L'empirismo: Locke e Hume

SpiegazioneLiceo · 4ªfilosofia

Lunghezza

Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

Scarica in PDF Scarica in Word Adatta al mio alunno

L'empirismo è la corrente filosofica che afferma che ogni nostra conoscenza nasce dall'esperienza sensibile. Locke e Hume, pur partendo da premesse comuni, giungono a conclusioni molto diverse sulla portata e sui limiti della ragione umana.

Introduzione: una rivoluzione del pensiero

Immagina di entrare in una stanza completamente buia e di non avere mai visto un colore in vita tua: potresti, solo con la forza del pensiero, immaginare cosa sia il rosso? I filosofi empiristi rispondono di no, perché senza esperienza diretta la mente resta vuota di contenuti. Questa intuizione, apparentemente semplice, scuote dalle fondamenta tutta la filosofia precedente, in particolare il razionalismo di Cartesio e di Leibniz. Mentre i razionalisti sostenevano che esistono idee innate stampate nella mente fin dalla nascita, gli empiristi inglesi del Seicento e Settecento affermano l'esatto contrario. La conoscenza non scende dal cielo come un dono divino, ma si costruisce mattone dopo mattone attraverso ciò che vediamo, tocchiamo, udiamo e proviamo. Comprendere questa svolta significa capire perché la scienza moderna ha potuto svilupparsi proprio in Inghilterra, terra di osservatori pazienti come Newton.

Che cos'è l'empirismo

L'empirismo è la dottrina filosofica secondo cui l'unica fonte legittima della conoscenza è l'esperienza, intesa sia come sensazione esterna sia come riflessione interna. Questa corrente si sviluppa principalmente in Inghilterra tra il XVII e il XVIII secolo, con autori come Francis Bacon, John Locke, George Berkeley e David Hume. Pensa a come impara un bambino piccolo: nessuno gli spiega con un discorso astratto cosa sia il dolore, ma lo scopre il giorno in cui si scotta toccando una pentola calda. Allo stesso modo, nessuno potrebbe descrivere il sapore dell'ananas a chi non l'ha mai assaggiato, perché le parole da sole non bastano a generare quell'esperienza gustativa. Gli empiristi accettano dunque il principio aristotelico secondo cui nulla è nell'intelletto che prima non sia stato nei sensi. Questa posizione si oppone frontalmente al razionalismo continentale, che riteneva invece possibile ricavare verità sostanziali sul mondo dalla pura attività della ragione, indipendentemente dall'esperienza concreta.

Locke e la critica delle idee innate

John Locke, vissuto tra il 1632 e il 1704, apre il suo capolavoro intitolato Saggio sull'intelletto umano con una battaglia decisiva contro l'esistenza di idee innate. Secondo Locke, se davvero esistessero principi stampati nella mente fin dalla nascita, allora tutti gli esseri umani dovrebbero conoscerli, compresi i bambini piccoli e le popolazioni lontane dalla civiltà europea. L'osservazione mostra invece che nessuna idea risulta universalmente condivisa: persino il principio di non contraddizione richiede un lungo apprendimento per essere formulato consapevolmente. Locke usa allora la celebre immagine della mente come tabula rasa, cioè come una lavagna bianca o un foglio non scritto su cui l'esperienza traccia progressivamente i suoi segni. Pensa a un neonato appena venuto al mondo: il suo cervello non contiene già nozioni di matematica o morale, ma soltanto la capacità di ricevere stimoli. Allo stesso modo, un giovane studente che impara una lingua straniera parte da zero e costruisce il proprio vocabolario solo grazie al contatto ripetuto con suoni, parole scritte e contesti d'uso.

La teoria delle idee in Locke

Per Locke ogni contenuto mentale è chiamato idea, e tutte le idee derivano da due fonti distinte: la sensazione e la riflessione. La sensazione ci fornisce i materiali grezzi provenienti dal mondo esterno attraverso i cinque sensi, come quando vediamo il blu del cielo o sentiamo il profumo del pane appena sfornato. La riflessione, invece, è lo sguardo che la mente rivolge alle proprie operazioni interne, accorgendosi di pensare, dubitare, desiderare o ricordare. Da queste due sorgenti nascono dapprima le idee semplici, che la mente riceve passivamente, e poi le idee complesse, che essa costruisce attivamente combinando le prime. Per esempio, l'idea di una mela è complessa perché unisce le idee semplici di rosso, rotondo, dolce e profumato in un unico oggetto mentale. Allo stesso modo, l'idea di giustizia è complessa perché combina nozioni di uguaglianza, merito e ricompensa, tutte ricavate originariamente dall'esperienza vissuta nelle relazioni sociali. Locke distingue inoltre tra qualità primarie, oggettive come l'estensione e la figura, e qualità secondarie, soggettive come il colore e il sapore.

Locke politico: tolleranza e diritti naturali

Locke non è solo un teorico della conoscenza, ma anche uno dei padri fondatori del pensiero politico liberale moderno. Nei Due trattati sul governo egli sostiene che ogni essere umano possiede per natura tre diritti fondamentali e inalienabili: la vita, la libertà e la proprietà. Lo Stato, secondo Locke, nasce da un patto volontario tra individui che decidono di affidare a un'autorità il compito di proteggere questi diritti, mai di sopprimerli. Se il governo tradisce questo mandato e diventa tirannico, i cittadini hanno il diritto di resistere e perfino di rovesciarlo, principio che ispirerà direttamente la Dichiarazione di Indipendenza americana del 1776. Pensa a una squadra di calcio che elegge un capitano per organizzare gli allenamenti: se il capitano comincia a comportarsi da dittatore, i giocatori possono legittimamente sostituirlo. Locke difende inoltre la tolleranza religiosa, sostenendo che lo Stato non deve imporre alcuna fede ai cittadini, perché la coscienza è un territorio inviolabile dove l'autorità pubblica non può entrare.

Hume e lo scetticismo radicale

David Hume, scozzese vissuto tra il 1711 e il 1776, porta l'empirismo alle sue estreme conseguenze, trasformandolo in una forma di scetticismo rigoroso. Nel suo Trattato sulla natura umana, Hume distingue tutti i contenuti mentali in due categorie: le impressioni e le idee. Le impressioni sono percezioni vivide e immediate, come il bruciore di una scottatura o l'emozione provata davanti a un tramonto spettacolare. Le idee, invece, sono copie più sbiadite delle impressioni, cioè ricordi e immaginazioni che la mente conserva dopo aver ricevuto le sensazioni originarie. Hume stabilisce allora un criterio molto rigoroso: ogni idea, per essere legittima, deve poter essere ricondotta a un'impressione corrispondente, altrimenti si rivela un concetto vuoto e privo di significato. Per esempio, se qualcuno parla di un cavallo alato come Pegaso, possiamo accettare l'idea perché nasce dalla combinazione di due impressioni reali, quella del cavallo e quella delle ali, anche se nella realtà non esiste un essere simile.

La critica humeana della causalità

L'analisi più celebre e dirompente di Hume riguarda il principio di causalità, cioè l'idea che ogni evento abbia una causa che lo produce necessariamente. Quando vediamo una palla da biliardo colpirne un'altra e farla muovere, siamo convinti di percepire un legame oggettivo tra i due eventi, ma Hume mostra che questa convinzione non ha fondamento razionale. In realtà i sensi ci forniscono soltanto due impressioni separate: prima il movimento della prima palla, poi il movimento della seconda. Il presunto legame causale non è mai osservato direttamente, ma viene aggiunto dalla nostra mente per abitudine, perché abbiamo visto centinaia di volte successioni simili. Pensa a chi sente il rumore della pioggia e immediatamente immagina le strade bagnate: non c'è alcuna necessità logica, ma soltanto un'aspettativa creata dall'abitudine. Allo stesso modo, ogni mattina prevediamo che il sole sorgerà, eppure questa previsione non è giustificata dalla ragione pura, ma soltanto dal fatto che finora è sempre accaduto così.

Conseguenze dello scetticismo humeano

Dalla critica della causalità derivano conseguenze radicali che minano alla base la scienza, la metafisica e perfino la nostra identità personale. Se il legame causale è soltanto un'abitudine mentale, allora le leggi della natura perdono la loro presunta necessità assoluta e diventano regolarità statistiche, valide finché l'esperienza le conferma. Hume estende questo scetticismo all'idea di sostanza, sostenendo che non esiste alcuna impressione corrispondente a un sostrato permanente sotto le qualità mutevoli delle cose. Persino l'io, che Cartesio considerava la prima certezza indubitabile, viene ridotto da Hume a un fascio di percezioni che si succedono rapidamente, senza un nucleo stabile che le unifichi. Pensa a un fiume in continuo movimento: l'acqua non è mai la stessa da un istante all'altro, eppure noi gli diamo un unico nome per comodità. Tuttavia Hume non cade in un nichilismo paralizzante, perché riconosce che la natura umana ci spinge istintivamente a credere, ad agire e a vivere, anche quando la ragione non può fornirci certezze definitive.

Ricorda

I punti chiave da fissare nella memoria sono i seguenti:

  1. L'empirismo afferma che ogni conoscenza deriva dall'esperienza sensibile e riflessiva, negando l'esistenza di idee innate stampate nella mente dalla nascita.
  2. Locke paragona la mente a una tabula rasa e distingue tra idee di sensazione e idee di riflessione, costruendo poi le idee complesse a partire da quelle semplici.
  3. Hume distingue impressioni e idee e applica un criterio rigoroso: ogni idea legittima deve derivare da un'impressione corrispondente, altrimenti è vuota.
  4. La critica humeana della causalità mostra che il legame causa-effetto non è osservato ma aggiunto dall'abitudine mentale, con conseguenze scettiche sulla scienza.
  5. Locke è anche padre del liberalismo politico, mentre Hume estende lo scetticismo persino all'idea di un io sostanziale e permanente.

Piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: scegli un oggetto presente nella tua stanza, per esempio un libro o una tazza, e prova a scomporre la tua idea di quell'oggetto seguendo lo schema di Locke. Elenca prima le idee semplici che ricevi attraverso i cinque sensi (colore, forma, peso, odore, eventuali suoni), poi spiega come la tua mente le combina per formare l'idea complessa dell'oggetto. Infine, rifletti applicando Hume: quali di queste percezioni sono vere impressioni dirette e quali invece sono idee ricostruite dalla memoria o dall'immaginazione? Scrivi una breve conclusione di cinque righe sul rapporto tra esperienza e conoscenza.

Riferimento curricolare

Scheda didattica (bozza auto-generata) sull'obiettivo ob.primaria.storia.cl5.strumenti-concettuali.02 — Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione. Da revisionare.

Questa scheda, su misura per il tuo alunno

Adiuvo la riscrive per il profilo del tuo alunno: frasi brevi, font ad alta leggibilità, esercizi calibrati sul disturbo (dislessia, discalculia, ADHD, autismo…).

Adatta gratis