Il verbo e le coniugazioni

SpiegazioneScuola secondaria di I grado · 1ªitaliano

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Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

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Che cos'è il verbo

Il verbo è la parola che racconta ciò che accade: indica un'azione, uno stato o un modo di essere, e si trasforma per dirci chi compie l'azione e quando.

Il verbo è il cuore della frase, perché senza di esso non riusciremmo a comunicare nulla di compiuto. Pensa a una semplice scena: senza un verbo non potresti dire se qualcuno sta correndo, dormendo, mangiando oppure pensando. Il verbo, infatti, esprime un'azione (come scrivere, saltare, parlare), uno stato (come essere stanco, rimanere fermo) o un modo di essere (come sembrare felice, diventare grande). Una caratteristica fondamentale del verbo è la sua variabilità: cambia forma a seconda della persona che compie l'azione, del numero (singolare o plurale), del tempo in cui l'azione si svolge e del modo in cui viene presentata. Per studiare un verbo dobbiamo prima individuarne la forma di base, cioè l'infinito presente, che è la forma con cui il verbo viene registrato nel dizionario e che termina in -are, -ere o -ire. Da questa forma possiamo poi ricavare la radice, che porta il significato, e la desinenza, che cambia per esprimere persona, numero, tempo e modo.

Le tre coniugazioni

In italiano i verbi regolari si raggruppano in tre grandi famiglie, chiamate coniugazioni, che si distinguono in base alla terminazione dell'infinito presente. Alla prima coniugazione appartengono i verbi che terminano in -are, come cantare, guardare e lavorare: è la famiglia più numerosa e anche la più regolare, perché segue uno schema piuttosto stabile. Alla seconda coniugazione appartengono i verbi che terminano in -ere, come credere, scrivere e vedere: in questo gruppo troviamo molti verbi irregolari, perché la loro forma può cambiare in modo imprevedibile. Alla terza coniugazione appartengono i verbi che terminano in -ire, come partire, dormire e sentire, e qui dobbiamo prestare attenzione perché alcuni verbi, come finire e capire, inseriscono il suffisso -isc- tra la radice e la desinenza in certe persone del presente. Accanto a queste tre famiglie ci sono anche i due ausiliari, essere e avere, che servono a formare i tempi composti come il passato prossimo (ho mangiato, sono partito) e che hanno una coniugazione tutta loro, da imparare con cura. Per riconoscere a quale coniugazione appartiene un verbo coniugato, basta riportarlo all'infinito e osservare la terminazione: per esempio, partendo dalla forma correvamo arriviamo a correre, dunque seconda coniugazione.

Ricorda

  1. Il verbo esprime azioni, stati o modi di essere e cambia forma in base a persona, numero, tempo e modo.
  2. Le tre coniugazioni si riconoscono dall'infinito presente: prima -are, seconda -ere, terza -ire; essere e avere sono gli ausiliari.
  3. Per analizzare un verbo coniugato bisogna sempre risalire all'infinito, poi separare la radice (il significato) dalla desinenza (la parte che cambia).

Piccolo esercizio sul quaderno: scrivi cinque verbi che useresti per descrivere una giornata a scuola, mettili all'infinito presente e indica accanto a ciascuno la coniugazione di appartenenza (1ª, 2ª o 3ª).

Riferimento curricolare

Scheda didattica (bozza auto-generata) sull'obiettivo ob.sec-1grado.italiano.cl3.grammatica.01 — Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione. Da revisionare.

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