La scolastica è la grande stagione filosofica del Medioevo che, dentro le scuole delle cattedrali e delle università, cerca di mettere in dialogo la fede cristiana e la ragione greca, e in Tommaso d'Aquino trova la sua sintesi più equilibrata e duratura.
Una filosofia che nasce nelle scuole
Il termine scolastica deriva proprio da schola, cioè la scuola, perché questa filosofia si sviluppa tra l'XI e il XIV secolo nelle scuole monastiche, in quelle delle cattedrali e nelle nuove università di Parigi, Bologna e Oxford. Non si tratta di un pensiero solitario di singoli geni, ma di un lavoro collettivo svolto da maestri e studenti che si confrontano in classe ogni giorno. Il metodo prevedeva la lectio, cioè la lettura commentata di un testo autorevole, e la quaestio, cioè la discussione di problemi aperti. Bisogna immaginare un'aula universitaria del Duecento dove il maestro pone una domanda, ascolta le obiezioni degli studenti e infine espone la propria soluzione argomentata. Questo modello somiglia molto a una lezione dialogata di oggi, in cui l'insegnante propone una tesi e gli alunni intervengono con esempi e controesempi. La scolastica, perciò, è prima di tutto una pratica di ragionamento condiviso, ordinato e rigoroso.
Il problema centrale: fede e ragione
Il cuore della scolastica è il rapporto tra fede e ragione, cioè tra ciò che si crede sulla base della Rivelazione e ciò che si dimostra con il pensiero. Per autori come Anselmo d'Aosta vale il principio del credo ut intelligam, cioè credo per comprendere, perché la fede stessa spinge a cercare ragioni. Per Pier Damiani, invece, la filosofia è solo ancella della teologia e non deve avere autonomia. Tra queste posizioni estreme la scolastica matura cerca un equilibrio, riconoscendo alla ragione un suo campo proprio e alla fede un suo ambito specifico. Pensa, ad esempio, alla differenza tra dimostrare con un calcolo che la somma degli angoli di un triangolo è 180 gradi e accettare la testimonianza di un amico che ti racconta cosa è successo ieri a casa sua. Anche nella vita quotidiana usiamo, accanto, prove razionali e fiducia, e la scolastica si chiede come queste due strade possano coesistere senza contraddirsi. Tommaso d'Aquino erediterà proprio questo problema e gli darà la soluzione più matura.
La disputa sugli universali
Un secondo grande tema scolastico è la cosiddetta disputa sugli universali, cioè sul significato di parole come uomo, cavallo, bellezza, giustizia. Il realismo estremo, ispirato a Platone e difeso da Guglielmo di Champeaux, sostiene che gli universali esistano davvero come realtà separate dalle cose individuali. Il nominalismo, sostenuto in forme diverse da Roscellino e poi da Ockham, ritiene invece che esistano solo gli individui concreti e che i nomi generali siano semplici flatus vocis, soffi di voce. Tra le due, Abelardo propone il concettualismo, secondo cui gli universali esistono come concetti nella mente, fondati sulle somiglianze reali tra le cose. Immagina di entrare in una pizzeria e vedere dieci pizze diverse: ognuna è concreta e individuale, ma il concetto di pizza nella tua testa ti permette di riconoscerle tutte come pizze. Questo problema apparentemente astratto ha conseguenze enormi sulla scienza, sul diritto e sulla teologia, perché riguarda la possibilità stessa del sapere generale. Tommaso si collocherà su una posizione di realismo moderato, ereditata da Aristotele attraverso i commentatori arabi.
Tommaso d'Aquino: vita, opere e progetto
Tommaso nasce intorno al 1225 a Roccasecca, vicino a Cassino, da una famiglia nobile che lo destinava a una carriera ecclesiastica prestigiosa. Contro la volontà dei parenti entra nell'ordine dei domenicani, un ordine giovane e povero, dedito alla predicazione e allo studio. Studia a Parigi e a Colonia con Alberto Magno, che lo introduce alla riscoperta di Aristotele attraverso le traduzioni dall'arabo e dal greco. Il suo progetto è grandioso: mostrare che la filosofia aristotelica, con la sua fiducia nella ragione e nell'esperienza, può essere accolta dal cristianesimo senza tradirlo. Per farlo scrive opere monumentali come la Summa Theologiae e la Summa contra Gentiles, organizzate in articoli che pongono una questione, riportano obiezioni, danno una risposta e replicano alle obiezioni. Pensa al lavoro di chi prepara un'interrogazione studiando un manuale ordinato per capitoli, paragrafi e domande di verifica: la Summa funziona così, ma applicata a tutto lo scibile teologico e filosofico.
La distinzione tra filosofia e teologia
Tommaso distingue con chiarezza filosofia e teologia, riconoscendo a entrambe dignità ma assegnando loro oggetti e metodi diversi. La filosofia parte dai dati dell'esperienza sensibile e procede con la sola ragione naturale, fino a riconoscere l'esistenza di Dio come causa prima. La teologia parte invece dalla Rivelazione e usa la ragione per comprendere e ordinare il contenuto della fede. Esistono verità accessibili a entrambe, come l'esistenza di Dio, e verità che solo la fede può conoscere, come la Trinità o l'Incarnazione. Tra le due, però, non può esserci vera contraddizione, perché entrambe vengono dall'unico Dio che è verità. È come se la stessa città potesse essere descritta sia dalla mappa di un geografo sia dal racconto di chi ci vive: i due punti di vista sono diversi ma compatibili. Per Tommaso, dunque, ragione e fede sono come due lampade che illuminano la stessa stanza da angoli differenti.
Le cinque vie e la metafisica
Il punto più celebre del pensiero tomista sono le cinque vie, cioè i cinque argomenti razionali per dimostrare l'esistenza di Dio partendo dall'esperienza del mondo. La prima parte dal movimento e risale a un primo motore immobile; la seconda dalla catena delle cause efficienti e arriva a una causa prima; la terza dal contingente al necessario; la quarta dai gradi di perfezione a un massimo che li fonda; la quinta dall'ordine finalistico della natura a un'intelligenza ordinatrice. Tutte e cinque hanno la stessa struttura: partono da un fatto osservabile, mostrano che esso non può spiegarsi da solo e risalgono a una causa ultima. Pensa a una fila di tessere del domino che cadono: se vedi l'ultima cadere, sai che da qualche parte qualcuno deve aver dato il primo colpetto. Sul piano metafisico Tommaso introduce inoltre la fondamentale distinzione tra essenza, cioè ciò che una cosa è, ed esistenza, cioè il fatto che essa sia, distinzione che vale per ogni creatura ma non per Dio, in cui essenza ed esistenza coincidono.
Antropologia, etica e politica
Sull'uomo Tommaso accoglie l'ilemorfismo aristotelico: l'essere umano è unione sostanziale di anima e corpo, non un'anima imprigionata in un corpo. La conoscenza parte dai sensi, perché nulla è nell'intelletto se prima non è stato nei sensi, e l'intelletto agente astrae dalle immagini sensibili le forme intelligibili. In etica Tommaso elabora la dottrina della legge naturale: esiste un ordine morale iscritto nella nostra natura razionale, che la ragione riconosce e formula in principi come fa' il bene ed evita il male. Su questa legge naturale si fondano poi le leggi positive dello Stato, che sono giuste solo se non contraddicono quella più alta. Pensa a un regolamento scolastico che proibisce di copiare durante una verifica: è una norma positiva, ma poggia su un principio più generale, cioè l'ingiustizia di ottenere voti senza merito a danno dei compagni. Anche la politica, dunque, per Tommaso non è separata dall'etica ma ne è il prolungamento comunitario.
Ricorda
- La scolastica è la filosofia delle scuole medievali ed elabora un metodo basato su lectio e quaestio.
- Il problema centrale è il rapporto tra fede e ragione, affrontato nella disputa sugli universali e nelle sintesi dei grandi maestri.
- Tommaso d'Aquino, domenicano del XIII secolo, riprende Aristotele e lo concilia con il cristianesimo.
- Distingue filosofia e teologia, mostra cinque vie per dimostrare l'esistenza di Dio e fonda la metafisica sulla distinzione tra essenza ed esistenza.
- In antropologia ed etica difende l'unità di anima e corpo e la legge naturale come fondamento delle leggi umane.
Ora metti alla prova quanto hai studiato. Sul tuo quaderno scrivi un breve testo di circa dieci righe in cui spieghi, con parole tue, perché Tommaso ritiene che tra fede e ragione non possa esserci vera contraddizione. Aggiungi almeno un esempio quotidiano, diverso da quelli incontrati in questa spiegazione, che ti aiuti a illustrare la sua posizione.