulo, di stessa direzione ma di verso opposto. Le due forze agiscono sempre su corpi diversi, e per questo motivo non si annullano mai a vicenda nonostante abbiano somma vettoriale nulla. Questa reciprocità è ciò che permette a un nuotatore di avanzare spingendo l'acqua all'indietro, oppure a un razzo di salire emettendo gas verso il basso. Il principio vale qualunque sia la natura della forza coinvolta, sia essa di contatto, gravitazionale, elettrica o magnetica, e qualunque sia lo stato di moto dei corpi. È fondamentale ricordare che azione e reazione sono simultanee: non esiste un ordine temporale tra le due. Nella vita quotidiana lo applichiamo continuamente, ad esempio quando camminiamo spingendo il suolo all'indietro con i piedi e ricevendone in cambio una spinta in avanti.

L'applicazione congiunta dei tre principi consente di risolvere problemi concreti seguendo un metodo rigoroso e ripetibile. I passi tipici sono i seguenti:

  1. Identificare il corpo o i corpi da studiare e disegnare il diagramma di tutte le forze agenti su ciascuno.
  2. Scegliere un sistema di riferimento inerziale conveniente, di solito con un asse parallelo al moto previsto.
  3. Scrivere l'equazione vettoriale F = m·a per ogni corpo, proiettandola sugli assi cartesiani scelti.
  4. Risolvere il sistema di equazioni ottenuto per trovare le incognite, che possono essere accelerazioni, forze o tempi.

Un esempio concreto chiarisce il procedimento: consideriamo una cassa di massa 10 kg spinta su un piano orizzontale liscio da una forza orizzontale di 30 N. Poiché il piano è privo di attrito, l'unica forza orizzontale è quella applicata, mentre verticalmente peso e reazione del piano si bilanciano. Applicando il secondo principio lungo la direzione del moto otteniamo a = F/m = 30/10 = 3 m/s². La cassa quindi accelera uniformemente a 3 m/s² nella stessa direzione della forza spingente, e questo valore rimane costante finché la forza applicata non cambia.

Ricorda

Esercizio di verifica sul quaderno: un carrello di massa 4 kg si muove su un binario orizzontale liscio sotto l'azione di una forza costante di 12 N parallela al binario. Calcola l'accelerazione del carrello e disegna il diagramma di tutte le forze agenti, indicando per ciascuna il corpo che la esercita e la corrispondente reazione prevista dal terzo principio.

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