Dopo la morte di Alessandro Magno, il mondo greco si trasforma profondamente: le grandi monarchie sostituiscono le piccole città-stato e il singolo individuo si sente smarrito. Nascono allora nuove scuole filosofiche che spostano il cuore della riflessione dalla politica alla ricerca personale della felicità.
Il contesto storico: un mondo nuovo
Nel 323 a.C. muore Alessandro Magno e il suo immenso impero viene diviso tra i generali, i cosiddetti diadochi, dando origine ai grandi regni ellenistici. La pólis greca, che era stata per secoli il centro della vita politica e morale del cittadino, perde gran parte della sua importanza e autonomia. Il cittadino di Atene o di Corinto non decide più nelle assemblee le sorti della propria comunità, ma si scopre suddito di sovrani lontani e potenti. Questa nuova condizione produce un profondo senso di insicurezza, perché vengono meno le certezze che la vita nella pólis garantiva. La filosofia, di conseguenza, cambia profondamente i suoi obiettivi: non si interroga più su come costruire la città giusta, ma su come l'individuo possa trovare la serenità in un mondo che gli sfugge di mano. Immagina uno studente che si trasferisce in una grande città sconosciuta: cerca subito qualcosa che lo faccia sentire stabile dentro, e così fa l'uomo ellenistico con la filosofia.
L'epicureismo: il piacere come assenza di dolore
Epicuro fonda ad Atene, intorno al 306 a.C., una scuola che si chiamava il Giardino, un luogo accogliente aperto a uomini, donne e perfino schiavi, cosa rivoluzionaria per l'epoca. Egli divide la filosofia in tre parti collegate fra loro: la canonica, che studia i criteri della conoscenza, la fisica, che spiega la natura mediante gli atomi di Democrito, e l'etica, che è il vero scopo della ricerca. Secondo Epicuro la felicità coincide con il piacere, ma non si tratta del piacere sfrenato dei sensi, bensì dell'atarassia, cioè l'assenza di turbamento dell'anima e di dolore del corpo. Per raggiungere questo stato bisogna distinguere i desideri naturali e necessari, come mangiare quando si ha fame, da quelli vani, come la ricerca della ricchezza smisurata. Pensa a quanto sia più gustoso un pezzo di pane quando si ha veramente appetito, rispetto a un banchetto sontuoso consumato per noia: Epicuro direbbe che il primo è un piacere autentico, il secondo è una trappola. La sua filosofia si riassume nel quadrifarmaco, le quattro medicine dell'anima: non temere gli dèi, non temere la morte, il bene è facile da procurarsi, il dolore è facile da sopportare.
Lo stoicismo: vivere secondo natura
Quasi negli stessi anni, intorno al 300 a.C., Zenone di Cizio fonda ad Atene un'altra scuola, che prende nome dal portico dipinto, in greco Stoà Poikìle, dove egli teneva le sue lezioni. Gli stoici concepiscono l'universo come un grande organismo vivente, attraversato e governato da una ragione divina chiamata Lògos. Vivere felici significa, per loro, vivere secondo questa ragione, cioè accettare l'ordine razionale del cosmo e agire in armonia con esso. L'uomo saggio impara a distinguere ciò che dipende da lui, come le proprie opinioni e scelte, da ciò che non dipende da lui, come la malattia, la fama o la morte. Verso queste ultime cose deve mantenere l'apatìa, cioè la liberazione dalle passioni che turbano l'anima e la rendono schiava degli eventi esterni. Se un compagno di classe ti insulta ingiustamente, lo stoico ti insegnerebbe a non lasciarti travolgere dalla rabbia: non puoi controllare le sue parole, ma puoi scegliere come reagire dentro di te. Gli stoici inoltre affermano l'esistenza di una comunità universale di tutti gli esseri razionali, anticipando l'idea moderna di cosmopolitismo.
Lo scetticismo: sospendere il giudizio
Un'altra grande corrente ellenistica è lo scetticismo, fondato da Pirrone di Elide e in seguito sviluppato da Sesto Empirico. Gli scettici osservano che, su qualunque argomento, esistono opinioni opposte e tutte ugualmente sostenibili con argomenti razionali. Da questa constatazione traggono una conclusione radicale: non possiamo conoscere con certezza la vera natura delle cose, perché ogni nostro giudizio dipende dal punto di vista. Bisogna allora praticare l'epoché, cioè la sospensione del giudizio, evitando di affermare con sicurezza che qualcosa sia vero o falso, buono o cattivo. Da questo atteggiamento nasce paradossalmente una grande tranquillità interiore, perché chi non si attacca a opinioni rigide non resta deluso dalla realtà. Pensa alle discussioni accese sui social network, dove ognuno difende la sua verità: lo scettico ti suggerirebbe di ascoltare con calma, valutare i diversi argomenti e non pretendere di possedere la risposta definitiva. La saggezza, per lui, consiste nel riconoscere i limiti della ragione umana.
Il cinismo e altre voci minori
Accanto alle scuole maggiori, l'età ellenistica vede fiorire anche il cinismo, una corrente già nata nel IV secolo con Antistene e resa celebre da Diogene di Sinope, soprannominato il cane. I cinici predicano un ritorno radicale alla natura e disprezzano apertamente le convenzioni sociali, la ricchezza, la fama e il potere. La felicità, per loro, consiste nell'autarchia, cioè nell'autosufficienza, nel bastare a sé stessi con pochissimo. Diogene viveva, secondo la tradizione, dentro una botte e, quando Alessandro Magno gli chiese cosa desiderasse, rispose semplicemente di spostarsi perché gli copriva il sole. Questa filosofia, all'apparenza eccentrica, contiene una critica profonda al consumismo e all'ambizione: oggi diremmo che i cinici antichi anticipano in qualche modo certe scelte di vita minimaliste. Tutte queste scuole, pur con risposte diverse, condividono la stessa domanda di fondo: come può l'individuo essere felice in un mondo difficile e imprevedibile?
Ricorda
I punti chiave da fissare nella memoria sono i seguenti:
- Le filosofie ellenistiche nascono dopo la morte di Alessandro Magno e spostano l'attenzione dalla pólis all'individuo che cerca la felicità.
- L'epicureismo identifica la felicità con il piacere come assenza di dolore, cioè l'atarassia, e propone il quadrifarmaco come terapia dell'anima.
- Lo stoicismo invita a vivere secondo natura e ragione, accettando ciò che non dipende da noi e praticando l'apatìa verso le passioni.
- Lo scetticismo sospende il giudizio sulle cose perché ogni opinione può essere contestata, e da questa sospensione nasce la pace interiore.
- Il cinismo cerca la felicità nell'autosufficienza e nel rifiuto delle convenzioni sociali, attraverso uno stile di vita radicalmente semplice.
Ora prova a svolgere sul quaderno questo piccolo esercizio di verifica: descrivi una situazione concreta della tua vita scolastica (per esempio un voto deludente, una lite con un amico o l'attesa di un risultato sportivo) e spiega in dieci righe come reagirebbe di fronte ad essa, nell'ordine, un epicureo, uno stoico e uno scettico. Confronta poi le tre risposte e indica quale ti sembra più convincente e perché.