La rivoluzione industriale

SpiegazioneLiceo · 4ªstoria

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La rivoluzione industriale è il passaggio, iniziato in Inghilterra nella seconda metà del Settecento, da un'economia agricola e artigianale a un sistema fondato sulla fabbrica, sulla macchina e sul lavoro salariato.

Quando parliamo di rivoluzione industriale ci riferiamo a una trasformazione profonda e di lunga durata che cambia non solo il modo di produrre, ma anche il modo di vivere, di abitare e di pensare il tempo. Gli storici la collocano convenzionalmente tra il 1760 e il 1830 circa per la sua prima fase, individuando nell'Inghilterra il laboratorio originario di questo processo. Si parla di rivoluzione perché, pur essendo un mutamento graduale, esso produce effetti irreversibili sull'intera struttura della società europea e poi mondiale. Per capirla bisogna tenere insieme tre piani diversi: quello tecnologico delle invenzioni, quello economico dell'organizzazione del lavoro e quello sociale delle nuove classi che emergono. Solo intrecciando questi piani si comprende perché il fenomeno sia stato così dirompente rispetto a tutto ciò che lo aveva preceduto.

Le condizioni e le innovazioni tecniche

Perché la rivoluzione industriale nasca proprio in Inghilterra occorre una combinazione precisa di fattori che altrove mancavano o erano presenti solo in parte. Sul piano agricolo, le enclosures recintano le terre comuni e spingono i contadini poveri verso le città, creando quella manodopera disponibile che le nuove fabbriche assorbiranno. Sul piano demografico, una crescita sostenuta della popolazione amplia il mercato interno e fornisce braccia in abbondanza per i nuovi opifici. Sul piano politico, la monarchia parlamentare garantisce stabilità, tutela della proprietà privata e libertà di iniziativa economica, condizioni che attirano capitali e investimenti. A questi elementi si aggiungono la disponibilità di carbone e ferro, una rete di canali e porti efficienti e un vasto impero coloniale che fornisce materie prime e sbocchi commerciali. In questo terreno fertile fioriscono le innovazioni tecnologiche: la macchina a vapore perfezionata da James Watt nel 1769, il telaio meccanico, il filatoio idraulico e, più tardi, la locomotiva di Stephenson nel 1825.

Il sistema di fabbrica e la nuova società

Il cuore della rivoluzione non è solo la macchina, ma il modo in cui essa riorganizza il lavoro all'interno della fabbrica, che diventa il luogo simbolo della modernità industriale. Nel sistema domestico precedente l'artigiano lavorava a casa, controllava i tempi e gli strumenti del proprio mestiere e tramandava il sapere all'interno della famiglia. Nella fabbrica, invece, l'operaio entra in un edificio di proprietà altrui, si sottomette al ritmo della macchina e a una disciplina rigida scandita dall'orologio e dalla sirena. Nasce così il proletariato industriale, una classe priva di mezzi di produzione che vende la propria forza lavoro in cambio di un salario spesso insufficiente alla sopravvivenza dignitosa. Di fronte a essa cresce la borghesia imprenditoriale, che possiede gli stabilimenti e accumula profitti reinvestendoli in nuove imprese e macchinari. Le città industriali come Manchester si gonfiano in pochi decenni, generando quartieri sovraffollati, condizioni igieniche drammatiche e quel fenomeno di urbanizzazione che cambierà per sempre il paesaggio europeo.

Ricorda

Piccolo esercizio sul quaderno: disegna uno schema a tre colonne intitolate "Cause", "Innovazioni" e "Conseguenze sociali". Inserisci in ogni colonna almeno tre voci ricavate dalla spiegazione e, sotto lo schema, scrivi in cinque righe perché il termine rivoluzione è appropriato per descrivere questo fenomeno, pur trattandosi di un cambiamento graduale.

Riferimento curricolare

Scheda didattica rigenerata (prompt v2, §35 C-F4); allineata al curricolo del segmento.

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