Roma nasce come piccolo villaggio sul Tevere e, in pochi secoli, diventa una potente città-stato governata da re prima e da magistrati eletti poi.
Il luogo e il tempo della fondazione
La storia di Roma comincia nella regione del Lazio, una pianura attraversata dal fiume Tevere e circondata da basse colline vulcaniche. Secondo il racconto tradizionale, la città fu fondata nel 753 a.C. su uno di questi rilievi, chiamato Palatino, in una posizione che offriva vantaggi straordinari per il commercio e la difesa. Il fiume, infatti, permetteva di trasportare merci come il sale e di raggiungere il mare in poche ore di navigazione. Le colline, invece, garantivano una difesa naturale contro i nemici, perché era difficile per un esercito conquistarle dal basso. Pensa, ad esempio, a un castello costruito in cima a una collina del tuo paese: chi sta in alto vede arrivare gli avversari da lontano e può difendersi meglio. Anche i Romani sfruttarono questa logica, scegliendo un luogo che univa acqua, strade naturali e protezione.
La leggenda di Romolo e Remo
Gli antichi spiegavano la nascita della città con una storia affascinante che mescolava dèi, animali e battaglie tra fratelli. Secondo il mito, Romolo e Remo erano figli del dio Marte e di una sacerdotessa, ma vennero abbandonati nel fiume Tevere da uno zio malvagio che temeva di perdere il trono. Una lupa li trovò, li allattò e li salvò, finché un pastore non li raccolse e li allevò come propri figli. Diventati adulti, i due fratelli decisero di fondare una nuova città, ma litigarono su quale collina scegliere e su chi dovesse essere il capo. Alla fine Romolo uccise Remo e diede il proprio nome alla città. Questa storia, ovviamente, non è un fatto storico verificato, ma serviva ai Romani per sentirsi un popolo unico, scelto dagli dèi, un po' come oggi alcune famiglie raccontano leggende sui propri antenati per rafforzare il senso di appartenenza.
L'età dei sette re
Dopo la fondazione, secondo la tradizione, Roma fu governata per circa duecentocinquanta anni da sette re che si succedettero uno dopo l'altro. I primi quattro erano di origine latina e sabina, mentre gli ultimi tre appartenevano al popolo degli Etruschi, una civiltà evoluta che viveva nell'attuale Toscana. Ogni re lasciò un contributo importante: Numa Pompilio organizzò la religione e il calendario, Servio Tullio divise i cittadini in classi in base alla ricchezza e fece costruire le mura, mentre Tarquinio il Superbo realizzò grandi opere pubbliche come la Cloaca Massima, una fogna gigantesca ancora oggi parzialmente funzionante. Proprio come quando in una squadra ogni allenatore aggiunge qualcosa di nuovo agli schemi di gioco, ogni re aggiunse istituzioni, riti e costruzioni che resero Roma sempre più simile a una vera città. Tuttavia, l'ultimo re si comportò come un tiranno, abusando del potere e suscitando l'odio del popolo e dei nobili.
La nascita della repubblica
Nel 509 a.C., secondo la tradizione, i Romani cacciarono Tarquinio il Superbo e decisero di non avere mai più un sovrano unico. Nacque così la repubblica, una parola che deriva dal latino res publica e significa letteralmente "cosa di tutti", cioè un governo che appartiene ai cittadini e non a una sola persona. Per evitare che qualcuno accumulasse troppo potere, i Romani inventarono regole molto sagge: le cariche più importanti duravano solo un anno, erano gratuite ed erano sempre affidate a due persone diverse, chiamate consoli, che potevano controllarsi a vicenda. Era un po' come quando, in un lavoro di gruppo a scuola, si nominano due capigruppo invece di uno solo, così le decisioni vengono discusse e nessuno comanda da solo. Accanto ai consoli operavano il Senato, formato dagli anziani delle famiglie nobili, e diverse assemblee popolari in cui i cittadini votavano leggi e magistrati.
Patrizi e plebei: una società divisa
La società romana delle origini era profondamente divisa tra due grandi gruppi: i patrizi, ricchi proprietari terrieri discendenti dei fondatori, e i plebei, contadini, artigiani e commercianti che inizialmente non avevano diritti politici. All'inizio solo i patrizi potevano ricoprire le cariche pubbliche e sedere in Senato, mentre i plebei pagavano le tasse e combattevano in guerra senza ricevere nulla in cambio. Questa disuguaglianza generò forti tensioni, finché nel 494 a.C. i plebei abbandonarono la città ritirandosi sul Monte Sacro, una protesta che oggi chiameremmo sciopero generale. Per convincerli a tornare, i patrizi accettarono di creare i tribuni della plebe, magistrati incaricati di difendere i diritti dei più deboli e dotati del potere di veto sulle decisioni ingiuste. Pensa a quando in classe i rappresentanti degli studenti parlano con i professori per ottenere diritti per tutti: i tribuni svolgevano un compito simile, ma con un potere molto più forte. Con il tempo, attraverso lotte e accordi, i plebei ottennero anche le Dodici Tavole, le prime leggi scritte, e il diritto di accedere alle cariche pubbliche.
Ricorda
- Roma fu fondata, secondo la leggenda, nel 753 a.C. sul colle Palatino, in una posizione favorevole vicino al Tevere.
- Il mito di Romolo e Remo serviva a dare un'origine divina alla città e a rafforzare l'identità del popolo romano.
- Dopo la fondazione, Roma fu retta da sette re, di cui gli ultimi tre erano Etruschi e introdussero molte innovazioni.
- Nel 509 a.C. l'ultimo re fu cacciato e iniziò la repubblica, basata su cariche elettive, temporanee e collegiali.
- La società era divisa fra patrizi e plebei, e dalle loro lotte nacquero istituzioni come i tribuni della plebe e leggi come le Dodici Tavole.
Esercizio attivo: sul quaderno costruisci una linea del tempo orizzontale che vada dal 800 a.C. al 450 a.C. Segna con un pallino colorato i seguenti eventi: fondazione di Roma, inizio del regno degli Etruschi, cacciata di Tarquinio il Superbo, secessione della plebe sul Monte Sacro, pubblicazione delle Dodici Tavole. Accanto a ogni evento scrivi una frase di tua invenzione (non più di quindici parole) che ne spieghi l'importanza.