La popolazione mondiale

SpiegazioneScuola secondaria di I grado · 3ªgeografia

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Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

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La popolazione mondiale è l'insieme di tutti gli esseri umani che vivono sulla Terra: studiarne il numero, la distribuzione e i movimenti aiuta a capire il mondo in cui viviamo e le sue trasformazioni.

Introduzione: il pianeta dei nove miliardi

Immagina di poter contare, una a una, tutte le persone che vivono sulla Terra: ti accorgeresti che oggi siamo circa otto miliardi e ci avviciniamo rapidamente ai nove miliardi. Questo numero, però, non racconta tutta la storia, perché gli esseri umani non sono distribuiti in modo uniforme sul pianeta. Alcune regioni, come le pianure costiere dell'Asia orientale, ospitano densità altissime, mentre vasti territori come la Siberia o il deserto del Sahara restano quasi disabitati. La geografia della popolazione studia proprio queste differenze, cercando di spiegare perché certi luoghi attirano milioni di persone e altri restano vuoti. Comprendere questi fenomeni è fondamentale, perché la distribuzione degli abitanti influisce sull'ambiente, sull'economia e sulla politica di ogni Paese. In questa unità scopriremo gli strumenti che gli studiosi usano per misurare e raccontare il popolamento del pianeta.

Quanti siamo e come si conta la popolazione

Per sapere quante persone vivono in un Paese si usa il censimento, un'operazione complessa che ogni Stato organizza con cadenza periodica, di solito ogni dieci anni. In Italia il censimento è gestito dall'Istat e oggi si svolge in forma permanente, raccogliendo dati su un campione di famiglie ogni anno per restituire un quadro sempre aggiornato. Pensa, ad esempio, al modulo che i tuoi genitori potrebbero aver compilato online: contiene domande sull'età, sul lavoro e sul numero di persone che vivono in casa. A livello mondiale, invece, le stime sono coordinate dall'ONU, che pubblica ogni anno rapporti come il "World Population Prospects". Un secondo esempio quotidiano è l'anagrafe del Comune, dove vengono registrate nascite, morti e trasferimenti: questi registri permettono di aggiornare i numeri tra un censimento e l'altro. Senza dati precisi sarebbe impossibile progettare scuole, ospedali o linee di trasporto pubblico adeguate alla popolazione reale.

La densità di popolazione

La densità di popolazione indica quante persone vivono mediamente in un chilometro quadrato di territorio e si calcola dividendo il numero di abitanti per la superficie. Si tratta di un indicatore molto utile, perché due Paesi con lo stesso numero di abitanti possono avere realtà completamente diverse a seconda di quanto sono estesi. Prendiamo il Bangladesh: con circa 170 milioni di persone su un territorio piccolo, raggiunge oltre 1.100 abitanti per chilometro quadrato, una delle densità più alte del mondo. All'opposto, la Mongolia ha solo due abitanti per chilometro quadrato, perché immense steppe e deserti rendono difficile la vita stabile. Anche all'interno di uno stesso Paese le differenze sono enormi: in Italia la pianura padana è fittamente popolata, mentre le zone montane dell'Appennino centrale si stanno spopolando. Questo indicatore, però, va letto con prudenza, perché media valori molto diversi e non distingue tra città affollate e campagne vuote. Per questo si parla spesso di ecumene, ossia la parte abitata della Terra, distinta dall'anecumene, cioè i territori praticamente disabitati.

Dove vivono gli esseri umani

La distribuzione della popolazione sulla Terra dipende da fattori naturali e da fattori storici intrecciati tra loro. Tra i fattori naturali contano moltissimo il clima, la disponibilità di acqua dolce, la fertilità del suolo e l'altitudine: per questo le grandi valli fluviali, come quella del Gange in India o del Nilo in Egitto, hanno ospitato civiltà popolose fin dall'antichità. Un esempio scolastico è il delta del Nilo, dove vivono decine di milioni di egiziani concentrati in una striscia verde lunga poche centinaia di chilometri. Tra i fattori storici contano invece le antiche rotte commerciali, la nascita delle città e la rivoluzione industriale, che ha attirato lavoratori nei poli manifatturieri europei e nordamericani. Pensa a una metropoli come Shanghai, cresciuta esplosivamente negli ultimi quarant'anni grazie alle fabbriche e al porto. Oggi circa il 60% della popolazione mondiale vive in città, e questo fenomeno, chiamato urbanizzazione, è uno dei più potenti motori di cambiamento del nostro tempo.

La crescita della popolazione: nascite, morti e indicatori

Per capire se una popolazione cresce o diminuisce si usano alcuni indicatori fondamentali, che si calcolano ogni anno su mille abitanti. Il tasso di natalità misura il numero di nati vivi per mille abitanti, mentre il tasso di mortalità misura i decessi nello stesso periodo. La differenza tra questi due valori si chiama saldo naturale e, se positivo, significa che la popolazione cresce per cause biologiche. Un altro indicatore chiave è la speranza di vita alla nascita, che in Italia supera oggi gli ottantadue anni grazie a sanità avanzata e alimentazione varia, mentre in alcuni Paesi dell'Africa subsahariana resta sotto i sessantacinque. Per fare un esempio concreto, nel Niger nascono ogni anno circa quarantacinque bambini ogni mille abitanti, contro i sette dell'Italia: ecco perché la sua popolazione raddoppia in pochi decenni. Esiste poi il saldo migratorio, che misura la differenza tra chi entra e chi esce da un Paese, e sommandolo al saldo naturale si ottiene la variazione totale.

La transizione demografica

Gli studiosi hanno descritto il modo in cui le popolazioni cambiano nel tempo con un modello chiamato transizione demografica, suddiviso in quattro fasi principali. Nella prima fase, tipica delle società preindustriali, sia la natalità sia la mortalità sono molto alte e la popolazione cresce poco e in modo instabile. Nella seconda fase la mortalità crolla grazie a medicina, vaccini e cibo abbondante, mentre la natalità resta alta: ecco perché la popolazione esplode, come accadde in Europa nell'Ottocento e come avviene oggi in molti Paesi africani. Nella terza fase anche la natalità diminuisce, perché le famiglie scelgono di avere meno figli, e la crescita rallenta: pensa all'Italia degli anni Sessanta, quando il boom demografico iniziò a frenare. Nella quarta fase, infine, natalità e mortalità sono entrambe basse e la popolazione si stabilizza o addirittura diminuisce, come accade oggi in Giappone e in molti Paesi europei. Capire in quale fase si trova un Paese aiuta a prevedere il suo futuro economico e sociale.

Le migrazioni nel mondo contemporaneo

Le migrazioni sono spostamenti di persone che lasciano la propria residenza per trasferirsi altrove, anche per lungo tempo o per sempre. Si distinguono migrazioni interne, che avvengono dentro lo stesso Paese, e migrazioni internazionali, che attraversano i confini di Stato. Un esempio storico molto noto è quello degli italiani che, tra fine Ottocento e metà Novecento, partirono in milioni verso le Americhe e l'Europa del Nord cercando lavoro. Oggi i flussi si sono in gran parte invertiti e l'Italia è diventata un Paese di immigrazione, soprattutto dall'Europa orientale, dall'Africa e dall'Asia. Le cause possono essere economiche, come la ricerca di un lavoro migliore, oppure politiche, come fughe da guerre e persecuzioni, dando origine ai cosiddetti rifugiati. Anche il cambiamento climatico sta creando una nuova categoria, quella dei migranti ambientali, costretti a lasciare zone colpite da siccità o innalzamento del mare.

Struttura della popolazione e piramidi delle età

Una popolazione non è solo un numero totale, ma è formata da uomini e donne di età diverse, e la sua composizione si rappresenta con un grafico chiamato piramide delle età. Sull'asse verticale si dispongono le classi di età, mentre sull'asse orizzontale si indicano i maschi a sinistra e le femmine a destra. Quando la piramide ha una base larga e si restringe rapidamente verso l'alto, significa che ci sono molti bambini e pochi anziani: è il caso di Paesi giovani come il Kenya o il Pakistan. Quando invece la figura assomiglia più a un'urna, con base stretta e parte centrale o alta rigonfia, indica una popolazione anziana, come quella italiana o tedesca. Questo strumento è importantissimo perché permette di prevedere il numero futuro di studenti, lavoratori e pensionati. Un esempio quotidiano è la difficoltà che molte scuole italiane hanno nel formare classi numerose: dipende dal calo delle nascite degli ultimi vent'anni.

Ricorda

Piccolo esercizio di verifica sul quaderno: immagina un Paese immaginario chiamato Geolandia, con 24 milioni di abitanti e una superficie di 600.000 km². Calcola la densità di popolazione e scrivi se ti sembra alta, media o bassa, motivando in tre righe la risposta. Disegna poi una possibile piramide delle età se in Geolandia nascono moltissimi bambini ma la speranza di vita è bassa, e descrivi a parole la sua forma.

Riferimento curricolare

Scheda didattica (bozza auto-generata) sull'obiettivo ob.sec-1grado.geografia.cl3.paesaggio.02 — Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione. Da revisionare.

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