Geografia: le migrazioni contemporanee

SpiegazioneLiceo · 2ªstoria

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Introduzione: un mondo in movimento

Le migrazioni contemporanee sono uno dei fenomeni più importanti del nostro tempo, capaci di trasformare città, economie e culture su scala globale.

Ogni anno milioni di persone lasciano il proprio paese per cercare lavoro, sicurezza o un futuro migliore altrove. Le migrazioni non sono un fenomeno nuovo: l'umanità si sposta da sempre, basti pensare alle grandi colonizzazioni greche dell'antichità o all'esodo degli europei verso le Americhe tra Ottocento e Novecento. Tuttavia, le migrazioni di oggi presentano caratteristiche inedite, legate alla globalizzazione, alle disuguaglianze economiche tra Nord e Sud del mondo e ai mezzi di trasporto sempre più rapidi. Pensa a un giovane senegalese che decide di partire per l'Europa attraverso il deserto del Sahara, oppure a un ingegnere indiano che si trasferisce in Germania per lavorare in una grande azienda automobilistica. Studiare le migrazioni significa capire le forze profonde che muovono il nostro mondo e che riguardano da vicino anche la nostra vita quotidiana, dalle persone che incontriamo a scuola al cibo che mangiamo. Comprendere questi spostamenti è fondamentale per costruire società più consapevoli e inclusive.

Che cosa è una migrazione: definizioni e tipologie

In geografia umana, una migrazione è uno spostamento di una persona o di un gruppo che comporta un cambiamento duraturo del luogo di residenza, generalmente superiore ai dodici mesi. Si distingue dal semplice viaggio o dal turismo proprio per la sua durata e per il legame con il lavoro, la famiglia o la sicurezza personale. Le migrazioni possono essere classificate secondo molti criteri: in base alla distanza distinguiamo migrazioni interne, quando avvengono dentro lo stesso paese, e migrazioni internazionali, quando si attraversa un confine di stato. Un esempio del primo tipo è il giovane calabrese che si trasferisce a Milano per studiare e poi vi rimane a lavorare; un esempio del secondo è la famiglia siriana che fugge dalla guerra civile per stabilirsi in Svezia. In base alla volontà parliamo invece di migrazioni volontarie, motivate soprattutto da ragioni economiche, e migrazioni forzate, dovute a guerre, persecuzioni o disastri naturali. Esiste poi la distinzione tra migrazioni temporanee, come quelle stagionali dei lavoratori agricoli rumeni in Italia, e migrazioni permanenti.

Le cause delle migrazioni: i fattori push e pull

Gli studiosi di geografia umana hanno elaborato il modello dei fattori push e pull per spiegare perché le persone migrano. I fattori push, letteralmente di spinta, sono le condizioni negative che inducono ad abbandonare il paese d'origine: povertà diffusa, mancanza di lavoro, guerre, regimi autoritari, disastri ambientali. Pensa a un agricoltore del Bangladesh costretto a partire perché le inondazioni sempre più frequenti hanno reso i suoi campi improduttivi, oppure a un giornalista turco che fugge per non finire in prigione a causa delle sue inchieste. I fattori pull, di attrazione, sono invece le condizioni positive del paese di destinazione: salari più alti, sistemi sanitari efficienti, libertà politiche, presenza di una comunità di connazionali già stabilita. Un infermiere filippino può decidere di trasferirsi in Inghilterra perché lì il suo lavoro è ben retribuito e perché altri suoi parenti vivono già a Londra. Nella realtà push e pull agiscono sempre insieme, e a essi si aggiungono spesso fattori intermedi, come la presenza di reti familiari o di trafficanti che organizzano il viaggio.

Le rotte migratorie del mondo contemporaneo

Le migrazioni internazionali seguono percorsi geografici precisi, detti rotte migratorie, che si modificano nel tempo in base alle politiche dei governi e alle crisi internazionali. Una delle rotte più studiate è quella del Mediterraneo, che dall'Africa subsahariana attraverso la Libia o la Tunisia porta verso le coste italiane e maltesi, oppure dalla Turchia verso la Grecia e i Balcani. Un'altra rotta importantissima è quella che collega il Centro America agli Stati Uniti: ogni anno migliaia di persone provenienti da Honduras, Guatemala e El Salvador attraversano il Messico per raggiungere il confine statunitense, sfidando deserti, fiumi e violenze. Esistono poi flussi meno noti ma rilevantissimi, come quello dei lavoratori asiatici verso i paesi del Golfo Persico, dove negli Emirati Arabi e in Qatar gli stranieri costituiscono spesso la maggioranza della popolazione. Le rotte intra-africane, infine, vedono milioni di persone spostarsi tra paesi confinanti, ad esempio dal Burkina Faso verso la Costa d'Avorio. Va sottolineato che la maggior parte delle migrazioni avviene tra paesi del Sud del mondo, non verso il ricco Nord come spesso si crede.

Migranti, rifugiati e richiedenti asilo: differenze giuridiche

Il linguaggio delle migrazioni è ricco di termini tecnici che spesso vengono confusi nei discorsi quotidiani e nei media. Un migrante economico è una persona che si sposta principalmente per motivi di lavoro o per migliorare le proprie condizioni di vita, e in linea generale può tornare nel paese d'origine senza correre rischi. Un rifugiato, invece, secondo la Convenzione di Ginevra del 1951, è chi fugge dal proprio paese a causa di persecuzioni basate su razza, religione, nazionalità, opinioni politiche o appartenenza a un gruppo sociale. Un richiedente asilo è invece chi ha presentato domanda per ottenere lo status di rifugiato ma è ancora in attesa di una risposta dalle autorità competenti. Esistono poi gli sfollati interni, persone costrette ad abbandonare la propria casa ma che restano dentro il proprio paese, come tanti ucraini che hanno lasciato Mariupol per spostarsi a Leopoli dopo l'invasione del 2022. Conoscere queste distinzioni è fondamentale perché ciascuna categoria ha diritti e doveri diversi nel diritto internazionale.

Gli effetti delle migrazioni sui paesi di partenza e di arrivo

Le migrazioni producono effetti profondi sia sui paesi che le persone lasciano sia su quelli che le accolgono, e questi effetti sono insieme economici, sociali e culturali. Per i paesi di partenza un fenomeno positivo è quello delle rimesse, cioè il denaro che gli emigrati inviano alle famiglie rimaste in patria: per nazioni come il Nepal o il Tagikistan le rimesse rappresentano oltre il venticinque per cento del prodotto interno lordo. Esiste però anche il problema del brain drain, la fuga dei cervelli, quando a partire sono soprattutto medici, ingegneri e ricercatori la cui formazione era costata molto al paese d'origine. Per i paesi d'arrivo, l'immigrazione può colmare carenze di manodopera in settori come l'agricoltura, l'edilizia o l'assistenza agli anziani; in Italia, per esempio, milioni di anziani sono accuditi da badanti provenienti dall'Europa dell'Est. Tuttavia possono nascere tensioni sociali se l'integrazione non è governata bene, con quartieri segregati e diffidenza reciproca. Sul piano culturale, infine, le migrazioni arricchiscono la società con nuove lingue, cucine, musiche e tradizioni religiose.

L'Italia: da paese di emigrazione a paese di immigrazione

Il caso italiano è particolarmente interessante perché mostra in modo chiaro come un paese possa cambiare radicalmente la propria posizione nei flussi migratori globali nell'arco di poche generazioni. Tra il 1876 e il 1976 circa ventisette milioni di italiani lasciarono la penisola per cercare fortuna negli Stati Uniti, in Argentina, in Brasile, in Australia, in Germania o in Belgio: pensa ai minatori italiani morti nel disastro di Marcinelle in Belgio nel 1956. A partire dagli anni Settanta del Novecento, però, l'Italia ha iniziato a trasformarsi in paese di immigrazione, accogliendo prima tunisini e marocchini, poi negli anni Novanta albanesi e rumeni, infine cinesi, ucraini, filippini e tanti africani subsahariani. Oggi gli stranieri residenti regolarmente in Italia sono circa cinque milioni, pari a quasi il nove per cento della popolazione totale. Questa storia ci insegna che la condizione di emigrante e quella di immigrante possono toccare le stesse famiglie a generazioni di distanza. Conoscere il passato migratorio italiano aiuta a comprendere con più empatia le storie di chi oggi arriva nel nostro paese.

Migrazioni ambientali e prospettive future

Una delle sfide più gravi del XXI secolo è rappresentata dalle migrazioni ambientali, cioè dagli spostamenti causati dai cambiamenti climatici e dal degrado del territorio. Secondo le stime delle Nazioni Unite, entro il 2050 potrebbero esserci tra i 200 e i 700 milioni di persone costrette a lasciare la propria casa per ragioni ambientali, una cifra impressionante che cambierà la geografia del pianeta. Pensa agli abitanti delle isole del Pacifico, come Tuvalu o Kiribati, che vedono le loro terre scomparire sotto l'innalzamento del livello del mare e devono trovare rifugio in Australia o in Nuova Zelanda. Oppure considera i contadini del Sahel africano, dove la desertificazione avanza e la siccità rende sempre più difficile coltivare: molti di loro si spostano verso le città costiere o tentano la traversata verso l'Europa. Le politiche migratorie dovranno fare i conti con questo fenomeno crescente, attualmente non riconosciuto pienamente dal diritto internazionale. Per la tua generazione, comprendere il legame tra clima e migrazioni sarà una competenza indispensabile.

Ricorda

Piccolo esercizio di verifica: sul tuo quaderno, costruisci una tabella a due colonne intitolate "Fattori push" e "Fattori pull" e inserisci in ciascuna colonna almeno quattro esempi diversi da quelli citati nella spiegazione. Poi, sotto la tabella, scrivi un breve paragrafo di sei-otto righe in cui racconti una storia di migrazione inventata (di una persona o di una famiglia) precisando: il paese di partenza, la rotta seguita, il paese di arrivo, almeno due fattori push e due fattori pull, e la categoria giuridica a cui appartiene il protagonista (migrante economico, rifugiato, richiedente asilo o sfollato interno).

Riferimento curricolare

Scheda didattica (bozza auto-generata) sull'obiettivo ob.liceo-scienze-umane.storia.cl5.temi-geografici-interdisciplinari.01 — Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento per i licei. Da revisionare.

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