Il Sacro Romano Impero nacque la notte di Natale dell'800, quando papa Leone III incoronò il re dei Franchi Carlo Magno imperatore dei Romani, dando vita a un sogno politico durato mille anni.
Un sogno chiamato Impero
Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente nel 476 d.C., in Europa si formarono molti regni piccoli e spesso in lotta tra loro, ma il ricordo della grandezza di Roma non si spense mai. Per secoli sovrani, vescovi e uomini di cultura sognarono di far rinascere un grande impero cristiano che riunisse i popoli sotto un'unica autorità politica e religiosa. Questo desiderio era nutrito sia dalla nostalgia dell'ordine romano sia dalla convinzione che la fede cristiana avesse bisogno di un protettore potente. Il primo a realizzare in parte questo sogno fu Carlo Magno, re dei Franchi, che nell'anno 800 si fece incoronare imperatore. Possiamo immaginare la cosa come quando, dopo che una grande squadra di calcio scompare, i tifosi sperano per anni che qualcuno la rifondi: così l'Europa attendeva la rinascita di Roma. Allo stesso modo, quando una famiglia importante si divide, i nipoti possono sognare di riunire tutti i parenti in un'unica grande casa, ed è proprio ciò che tentarono di fare i sovrani medievali.
La nascita ufficiale con Ottone I
L'impero di Carlo Magno durò poco e venne diviso tra i suoi nipoti con il trattato di Verdun dell'843, ma l'idea imperiale sopravvisse e fu ripresa con forza dai re di Germania. Nel 962 il re sassone Ottone I scese in Italia, sconfisse i nemici del papa e a Roma fu incoronato imperatore da papa Giovanni XII, dando inizio ufficialmente al Sacro Romano Impero. Quel titolo univa tre parole molto significative: «Sacro» indicava la protezione divina, «Romano» richiamava l'antica Roma e «Impero» significava potere su molti popoli. La novità di Ottone fu legare in modo stabile la corona imperiale al regno di Germania, così che chi diventava re tedesco aspirava poi a essere incoronato a Roma. Possiamo pensare a questo passaggio come a un giocatore che vince prima il campionato nazionale e poi punta a vincere anche la Champions League europea. Oppure è simile a uno studente che prima diventa rappresentante di classe e poi rappresentante d'istituto: ogni passo apre la porta a una responsabilità più grande.
I territori e i popoli dell'Impero
Il Sacro Romano Impero non era uno Stato unito come l'Italia di oggi, ma un grande mosaico di terre molto diverse fra loro per lingua, usanze e leggi. Comprendeva la Germania, parte dell'Italia centro-settentrionale, i Paesi Bassi, la Boemia, l'Austria e alcune regioni della Francia orientale come la Borgogna. Dentro l'impero vivevano tedeschi, italiani, cechi, fiamminghi e altri popoli, ciascuno con la propria parlata e le proprie tradizioni, uniti solo dalla fedeltà all'imperatore e dalla religione cattolica. Questa varietà era una ricchezza, ma anche una grande difficoltà, perché governare territori così lontani e diversi richiedeva continui viaggi e accordi. È un po' come una scuola dove convivono studenti di tante nazionalità: tutti seguono lo stesso regolamento, ma ognuno porta la propria cultura. Oppure pensiamo a un condominio molto grande, con appartamenti diversi per dimensione e abitanti: serve un amministratore capace per far rispettare le regole comuni senza far litigare nessuno.
Il potere dell'imperatore e i feudatari
L'imperatore era considerato la più alta autorità laica della cristianità, ma in realtà non aveva un esercito proprio né una capitale fissa, e doveva spostarsi continuamente per controllare i suoi vasti domini. Per governare si appoggiava ai grandi feudatari, cioè a duchi, conti e marchesi a cui concedeva terre e poteri in cambio di fedeltà, soldati e tasse. Questo sistema, chiamato feudalesimo, funzionava finché i feudatari rispettavano i patti, ma spesso essi diventavano così potenti da sfidare l'imperatore stesso. Per questo motivo molti sovrani cercarono di rafforzare il loro prestigio attraverso cerimonie solenni, leggi scritte e l'appoggio della Chiesa. Possiamo paragonare l'imperatore al capitano di una grande nave dove ogni ufficiale comanda una sezione: se gli ufficiali obbediscono, la nave avanza, ma se litigano, la nave si ferma. È simile anche a un insegnante che affida incarichi importanti ai compagni di classe: se i compagni collaborano tutto funziona, ma se decidono di fare di testa propria, la lezione diventa impossibile.
Lo scontro tra Impero e Papato
Uno dei conflitti più importanti del Medioevo fu la lunga lotta tra imperatori e papi, che si contendevano la guida della cristianità e in particolare il diritto di nominare vescovi e abati. Questo scontro, detto «lotta per le investiture», esplose nel 1075 quando papa Gregorio VII vietò agli imperatori di scegliere i vescovi, e l'imperatore Enrico IV si ribellò, finendo scomunicato. Per ottenere il perdono Enrico IV nel 1077 attraversò le Alpi in pieno inverno e attese tre giorni a piedi nudi nella neve davanti al castello di Canossa, dove il papa si trovava ospite di Matilde. La lotta si concluse solo nel 1122 con il concordato di Worms, un accordo che divideva i compiti tra imperatore e papa nella nomina dei vescovi. Possiamo paragonare questa lite a quella tra un genitore e un nonno che vogliono entrambi decidere chi accompagnerà il bambino a scuola: alla fine devono mettersi d'accordo per il bene del piccolo. È anche come quando in un gruppo di lavoro a scuola due compagni vogliono entrambi essere capogruppo: bisogna trovare un modo per dividersi i compiti.
Federico Barbarossa e i Comuni italiani
Nel XII secolo l'imperatore Federico I di Svevia, detto Barbarossa per il colore della barba, tentò di rafforzare il potere imperiale soprattutto in Italia, dove le città stavano diventando ricche e indipendenti. Federico scese in Italia ben sei volte, distrusse la città ribelle di Milano nel 1162 e impose tasse pesantissime, ma si scontrò con la resistenza dei Comuni del Nord. Le città, unite nella Lega Lombarda e sostenute da papa Alessandro III, sconfissero l'imperatore nella celebre battaglia di Legnano del 1176, costringendolo poi a firmare la pace di Costanza nel 1183. Con quell'accordo i Comuni ottennero una larga autonomia, pur restando formalmente parte dell'impero. La storia di Barbarossa contro i Comuni ricorda un allenatore che vuole imporre il suo schema a giocatori esperti: se non li ascolta, rischia di perdere la partita. È anche simile a un sindaco che vuole decidere tutto in un quartiere senza ascoltare i comitati degli abitanti, e alla fine deve cedere e collaborare.
Federico II, lo «stupor mundi»
Un altro imperatore straordinario fu Federico II di Svevia, nipote di Barbarossa, nato in Italia nel 1194 e cresciuto a Palermo, città che era allora un crocevia di culture cristiane, arabe ed ebraiche. Federico II fu chiamato dai suoi contemporanei «stupor mundi», cioè «meraviglia del mondo», perché parlava sei lingue, amava la scienza, scriveva poesie in volgare e fondò nel 1224 l'Università di Napoli. Il suo regno fu un periodo di grande splendore culturale, ma anche di duri scontri con il papato, che lo scomunicò più volte temendo il suo immenso potere su Germania e Italia meridionale. Federico cercò di costruire uno Stato moderno e centralizzato, con leggi uniformi raccolte nelle Costituzioni di Melfi del 1231, vera innovazione giuridica per l'epoca. La sua corte ricorda i moderni centri di ricerca dove si incontrano studiosi di paesi diversi per condividere idee. Possiamo anche pensare a una scuola che organizza scambi culturali con studenti stranieri: dal confronto nascono nuove conoscenze e nuove amicizie, proprio come nella Palermo di Federico.
La lenta decadenza dell'Impero
Dopo la morte di Federico II nel 1250 il Sacro Romano Impero entrò in una fase di lunga decadenza, in cui gli imperatori persero progressivamente il controllo sui territori italiani e divennero sempre più dipendenti dai grandi principi tedeschi. Nel 1356 l'imperatore Carlo IV emanò la Bolla d'Oro, una legge fondamentale che stabiliva che l'imperatore fosse eletto da sette principi elettori, quattro laici e tre vescovi, riducendo così il ruolo del papa. Da quel momento il titolo imperiale rimase quasi sempre nelle mani della famiglia austriaca degli Asburgo, ma il vero potere era frantumato in centinaia di staterelli, città libere e principati. L'impero continuò a esistere formalmente fino al 1806, quando Napoleone Bonaparte costrinse l'ultimo imperatore Francesco II a rinunciare al titolo, ponendo fine a una istituzione durata oltre mille anni. Possiamo paragonarlo a un vecchio edificio storico che resta in piedi per affetto e tradizione, ma che ormai nessuno usa davvero. È anche come una società sportiva che mantiene il suo nome glorioso ma ha perso quasi tutti i giocatori bravi e gioca in campionati minori.
Ricorda
- Il Sacro Romano Impero nacque ufficialmente nel 962 con l'incoronazione di Ottone I, riprendendo il sogno di Carlo Magno dell'800.
- L'impero univa territori e popoli molto diversi (tedeschi, italiani, cechi, fiamminghi) sotto un'unica autorità religiosa e politica.
- Il potere imperiale si reggeva sul sistema feudale, con duchi, conti e marchesi che giuravano fedeltà in cambio di terre.
- La lotta per le investiture tra papi e imperatori (1075-1122) si chiuse con il concordato di Worms, dopo l'umiliazione di Canossa.
- Federico Barbarossa fu sconfitto dai Comuni italiani a Legnano nel 1176 e firmò la pace di Costanza nel 1183.
- Federico II, lo «stupor mundi», creò a Palermo una corte raffinata e promulgò le Costituzioni di Melfi nel 1231.
- La Bolla d'Oro del 1356 affidò l'elezione dell'imperatore a sette principi elettori; l'impero finì nel 1806 con Napoleone.
Piccolo esercizio di verifica: prendi il quaderno e costruisci una linea del tempo orizzontale che vada dall'anno 800 al 1806. Segna in ordine cronologico questi sette eventi indicando per ciascuno una breve didascalia di tua invenzione: incoronazione di Carlo Magno, incoronazione di Ottone I, umiliazione di Canossa, concordato di Worms, battaglia di Legnano, Costituzioni di Melfi, Bolla d'Oro, fine dell'impero. Poi, sotto la linea del tempo, scrivi in cinque righe perché secondo te il Sacro Romano Impero è durato così a lungo nonostante le tante difficoltà.