La Rivoluzione francese: quando il popolo cambiò la storia

SpiegazioneScuola secondaria di I grado · 2ªstoria

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La Rivoluzione francese è il grande terremoto politico che, tra il 1789 e il 1799, abbatté la monarchia assoluta in Francia e diffuse in tutta Europa idee nuove di libertà, uguaglianza e fraternità.

Una Francia divisa in tre ordini

Alla fine del Settecento la società francese era organizzata in tre ordini chiamati anche stati, una struttura ereditata dal Medioevo che ormai sembrava ingiusta e fuori dal tempo. Il Primo Stato era il clero, cioè vescovi, parroci e abati, mentre il Secondo Stato era la nobiltà, formata da circa quattrocentomila persone tra duchi, conti e baroni. Il Terzo Stato comprendeva tutto il resto della popolazione, dai contadini ai mercanti, dagli artigiani ai professionisti delle città. Questa massa enorme, che superava i ventiquattro milioni di persone, doveva sostenere quasi da sola le tasse del regno, mentre clero e nobiltà godevano di privilegi e esenzioni fiscali. Pensate, per fare un esempio concreto, a un fornaio di Parigi che si alzava prima dell'alba e pagava imposte sul pane venduto, mentre il nobile suo cliente non versava nulla allo Stato. Oppure immaginate una contadina della Normandia costretta a dare parte del raccolto al signore locale, al parroco e al re, restando con poco grano per la famiglia.

Le cause profonde della rivoluzione

Il malcontento non nacque all'improvviso, ma fu il risultato di cause politiche, economiche, sociali e culturali che si erano accumulate per decenni. Sul piano economico la Francia era piena di debiti perché il re Luigi XVI aveva sostenuto gli americani nella loro guerra di indipendenza contro l'Inghilterra, e ora le casse dello Stato erano vuote. Sul piano sociale la borghesia, cioè la classe dei mercanti e dei professionisti arricchitisi con i commerci, si sentiva esclusa dal potere politico nonostante producesse la ricchezza del paese. Sul piano culturale l'Illuminismo aveva diffuso, attraverso libri e salotti, l'idea che gli uomini fossero tutti uguali e che il potere dovesse derivare dal popolo e non da Dio. A questo si aggiunsero due raccolti disastrosi, nel 1788 e nella primavera del 1789, che fecero aumentare in modo spaventoso il prezzo del pane nelle città. Per capire la situazione pensate a una famiglia di operai parigini che spendeva quasi tutto lo stipendio per il pane: bastava un piccolo rincaro per affamarla. Oppure immaginate un giovane avvocato di provincia che leggeva Voltaire e Rousseau e poi vedeva il figlio del nobile locale ottenere senza fatica una carica che a lui era preclusa.

Dagli Stati Generali alla presa della Bastiglia

Nel maggio del 1789 il re convocò a Versailles gli Stati Generali, un'antica assemblea che riuniva i rappresentanti dei tre ordini per discutere nuove tasse. Il Terzo Stato, però, non accettò più di votare per ordine, sistema che lo metteva sempre in minoranza, e chiese il voto per testa, cioè una persona un voto. Quando il re rifiutò, i deputati del Terzo Stato si riunirono in una sala da gioco della reggia e fecero il famoso giuramento della Pallacorda, promettendo di non sciogliersi finché non avessero dato alla Francia una costituzione. Il 14 luglio 1789 il popolo di Parigi, temendo una reazione militare del re, assaltò la fortezza-prigione della Bastiglia, considerata simbolo dell'arbitrio regio. La presa della Bastiglia divenne subito il momento simbolico della rivoluzione, tanto che ancora oggi il 14 luglio è la festa nazionale francese. Per capire l'eccitazione di quel giorno immaginate una piazza di una nostra città riempirsi di persone che corrono con bandiere e gridano insieme: un'energia collettiva che cambia il corso degli eventi. Pensate anche a un bottegaio che chiude per la prima volta la sua taverna per andare in strada, perché sente che sta succedendo qualcosa di mai visto prima.

La Dichiarazione dei diritti e la fine dei privilegi

Nella notte del 4 agosto 1789 l'Assemblea Nazionale Costituente abolì i diritti feudali, cancellando con un colpo di penna privilegi che esistevano da secoli. Pochi giorni dopo, il 26 agosto, venne approvata la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, uno dei testi più importanti della storia moderna. La Dichiarazione affermava che gli uomini nascono e restano liberi e uguali nei diritti, e che le distinzioni sociali possono fondarsi solo sull'utilità comune. Stabiliva anche la libertà di pensiero, di parola, di stampa e di religione, oltre al principio per cui la legge è uguale per tutti i cittadini. Per capire l'enormità del cambiamento pensate a quanto sarebbe sembrato strano, fino a poco prima, dire a un contadino e a un duca che davanti alla legge erano la stessa cosa. Oppure immaginate una giornalista del 1790 che poteva finalmente stampare un articolo critico verso il governo senza finire in prigione, una cosa impensabile sotto la monarchia assoluta.

La caduta della monarchia e la Repubblica

Nonostante la nuova costituzione del 1791 cercasse di tenere insieme re e parlamento, Luigi XVI tentò di fuggire all'estero per organizzare una rivincita armata contro la rivoluzione. Fu fermato a Varennes, riportato a Parigi e perse rapidamente la fiducia del popolo, che ormai lo considerava un traditore. Nel settembre del 1792 venne proclamata la Prima Repubblica francese, e l'anno successivo, il 21 gennaio 1793, il re fu condannato a morte e ghigliottinato in piazza. La sua condanna scandalizzò le altre monarchie europee, che formarono coalizioni militari per invadere la Francia e ristabilire l'ordine antico. Per capire la portata di quel gesto pensate a un re che per secoli era considerato scelto da Dio e che ora veniva giudicato e ucciso come un qualsiasi cittadino colpevole. Immaginate anche lo stupore di un mercante di Vienna che, leggendo la notizia sul giornale, si rendeva conto che il mondo non era più quello dei suoi nonni.

Il Terrore e la fine della rivoluzione

Tra il 1793 e il 1794 la Francia visse il periodo più drammatico della rivoluzione, conosciuto come il Terrore e guidato da Maximilien Robespierre con il Comitato di salute pubblica. Per difendere la repubblica dalle minacce interne ed esterne, i tribunali rivoluzionari condannarono a morte migliaia di persone, tra cui la regina Maria Antonietta, scienziati come Lavoisier e perfino molti rivoluzionari. Quando la paura raggiunse livelli insopportabili, anche Robespierre fu arrestato e ghigliottinato nel luglio del 1794, segnando la fine del Terrore. Negli anni successivi il governo passò al Direttorio, un sistema instabile che durò fino al colpo di stato di Napoleone Bonaparte nel novembre del 1799. Per capire l'atmosfera di quegli anni pensate a una città dove ogni vicino poteva denunciarti per una frase sospetta, generando un clima di sfiducia generale. Immaginate anche un giovane ufficiale corso, intelligente e ambizioso, che osservava la confusione politica e capiva che la Francia stava cercando un uomo forte: quell'ufficiale era Napoleone.

L'eredità della Rivoluzione francese

La Rivoluzione francese cambiò per sempre la storia europea e mondiale, lasciando un'eredità che sentiamo ancora oggi nella nostra vita quotidiana. Dalla rivoluzione nasce l'idea moderna di cittadinanza, secondo cui non si è sudditi di un re ma cittadini di uno Stato, con diritti e doveri scritti nella legge. Da quel periodo derivano la bandiera tricolore, l'inno nazionale francese chiamato Marsigliese, il sistema metrico decimale e la divisione amministrativa in dipartimenti. Anche il nostro modo di pensare alla scuola pubblica, alla giustizia uguale per tutti e ai diritti delle donne affonda le radici in quel decennio rivoluzionario, anche se molte conquiste arrivarono solo molto tempo dopo. Per capire quanto sia vicina a noi questa storia pensate al fatto che la nostra Costituzione italiana del 1948 ripete molti principi della Dichiarazione del 1789. Pensate anche al metro che usate per misurare la lavagna o un campo di calcio: è un'invenzione dei rivoluzionari francesi, nata per dare al mondo una misura razionale e uguale per tutti.

Ricorda

Piccolo esercizio di verifica (sul quaderno): disegna una linea del tempo che vada dal 1789 al 1799 e collocaci almeno cinque eventi della rivoluzione nell'ordine giusto. Accanto a ciascuno scrivi in una frase perché quell'evento fu importante e quale principio (libertà, uguaglianza, fraternità) lo rappresenta meglio.

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