L'assolutismo è la forma di governo in cui il sovrano concentra nelle proprie mani tutti i poteri dello Stato, senza vincoli da parte di assemblee, ceti o leggi fondamentali. Luigi XIV, re di Francia dal 1643 al 1715, ne rappresenta il modello più compiuto e ammirato in Europa.
Che cos'è l'assolutismo e perché nasce nel Seicento
L'assolutismo è una teoria del potere secondo cui il re riceve la propria autorità direttamente da Dio e non deve renderne conto ad alcuna istituzione terrena. Questa dottrina, sistematizzata dal vescovo Jacques-Bénigne Bossuet, sosteneva che disobbedire al sovrano equivalesse a disobbedire alla volontà divina stessa. Il re assoluto riuniva nella sua persona il potere legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario, eliminando ogni reale separazione tra le funzioni dello Stato. La frase attribuita a Luigi XIV «L'État, c'est moi» («Lo Stato sono io») riassume con efficacia questo principio di identificazione tra monarca e nazione. L'assolutismo nasce come risposta alle lunghe crisi del Cinquecento e del primo Seicento, in particolare alle guerre di religione e alle rivolte nobiliari, che avevano mostrato la fragilità di uno Stato diviso tra poteri concorrenti. I sovrani, appoggiati dalla borghesia desiderosa di ordine e dai giuristi, costruirono apparati centralizzati capaci di garantire pace interna, fiscalità regolare ed eserciti permanenti.
Luigi XIV: il Re Sole e gli strumenti del potere assoluto
Salito al trono bambino, Luigi XIV assunse il governo personale nel 1661, alla morte del cardinale Mazzarino, decidendo di non nominare più un primo ministro. Per neutralizzare la nobiltà di spada, che durante la rivolta della Fronda aveva minacciato la corona, il re la attirò nella nuova reggia di Versailles, trasformandola in una corte di cortigiani dipendenti dai suoi favori. L'amministrazione fu affidata a funzionari di estrazione borghese, come gli intendenti di giustizia, polizia e finanze, inviati nelle province per controllare nobili locali e città. Il ministro Jean-Baptiste Colbert applicò la politica economica del mercantilismo, che mirava ad arricchire lo Stato favorendo le esportazioni, proteggendo le manifatture nazionali con dazi e fondando compagnie commerciali verso le colonie. Sul piano religioso, Luigi XIV impose l'unità della fede revocando nel 1685 l'Editto di Nantes, cacciando così gli ugonotti calvinisti e privando la Francia di artigiani e mercanti preziosissimi. La sua politica estera fu segnata da guerre quasi continue per ottenere «frontiere naturali» e prestigio: i conflitti contro Olanda, Spagna e una vasta coalizione europea culminarono nella lunga e rovinosa Guerra di successione spagnola.
Ricorda
- L'assolutismo concentra tutti i poteri nel re, giustificato dalla teoria del diritto divino e sostenuto da burocrazia, esercito permanente e fiscalità centralizzata.
- Luigi XIV è il modello dell'assolutismo: corte di Versailles per controllare la nobiltà, intendenti nelle province, mercantilismo di Colbert, revoca dell'Editto di Nantes e politica di guerra.
- Le guerre continue e la repressione religiosa indebolirono però l'economia francese, preparando le tensioni del Settecento.
Esercizio attivo sul quaderno: scrivi una pagina divisa in due colonne. A sinistra elenca cinque strumenti con cui Luigi XIV rafforzò il suo potere; a destra, per ciascuno, indica un effetto positivo e uno negativo a lungo termine per la Francia. Concludi con tre righe in cui spieghi se, secondo te, l'assolutismo abbia rappresentato più un fattore di modernizzazione o di crisi.