Gli squilibri mondiali

SpiegazioneScuola secondaria di I grado · 3ªgeografia

Lunghezza

Stesso argomento, tre livelli: Sintetica (più breve), Standard, Estesa (più completa).

Scarica in PDF Scarica in Word Adatta al mio alunno

Il nostro pianeta è abitato da oltre otto miliardi di persone, ma le condizioni di vita non sono uguali ovunque: in alcune zone si vive a lungo e con benessere, in altre si lotta ogni giorno per il cibo e l'acqua.

Che cosa sono gli squilibri mondiali

Quando parliamo di squilibri mondiali intendiamo le profonde differenze che esistono tra i diversi Paesi della Terra nelle condizioni economiche, sociali, sanitarie e ambientali. Non si tratta solo del fatto che alcune persone abbiano più denaro di altre, ma di disuguaglianze che riguardano la possibilità di studiare, di curarsi, di mangiare a sufficienza e di vivere a lungo. Un bambino che nasce oggi in Norvegia ha un'aspettativa di vita di circa ottantatré anni, mentre un bambino nato in Ciad difficilmente supererà i sessanta. In Italia quasi tutti i ragazzi della tua età frequentano la scuola, mentre in molti Paesi dell'Africa centrale meno della metà arriva alla terza media. Questi squilibri non sono frutto del caso, ma dipendono da una lunga serie di cause storiche, geografiche e politiche che si sono accumulate nei secoli. Studiare la geografia significa anche imparare a riconoscere queste disparità e a comprenderne le radici profonde.

Il Nord e il Sud del mondo

Per descrivere gli squilibri, i geografi hanno tracciato una linea immaginaria che divide il pianeta in due grandi aree: il Nord ricco e il Sud povero del mondo. Al Nord appartengono l'Europa, il Nord America, il Giappone, la Corea del Sud, l'Australia e la Nuova Zelanda, anche se quest'ultima si trova nell'emisfero meridionale. Al Sud appartengono invece la maggior parte dei Paesi dell'America Latina, dell'Africa e dell'Asia meridionale, dove vive circa l'ottanta per cento della popolazione mondiale. Questa divisione è una semplificazione utile, ma oggi non basta più a descrivere la realtà: pensa alla Cina, che è geograficamente nel Sud ma economicamente vicina ai Paesi ricchi, oppure alle aree degradate delle periferie americane dove la povertà è altissima. Inoltre, dentro ogni singolo Paese esistono squilibri interni: in Italia, per esempio, il reddito medio in Lombardia è notevolmente più alto rispetto a quello della Calabria. La realtà mondiale è quindi un mosaico complesso, in cui ricchezza e povertà spesso convivono a poca distanza.

Gli indicatori per misurare gli squilibri

Per capire quanto un Paese sia sviluppato, gli studiosi utilizzano alcuni indicatori numerici che permettono di confrontare situazioni molto diverse. Il più conosciuto è il PIL pro capite, cioè il valore di tutti i beni e servizi prodotti in un anno diviso per il numero di abitanti: in Lussemburgo supera i centomila dollari, in Burundi è inferiore a quattrocento. Un altro indicatore fondamentale è l'Indice di Sviluppo Umano, abbreviato in ISU o HDI, che combina tre elementi: la ricchezza, l'aspettativa di vita e il livello di istruzione. Esistono poi indicatori specifici come il tasso di mortalità infantile, la percentuale di persone che sanno leggere e scrivere, l'accesso all'acqua potabile e a internet. Per esempio, in Svizzera meno di quattro bambini su mille muoiono prima di compiere un anno, mentre in Somalia il numero sale a oltre settanta. Questi numeri ci aiutano a fotografare la realtà, ma vanno sempre interpretati con attenzione, perché un dato medio può nascondere differenze enormi all'interno della popolazione.

Le cause storiche degli squilibri

Per comprendere perché esistono squilibri così profondi bisogna conoscere la storia degli ultimi cinque secoli. A partire dal Quattrocento, le grandi potenze europee come Spagna, Portogallo, Gran Bretagna e Francia hanno conquistato vastissimi territori in America, Africa e Asia, sfruttandone le risorse e la manodopera. Durante l'epoca coloniale, materie prime preziose come oro, argento, cotone, caffè e gomma venivano portate in Europa, mentre le popolazioni locali venivano impoverite e talvolta ridotte in schiavitù. Anche dopo le indipendenze, ottenute soprattutto nel Novecento, molti Paesi sono rimasti legati alle ex potenze coloniali da rapporti economici squilibrati. Per esempio, il Congo possiede enormi giacimenti di coltan, un minerale fondamentale per produrre smartphone, ma gran parte dei profitti finisce nelle multinazionali straniere e non alle popolazioni locali. Anche le guerre, le dittature e i confini tracciati artificialmente sulle carte coloniali hanno lasciato eredità pesanti, che ancora oggi rendono difficile lo sviluppo di intere regioni.

Le cause economiche e ambientali

Gli squilibri non dipendono solo dal passato, ma anche da meccanismi economici attuali che tendono a favorire chi è già ricco. I Paesi poveri spesso esportano materie prime grezze a basso prezzo, come cacao o petrolio, e devono importare prodotti finiti molto più costosi, come automobili o medicinali. Questo crea un circolo vizioso da cui è difficile uscire, perché i guadagni restano bassi e non bastano per costruire scuole, ospedali e infrastrutture moderne. A questo si aggiungono fattori ambientali: la siccità nel Sahel, gli uragani nei Caraibi o le inondazioni in Bangladesh distruggono raccolti e abitazioni proprio nelle zone meno preparate ad affrontarli. Anche il cambiamento climatico colpisce in modo ingiusto: i Paesi che inquinano meno, come quelli africani, sono quelli che subiscono le conseguenze peggiori del riscaldamento globale. La geografia fisica, quindi, si intreccia con quella umana producendo situazioni di grande fragilità.

Le conseguenze degli squilibri

Gli squilibri mondiali producono effetti molto visibili che riguardano tutti noi, anche se viviamo in un Paese ricco. Una delle conseguenze più importanti è la migrazione: ogni anno milioni di persone lasciano la propria casa per cercare lavoro, istruzione, sicurezza o semplicemente per sopravvivere. I migranti che attraversano il Mar Mediterraneo provengono spesso da Paesi come la Nigeria, il Sudan o l'Afghanistan, dove povertà, guerra e cambiamenti climatici rendono la vita impossibile. Un'altra conseguenza è la fame: secondo la FAO, oltre settecento milioni di persone nel mondo soffrono di malnutrizione, soprattutto nell'Africa subsahariana e in alcune zone dell'Asia. Gli squilibri generano anche tensioni internazionali, conflitti per le risorse e una crescente urbanizzazione caotica, con megalopoli come Lagos o Dacca che crescono senza servizi adeguati. Infine, c'è un costo umano enorme legato al lavoro minorile, alle malattie facilmente curabili che invece uccidono e a generazioni intere che non hanno la possibilità di studiare.

Come si cerca di ridurre gli squilibri

Davanti a queste sfide, la comunità internazionale ha provato a reagire con strumenti diversi, anche se i risultati non sono sempre soddisfacenti. Nel 2015 le Nazioni Unite hanno approvato l'Agenda 2030, un programma che fissa diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile, tra cui sconfiggere la povertà, garantire istruzione di qualità e ridurre le disuguaglianze. Esistono poi forme di cooperazione internazionale, come gli aiuti pubblici allo sviluppo, in cui i Paesi ricchi destinano una parte del loro bilancio a progetti nei Paesi più poveri. Anche le organizzazioni non governative, come Medici Senza Frontiere o Save the Children, intervengono direttamente costruendo ospedali, scuole e pozzi per l'acqua potabile. Sta crescendo inoltre il commercio equo e solidale, che garantisce ai produttori del Sud del mondo un prezzo giusto per i loro prodotti, come il caffè o la cioccolata che troviamo in alcuni supermercati. Anche scelte individuali, come consumare meno, evitare gli sprechi e informarsi sulla provenienza delle cose che compriamo, possono contribuire a un mondo più equilibrato.

Ricorda

I punti chiave da fissare bene in mente sono i seguenti:

  1. Gli squilibri mondiali sono differenze profonde tra Paesi e tra regioni nelle condizioni economiche, sociali e ambientali.
  2. La divisione tra Nord ricco e Sud povero è utile ma non basta a descrivere una realtà complessa, fatta anche di squilibri interni ai singoli Paesi.
  3. Per misurare lo sviluppo si usano indicatori come il PIL pro capite e l'Indice di Sviluppo Umano (ISU).
  4. Le cause degli squilibri sono storiche (colonialismo), economiche (scambi ineguali) e ambientali (clima, disastri).
  5. Le conseguenze principali sono migrazioni, fame, conflitti e mancanza di istruzione e cure.
  6. L'Agenda 2030 dell'ONU propone diciassette obiettivi per costruire un mondo più giusto e sostenibile.

Ora prova questo piccolo esercizio di verifica sul tuo quaderno: disegna una tabella a due colonne intitolate "Nord del mondo" e "Sud del mondo". Inserisci in ciascuna colonna almeno tre Paesi e, per ognuno, scrivi un indicatore di sviluppo (per esempio aspettativa di vita o PIL pro capite) che ne giustifichi la collocazione. Infine, scrivi sotto la tabella tre righe in cui spieghi con parole tue perché, secondo te, la sola divisione Nord-Sud non basta più a descrivere il mondo di oggi.

Riferimento curricolare

Scheda didattica (bozza auto-generata) sull'obiettivo ob.sec-1grado.geografia.cl3.relazioni-dinamiche.01-2025 — Nuove Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione. Da revisionare.

Questa scheda, su misura per il tuo alunno

Adiuvo la riscrive per il profilo del tuo alunno: frasi brevi, font ad alta leggibilità, esercizi calibrati sul disturbo (dislessia, discalculia, ADHD, autismo…).

Adatta gratis