L'evoluzione: come cambiano i viventi nel tempo

SpiegazioneScuola secondaria di I grado · 3ªscienze

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Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

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L'evoluzione è il processo per cui le specie viventi cambiano lentamente nel corso di moltissime generazioni, dando origine a nuove forme di vita a partire da antenati comuni.

La Terra ospita oggi milioni di specie diverse, ma non è sempre stato così: la vita è apparsa circa 3,8 miliardi di anni fa sotto forma di organismi microscopici che vivevano negli oceani. Da quei primi esseri viventi, attraverso un tempo enormemente lungo, si sono sviluppati pesci, anfibi, rettili, uccelli, mammiferi e infine la nostra specie. Questo cambiamento graduale e continuo è ciò che gli scienziati chiamano evoluzione biologica, e rappresenta il filo conduttore che collega tutti gli organismi del pianeta. Le prove di questo lungo cammino non sono frutto di immaginazione: si trovano nei fossili, nelle somiglianze tra le ossa di animali diversi e perfino nel DNA che ognuno di noi porta nelle proprie cellule. Capire l'evoluzione significa quindi capire da dove veniamo e perché il mondo vivente è organizzato come lo osserviamo oggi.

La teoria di Darwin e la selezione naturale

Nell'Ottocento il naturalista inglese Charles Darwin, dopo un lungo viaggio sulla nave Beagle, propose una spiegazione rivoluzionaria del cambiamento dei viventi che pubblicò nel 1859 nel libro L'origine delle specie. Darwin osservò che dentro ogni specie gli individui non sono mai tutti identici: esistono piccole differenze ereditarie, chiamate variazioni, che riguardano per esempio la statura, il colore, la forma del becco o la resistenza al freddo. Notò inoltre che nascono sempre molti più individui di quanti l'ambiente possa nutrire, e che tra loro si crea una vera competizione per il cibo, lo spazio e i partner. In questa lotta per la sopravvivenza, gli individui con caratteristiche più vantaggiose hanno maggiori probabilità di vivere a lungo e di lasciare figli, ai quali trasmettono quelle stesse caratteristiche utili. Generazione dopo generazione, i tratti favorevoli diventano sempre più frequenti nella popolazione, mentre quelli svantaggiosi scompaiono: questo meccanismo si chiama selezione naturale ed è il motore principale dell'evoluzione. Un esempio concreto è la falena Biston betularia in Inghilterra: prima della rivoluzione industriale era prevalentemente chiara e si mimetizzava sulle cortecce coperte di licheni, ma quando il fumo delle fabbriche annerì i tronchi divennero più frequenti le falene scure, che gli uccelli faticavano a vedere e quindi a mangiare.

Le prove dell'evoluzione

Gli scienziati non credono all'evoluzione perché è una bella storia, ma perché esistono moltissime prove concrete che la confermano e che provengono da campi diversi della biologia. I fossili, cioè i resti o le impronte di organismi vissuti nel passato e conservati nelle rocce, mostrano forme di transizione tra gruppi diversi, come l'Archaeopteryx, un animale di 150 milioni di anni fa con denti e coda da rettile ma ali e piume da uccello. Anche il confronto anatomico fornisce indizi fortissimi: il braccio umano, la pinna della balena, l'ala del pipistrello e la zampa del cavallo hanno la stessa struttura ossea di base, segno che derivano da un antenato comune e si sono poi modificati per funzioni diverse. Lo studio degli embrioni rivela ulteriori somiglianze, perché nelle prime fasi di sviluppo i vertebrati appaiono molto simili tra loro, con tracce di archi branchiali anche in chi non avrà mai branchie da adulto. La prova più moderna e potente arriva però dalla biologia molecolare: confrontando il DNA di specie diverse si scopre che organismi imparentati hanno sequenze genetiche molto simili, e che la somiglianza diminuisce man mano che ci si allontana nell'albero della vita. Per esempio condividiamo circa il 98% del DNA con lo scimpanzé, confermando una parentela evolutiva molto stretta con i grandi primati africani.

Ricorda

Esercizio attivo sul quaderno: disegna una semplice tabella a due colonne intitolate "Prima" e "Dopo". Immagina una popolazione di 10 conigli che vivono in una zona dove inizia a cadere molta neve: 7 sono marroni e 3 sono bianchi. Spiega, in cinque righe, quale colore sarà probabilmente più frequente dopo molte generazioni e perché, usando le parole variazione, selezione naturale e ambiente.

Riferimento curricolare

Scheda didattica (bozza auto-generata) sull'obiettivo ob.sec-1grado.scienze.cl3.biologia.06 — Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione. Da revisionare.

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