La rivoluzione americana

SpiegazioneLiceo · 4ªstoria

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La rivoluzione americana (1763-1787) trasformò tredici colonie britanniche del Nord America in una repubblica federale fondata sui principi illuministici di libertà, rappresentanza e separazione dei poteri.

La rivoluzione americana rappresenta uno snodo decisivo della storia moderna perché traduce in istituzioni concrete le idee illuministiche di Locke, Montesquieu e Rousseau. Le tredici colonie inglesi della costa atlantica avevano sviluppato, già dal Seicento, una notevole autonomia politica grazie alle assemblee elettive locali e a una vivace cultura mercantile. Quando la madrepatria, dopo la guerra dei Sette Anni conclusa nel 1763, decise di inasprire la pressione fiscale, il conflitto divenne inevitabile. Lo scontro non riguardò soltanto le tasse, ma il principio stesso della rappresentanza politica. Dalla ribellione nacque uno Stato fondato su una costituzione scritta, con un presidente eletto e un sistema federale che divenne modello per le rivoluzioni successive, compresa quella francese del 1789.

Le cause del conflitto e la rottura con Londra

La guerra dei Sette Anni aveva lasciato la Gran Bretagna in gravi difficoltà finanziarie, spingendo il governo di Lord North a imporre nuove imposte alle colonie per ripianare il debito. Lo Sugar Act del 1764 e soprattutto lo Stamp Act del 1765 colpirono i coloni, che reagirono con il celebre slogan "no taxation without representation", rivendicando il diritto a essere tassati solo da assemblee in cui sedessero loro rappresentanti. Le successive Townshend Acts del 1767 introdussero dazi su tè, vetro e carta, alimentando boicottaggi e tensioni che culminarono nel massacro di Boston del 1770. Il punto di non ritorno fu il Boston Tea Party del dicembre 1773, quando un gruppo di coloni travestiti da nativi americani gettò in mare il carico di tè della Compagnia delle Indie Orientali, per protestare contro il monopolio commerciale concesso da Londra. Il governo britannico rispose con le cosiddette Leggi Intollerabili, chiudendo il porto di Boston e sospendendo l'autonomia del Massachusetts. Nel settembre 1774 i delegati delle colonie si riunirono nel Primo Congresso Continentale di Filadelfia, gettando le basi politiche di una risposta comune.

La guerra, l'indipendenza e la nascita della repubblica federale

Gli scontri armati iniziarono nell'aprile 1775 a Lexington e Concord, mentre il Secondo Congresso Continentale affidava il comando dell'esercito a George Washington. Il 4 luglio 1776 venne approvata la Dichiarazione d'indipendenza, redatta principalmente da Thomas Jefferson, che proclamava i diritti inalienabili alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità, fondando la legittimità del governo sul consenso dei governati. La svolta militare arrivò con la vittoria di Saratoga nell'ottobre 1777, che convinse la Francia di Luigi XVI a entrare in guerra a fianco dei ribelli, seguita poi da Spagna e Province Unite. La capitolazione britannica a Yorktown nel 1781 portò ai negoziati che si conclusero con il Trattato di Parigi del 1783, con cui Londra riconobbe l'indipendenza americana. Nel 1787 la Convenzione di Filadelfia elaborò la Costituzione, fondata sulla separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario e su una struttura federale che bilanciava l'autorità centrale e quella dei singoli Stati. Nel 1791 furono aggiunti i primi dieci emendamenti, il Bill of Rights, che garantivano libertà fondamentali come quella di parola, di religione e di stampa.

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