Il verbo è una macchina del tempo: con una sola parola possiamo viaggiare nel passato, restare nel presente o spingerci nel futuro per raccontare quello che accade nella nostra vita.
Che cos'è il tempo del verbo
Il verbo è la parola che indica un'azione, uno stato o un modo di essere e che ci permette di collocare quello che succede in un preciso momento. Quando diciamo "io gioco", "io giocavo" oppure "io giocherò", stiamo usando lo stesso verbo, ma in tempi diversi, perché vogliamo raccontare situazioni che si svolgono in momenti differenti. Il tempo del verbo, dunque, è l'informazione che la voce verbale ci dà sul momento in cui l'azione avviene rispetto a chi parla o scrive. Pensa a quando racconti la tua giornata alla nonna: dici "oggi mangio la pasta", "ieri ho mangiato la pizza", "domani mangerò il riso", e cambi forma al verbo proprio per indicare quando avviene ciascun pasto. Anche in un fumetto, le nuvolette dei personaggi cambiano forma del verbo in base a ciò che è accaduto, accade o accadrà. Capire i tempi del verbo serve quindi a non confondere chi ci ascolta e a costruire racconti chiari e ordinati.
I tre tempi fondamentali: presente, passato e futuro
I tempi del verbo si raggruppano in tre grandi famiglie che corrispondono a tre momenti diversi della linea del tempo. Il presente indica un'azione che sta succedendo proprio adesso, mentre parliamo o scriviamo, come in "Marta legge un libro sul divano" oppure "il gatto dorme sul tappeto". Il passato, invece, raccoglie tutti i tempi che parlano di azioni già avvenute, vicine o lontane nel tempo, come in "ieri ho visto un arcobaleno" o "l'estate scorsa visitammo Roma". Il futuro, infine, indica azioni che devono ancora succedere, come in "sabato andrò al mare" oppure "l'anno prossimo cambierò scuola". Immagina una freccia orizzontale: il presente è il punto in cui ti trovi, alla sua sinistra c'è tutto ciò che è già accaduto, alla sua destra ciò che accadrà. Tenere a mente questa linea immaginaria aiuta moltissimo a scegliere il tempo giusto nei nostri testi.
Il presente: l'azione che vive adesso
Il presente indicativo è il tempo che usiamo per descrivere ciò che accade nel momento in cui parliamo, ma anche per raccontare azioni abituali che si ripetono spesso o per esprimere fatti sempre veri. Se dico "Luca corre nel cortile", l'azione si svolge proprio ora; se dico "ogni mattina bevo il latte", parlo invece di un'abitudine che si ripete tutti i giorni. Il presente serve anche per le verità generali, come "il sole tramonta a ovest" o "i pesci respirano sott'acqua", che non riguardano un momento preciso ma sono valide sempre. Si riconosce facilmente perché la desinenza, cioè la parte finale del verbo, indica direttamente chi compie l'azione: io canto, tu canti, lui canta. Anche nei diari, quando vuoi rendere il racconto più vivace, puoi usare il presente per far rivivere al lettore una scena come se accadesse davanti ai suoi occhi. È il tempo della cronaca, dello sport in diretta e di tante filastrocche che impariamo a memoria.
I tempi del passato: ricordi vicini e lontani
Il passato non è un tempo solo, ma una grande famiglia con più membri, perché possiamo raccontare cose successe poco fa oppure tantissimi anni fa. Il passato prossimo, formato dall'ausiliare essere o avere unito al participio passato, racconta azioni vicine o ancora collegate al presente, come "stamattina ho fatto colazione con il pane" o "siamo arrivati a scuola in orario". L'imperfetto, invece, descrive azioni che duravano nel tempo o che si ripetevano nel passato, ed è il tempo perfetto per le descrizioni, come in "da piccolo Andrea giocava sempre con le costruzioni" o "la nonna preparava la torta ogni domenica". Il passato remoto si usa per fatti molto lontani, conclusi e ormai distanti, e lo trovi spesso nelle fiabe: "il re salì sul trono e governò saggiamente". Infine il trapassato prossimo, formato dall'ausiliare all'imperfetto più il participio, indica un'azione passata avvenuta prima di un'altra passata, come in "quando arrivai, il film era già cominciato". Capire la differenza tra questi tempi rende i tuoi racconti più precisi ed eleganti.
I tempi del futuro: quello che deve ancora succedere
Il futuro è il tempo dei progetti, dei sogni, delle previsioni e delle promesse, perché parla di azioni che devono ancora accadere quando le pronunciamo. Il futuro semplice indica un'azione che si svolgerà più avanti nel tempo, come "domani porterò il cane al parco" o "in estate andremo dai nonni in montagna". Il futuro anteriore, invece, indica un'azione futura che avverrà prima di un'altra azione futura, ed è formato dall'ausiliare al futuro semplice più il participio passato: "quando avrò finito i compiti, guarderò un cartone". Questo tempo è molto utile per ordinare due fatti che devono ancora succedere, mettendoli nella giusta sequenza. Il futuro si riconosce facilmente perché contiene quasi sempre la lettera erre nella desinenza: parlerò, mangerai, vivremo, partirete. Una curiosità divertente: in italiano usiamo a volte il presente al posto del futuro quando l'azione è molto vicina, come quando dici "stasera vengo a casa tua" anche se non è ancora stasera.
Come si riconosce il tempo di un verbo
Per riconoscere il tempo di un verbo possiamo seguire alcuni semplici passi che funzionano sempre, qualunque sia la frase che stiamo analizzando.
- Individua il verbo nella frase, cioè la parola che indica l'azione o lo stato.
- Chiediti quando avviene l'azione: adesso, prima o dopo il momento in cui parlo.
- Se è adesso, è presente; se è prima, cerca tra i tempi del passato; se è dopo, cerca tra i tempi del futuro.
- Osserva la forma del verbo: se è una sola parola è un tempo semplice, se sono due parole è un tempo composto.
- Controlla la desinenza finale, che è come una piccola spia accesa: -avo, -avi, -ava ti dicono che è imperfetto; -erò, -erai, -erà ti dicono che è futuro.
Prova a confrontare "Sara studia", "Sara studiava" e "Sara studierà": il verbo è sempre lo stesso, ma cambiando la parte finale cambia completamente il momento dell'azione. Allenare l'orecchio a queste piccole differenze è il segreto per non sbagliare mai.
Tempi semplici e tempi composti
I tempi del verbo si dividono anche in due grandi gruppi a seconda di come sono fatti: i tempi semplici sono formati da una sola parola, mentre i tempi composti hanno bisogno di un aiuto, cioè di un verbo ausiliare. Sono tempi semplici, per esempio, il presente "io leggo", l'imperfetto "io leggevo", il passato remoto "io lessi" e il futuro semplice "io leggerò": una parola sola basta a dare tutte le informazioni. Sono invece tempi composti il passato prossimo "io ho letto", il trapassato prossimo "io avevo letto" e il futuro anteriore "io avrò letto": qui servono due parole, l'ausiliare essere o avere e il participio passato del verbo principale. Riconoscere se un tempo è semplice o composto è importante anche per scrivere correttamente, perché nei tempi composti dobbiamo accordare bene il participio e scegliere l'ausiliare giusto. Per esempio diciamo "sono andato al cinema" con essere, ma "ho mangiato la mela" con avere: la scelta dipende dal verbo principale e va imparata con l'uso.
Ricorda
- Il verbo indica un'azione e il suo tempo ci dice quando avviene: nel presente, nel passato o nel futuro.
- Il presente parla di ciò che succede ora, di abitudini e di verità sempre valide.
- Il passato ha più tempi: passato prossimo per fatti vicini, imperfetto per azioni che duravano o si ripetevano, passato remoto per fatti molto lontani, trapassato prossimo per un passato prima di un altro passato.
- Il futuro semplice parla di azioni che devono ancora avvenire; il futuro anteriore di un'azione futura che accade prima di un'altra azione futura.
- I tempi semplici hanno una sola parola, i tempi composti due (ausiliare più participio passato).
Piccolo esercizio di verifica: prendi il quaderno e scrivi tre frasi con il verbo "giocare", una al presente, una al passato prossimo e una al futuro semplice, raccontando qualcosa che fai davvero. Poi, accanto a ogni frase, scrivi tra parentesi il nome del tempo che hai usato e sottolinea con il righello la desinenza che ti ha aiutato a riconoscerlo.