La nascita della filosofia: i presocratici

SpiegazioneLiceo · 3ªfilosofia

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La filosofia nasce in Grecia, tra il VII e il V secolo a.C., quando alcuni pensatori smettono di accontentarsi dei racconti mitici e cominciano a cercare spiegazioni razionali della realtà. I presocratici sono i protagonisti di questa rivoluzione: non cercano più chi ha creato il mondo, ma di che cosa è fatto e secondo quali leggi funziona.

Dal mito al logos: la grande svolta

Prima della filosofia, i Greci spiegavano i fenomeni naturali attraverso il mito, cioè racconti popolati da dèi, eroi e forze misteriose. Il tuono era la collera di Zeus, il mare in tempesta dipendeva dall'umore di Poseidone, le stagioni seguivano il dolore di Demetra per la figlia Persefone. Questi racconti erano potenti, ma non si potevano discutere né verificare: bisognava crederci o rifiutarli in blocco. Con i presocratici nasce un atteggiamento diverso, quello del logos, che significa parola ragionata, discorso argomentato. Il filosofo non racconta una storia, ma propone una tesi accompagnata da ragioni che possono essere accolte o contestate dagli altri. Pensa alla differenza tra dire "piove perché il cielo è triste" e dire "piove perché l'acqua evaporata si condensa": il primo enunciato chiude la discussione, il secondo la apre. Un esempio quotidiano è quello del medico moderno: quando hai la febbre, non si limita a dirti "capita", ma cerca la causa, la spiega e propone un rimedio basato su prove.

La culla della filosofia: Mileto e la Ionia

Non è un caso che la filosofia nasca a Mileto, una città-Stato della costa dell'Asia Minore, oggi in Turchia. La Ionia era un crocevia commerciale dove si incontravano mercanti egiziani, fenici, babilonesi, e ognuno portava conoscenze tecniche e religiose diverse. Questo contatto tra culture obbligava le persone a confrontare visioni del mondo opposte e a chiedersi quale fosse, eventualmente, la più solida. Era una società prospera, in cui esisteva un ceto di cittadini liberi dal lavoro manuale, con il tempo per riflettere e discutere nell'agorà, la piazza pubblica. Inoltre la polis greca, a differenza delle monarchie orientali, valorizzava il dibattito tra cittadini uguali, abituando la mente a confrontare argomenti contrapposti. Un esempio concreto è il porto di Mileto stesso: chi vedeva navi cariche di stoffe colorate, spezie e idee straniere imparava che il mondo non era uno solo, ma una pluralità di prospettive. Possiamo paragonarlo a una grande città universitaria di oggi, dove studenti provenienti da molti Paesi confrontano abitudini, tradizioni e modi di pensare.

La scuola di Mileto: Talete, Anassimandro, Anassimene

I primi filosofi sono detti naturalisti perché cercano l'archè, cioè il principio originario di tutte le cose, all'interno della natura stessa. Talete, vissuto intorno al 624-546 a.C., sosteneva che l'archè fosse l'acqua: osservando che ogni essere vivente ha bisogno di umidità, che il seme contiene liquido e che gli animali bevono per restare in vita, deduceva che l'acqua era la sostanza alla base di tutto. Anassimandro, suo discepolo, riteneva invece che il principio dovesse essere qualcosa di indeterminato, l'ápeiron, perché nessun elemento concreto può generare tutti gli altri senza esserne limitato. Anassimene, terzo della scuola, individuava l'archè nell'aria, che condensandosi forma acqua e terra e rarefacendosi diventa fuoco: una spiegazione che già introduce il concetto di trasformazione quantitativa. Un esempio attuale del ragionamento di Talete lo trovi quando un agricoltore valuta la fertilità di un terreno dalla presenza di falde acquifere. Un esempio di Anassimene è la nebbia: aria leggermente più densa che, raffreddandosi ulteriormente, diventa pioggia e poi ghiaccio.

Pitagora e l'armonia dei numeri

A Crotone, nella Magna Grecia, Pitagora (vissuto nel VI secolo a.C.) fondò una vera e propria comunità filosofica, religiosa e politica, in cui gli adepti seguivano regole di vita molto severe. Per i pitagorici l'archè non era una sostanza materiale, ma il numero: la realtà obbedisce a rapporti matematici precisi, e chi li conosce comprende l'ordine nascosto del cosmo. La scoperta più affascinante riguardava la musica: tendendo una corda e dividendola in rapporti semplici come 2:1 o 3:2, si ottengono intervalli armoniosi come l'ottava e la quinta. Da qui l'idea che l'intero universo sia una specie di grande strumento accordato, retto da proporzioni intelligibili. Pensa al GPS del cellulare: funziona perché posizioni e tempi sono descritti con equazioni matematiche estremamente precise. Un altro esempio è l'architettura del Partenone, costruito secondo proporzioni studiate, come la celebre sezione aurea, che lo rendono armonioso da guardare anche a duemilacinquecento anni di distanza.

Eraclito: tutto scorre

Eraclito di Efeso (circa 535-475 a.C.), soprannominato "l'oscuro" per il suo stile enigmatico, individua il principio di tutte le cose nel fuoco, ma il suo contributo più importante è un'idea: la realtà è perenne divenire. Tutto cambia continuamente, e la stabilità che crediamo di vedere è solo un'illusione dei nostri sensi. La sua frase più celebre, panta rhei, significa "tutto scorre", e si accompagna all'immagine del fiume: non puoi bagnarti due volte nello stesso fiume, perché tu sei cambiato e l'acqua è cambiata. Eraclito aggiunge che il divenire nasce dal continuo scontro tra opposti: caldo e freddo, giorno e notte, vita e morte non si annullano, ma si generano a vicenda in una tensione dinamica regolata dal logos universale. Pensa allo schermo del tuo telefono: sembra fermo, ma in realtà migliaia di pixel si accendono e si spengono ogni secondo, e l'immagine stabile è frutto di un movimento incessante. Un altro esempio è il tuo corpo: ogni giorno milioni di cellule muoiono e ne nascono di nuove, eppure ti riconosci la stessa persona allo specchio.

Parmenide e la scuola eleatica

A Elea, in Italia meridionale, Parmenide (circa 515-450 a.C.) propone una visione esattamente opposta a quella di Eraclito. Nel suo poema Sulla natura distingue due vie: la via della verità, percorsa con la sola ragione, e la via dell'opinione, fondata sui sensi che ingannano. La ragione, secondo lui, ci dice che soltanto l'Essere è e il non-essere non è: di conseguenza nulla può davvero nascere o morire, perché significherebbe passare dal non-essere all'essere, cosa impossibile. L'Essere è quindi unico, eterno, immobile e perfettamente sferico, mentre il movimento e il cambiamento che osserviamo sono solo apparenze. Il suo discepolo Zenone difese la tesi con celebri paradossi, come quello di Achille che non raggiungerebbe mai la tartaruga, perché ogni volta che arriva dove era lei, lei si è spostata di un pezzettino più avanti. Questa apparente assurdità voleva mostrare che il movimento, se preso sul serio dalla ragione, genera contraddizioni. Un esempio quotidiano è la pubblicità ingannevole: i sensi ti mostrano un prodotto bellissimo, ma il ragionamento critico ti aiuta a smascherare l'illusione. Un altro esempio: due treni che si incrociano in stazione sembrano muoversi entrambi, ma la ragione ti dice che solo uno parte davvero.

I pluralisti e gli atomisti: una sintesi possibile

Dopo Parmenide, i filosofi cercano di salvare l'esperienza del cambiamento senza rinunciare alla logica eleatica, ammettendo molti principi anziché uno solo. Empedocle di Agrigento individua quattro radici eterne: acqua, aria, terra e fuoco, mescolati e separati da due forze cosmiche, Amore e Odio. Anassagora di Clazomene immagina infiniti "semi" qualitativamente diversi, ordinati dal Nous, cioè l'Intelletto cosmico, che introduce per la prima volta una causa intelligente nella natura. Democrito di Abdera, con il maestro Leucippo, propone l'atomismo: la realtà è composta da infiniti atomi indivisibili che si muovono nel vuoto, e le differenze tra le cose dipendono dalla loro forma, posizione e combinazione. Un esempio chiaro è la cucina: con pochi ingredienti di base, come farina, acqua, uova e sale, puoi preparare moltissimi piatti diversi semplicemente cambiandone le proporzioni e l'ordine. Un altro esempio sono i mattoncini delle costruzioni: pochi tipi di pezzi permettono di realizzare astronavi, castelli o automobili, esattamente come gli atomi di Democrito generano la varietà del mondo.

Ricorda

Piccolo esercizio di verifica da svolgere sul quaderno: disegna una linea del tempo dal VII al V secolo a.C. e colloca su di essa, nell'ordine corretto, almeno sei filosofi presocratici. Per ognuno scrivi una sola frase che riassuma la sua tesi principale sull'archè, e accanto annota se la sua posizione è più vicina a quella di Eraclito (cambiamento) o a quella di Parmenide (permanenza). Infine prova a spiegare con parole tue, in cinque righe, perché il passaggio dal mito al logos può essere considerato la vera nascita del pensiero scientifico occidentale.

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