La Riforma protestante

SpiegazioneLiceo · 3ªstoria

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La Riforma protestante è il movimento religioso, culturale e politico che, a partire dal 1517, spezzò l'unità della cristianità occidentale e diede origine alle Chiese protestanti. Nasce dalla critica agli abusi della Chiesa romana e da una nuova lettura della fede fondata sulla Bibbia.

Nel pieno del Rinascimento, la Chiesa cattolica attraversava una profonda crisi morale e istituzionale: i papi rinascimentali, come Leone X, si comportavano spesso da principi mecenati, più attenti alla politica e all'arte che alla cura delle anime. Il basso clero, poco istruito, conviveva con pratiche come il nicolaismo e la simonia, mentre i fedeli vedevano crescere la vendita delle indulgenze, certificati che promettevano la riduzione delle pene nel purgatorio. A questo malessere si aggiungeva il fermento intellettuale dell'Umanesimo, che invitava a tornare alle fonti originali, e l'invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg, capace di diffondere le idee a una velocità mai vista prima. In Germania, infine, l'Impero era frammentato in centinaia di principati: molti principi mal sopportavano il drenaggio fiscale verso Roma e vedevano nella riforma religiosa l'occasione per affermare la propria autonomia.

Lutero e i principi teologici della Riforma

Il 31 ottobre 1517 il monaco agostiniano Martin Lutero affisse, secondo la tradizione, le sue 95 tesi sulla porta della chiesa del castello di Wittenberg, contestando la predicazione del domenicano Tetzel sulle indulgenze. Lutero sosteneva che la salvezza dell'uomo non si ottiene attraverso le opere o l'acquisto di indulgenze, ma soltanto per grazia divina e attraverso la fede: sono i tre principi noti come sola gratia, sola fide e sola Scriptura. Per esempio, secondo Lutero un contadino analfabeta che ascoltasse il Vangelo con cuore sincero era più vicino alla salvezza di un cardinale che finanziava la basilica di San Pietro comprando indulgenze. Convocato alla Dieta di Worms nel 1521 davanti all'imperatore Carlo V, Lutero rifiutò di ritrattare e fu messo al bando dell'Impero, ma trovò protezione presso il principe Federico di Sassonia nel castello della Wartburg. Lì tradusse il Nuovo Testamento in tedesco, rendendo la Scrittura accessibile al popolo e gettando le basi della lingua tedesca moderna. La sua teologia ridusse i sacramenti da sette a due (battesimo ed eucaristia), abolì il celibato ecclesiastico, negò il valore salvifico del culto dei santi e affermò il sacerdozio universale dei fedeli.

La diffusione della Riforma e le altre Chiese protestanti

La Riforma si diffuse rapidamente, ma assunse forme diverse a seconda dei contesti politici e sociali. In Svizzera, Ulrico Zwingli a Zurigo radicalizzò la critica alle immagini sacre e alla messa, mentre Giovanni Calvino, dal 1541, fece di Ginevra una vera teocrazia fondata sulla dottrina della predestinazione, secondo cui Dio ha già scelto chi sarà salvato e chi dannato. Il calvinismo, con la sua etica del lavoro rigoroso e del successo economico come possibile segno dell'elezione divina, si diffuse tra borghesia e mercanti di Francia (ugonotti), Paesi Bassi, Scozia (presbiteriani) e Inghilterra (puritani). In Inghilterra, invece, lo strappo con Roma fu di origine politico-dinastica: nel 1534 Enrico VIII, con l'Atto di Supremazia, si proclamò capo della Chiesa nazionale perché il papa non gli concedeva l'annullamento del matrimonio con Caterina d'Aragona. Sul piano sociale la Riforma alimentò anche conflitti drammatici, come la guerra dei contadini tedeschi del 1524-1525, guidata da Thomas Müntzer e poi sconfitta nel sangue con l'avallo dello stesso Lutero. Il lungo conflitto religioso in Germania si chiuse con la pace di Augusta del 1555, che sancì il principio cuius regio, eius religio: ciascun principe sceglieva la religione dei propri sudditi, riconoscendo di fatto la fine dell'unità cristiana dell'Occidente.

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