La Terra ospita oltre otto miliardi di persone distribuite in modo molto disuguale, e le risorse naturali che usiamo ogni giorno non sono infinite né equamente disponibili.
Studiare la popolazione e le risorse del pianeta significa capire dove vivono gli esseri umani, perché si concentrano in certe aree e come utilizzano ciò che la natura offre. Questi temi sono geografici, ma riguardano anche la storia, perché le scelte demografiche ed economiche del passato spiegano molte tensioni del presente. Comprendere la relazione fra uomo e ambiente aiuta a leggere fenomeni come le migrazioni, gli squilibri economici fra Nord e Sud del mondo e i conflitti per l'acqua o l'energia. La geografia umana, in questo senso, è uno strumento per interpretare il mondo contemporaneo con sguardo critico e informato.
La popolazione mondiale: distribuzione e dinamiche
La popolazione mondiale non è distribuita in modo uniforme: la densità demografica varia enormemente da una regione all'altra del pianeta. Si calcola dividendo il numero di abitanti per i chilometri quadrati di un territorio, e mostra che alcune aree, come la pianura del Gange o il delta del Nilo, ospitano migliaia di persone per chilometro quadrato. Altre regioni, come la Siberia, il Sahara o l'Amazzonia, restano quasi disabitate a causa del clima ostile, della scarsità d'acqua o della difficoltà del terreno. Le dinamiche demografiche si misurano poi con due indicatori fondamentali: il tasso di natalità, cioè il numero di nati ogni mille abitanti in un anno, e il tasso di mortalità, che conta i decessi nello stesso periodo. La differenza fra questi due valori produce il saldo naturale, che indica se una popolazione cresce, è stabile o diminuisce.
Accanto al saldo naturale agisce il saldo migratorio, dato dalla differenza fra chi entra e chi esce da un paese, e oggi questo fattore pesa quanto il primo nei paesi sviluppati. Gli studiosi descrivono l'evoluzione demografica attraverso la cosiddetta transizione demografica, un modello che divide la storia di una popolazione in fasi successive. Nella prima fase natalità e mortalità sono entrambe alte e la popolazione cresce poco; nella seconda la mortalità crolla grazie a igiene, medicina e cibo, mentre la natalità resta alta, generando un boom demografico. Nella terza fase anche la natalità si riduce, perché le famiglie scelgono di avere meno figli, finché nella quarta fase entrambi i tassi diventano bassi e la popolazione invecchia. L'Italia oggi si trova in questa fase avanzata, con pochi nati e molti anziani, mentre molti paesi africani sono ancora nella seconda fase.
Le risorse del pianeta: tipologie, uso e sostenibilità
Le risorse naturali sono tutto ciò che l'uomo prende dall'ambiente per soddisfare i propri bisogni: acqua, suolo fertile, foreste, minerali, fonti di energia e biodiversità. Si dividono in risorse rinnovabili, che si rigenerano in tempi compatibili con il loro consumo, e risorse non rinnovabili, che si esauriscono perché si formano in milioni di anni. L'acqua, il vento e il sole sono rinnovabili, mentre petrolio, carbone, gas naturale e molti minerali sono non rinnovabili e destinati a finire. Una risorsa rinnovabile, però, può diventare scarsa se la sfruttiamo più velocemente di quanto la natura riesca a rigenerarla: è ciò che accade a molte foreste tropicali, abbattute per ricavare legname o terreni agricoli. Il consumo di risorse è inoltre molto disuguale: un abitante medio di un paese ricco consuma decine di volte più energia, acqua e materie prime di un abitante dei paesi più poveri.
Proprio per questo si parla oggi di sostenibilità, cioè della capacità di soddisfare i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere quelli delle generazioni future. Uno strumento utile per misurarla è l'impronta ecologica, che stima quanta superficie produttiva del pianeta serve per sostenere lo stile di vita di una persona o di un paese. Pensiamo a una bottiglia di acqua minerale consumata a Roma ma imbottigliata a centinaia di chilometri di distanza: il suo costo ambientale comprende l'estrazione dell'acqua, la produzione della plastica, il trasporto su gomma e lo smaltimento del rifiuto. Le sfide aperte sono enormi: cambiamento climatico, perdita di biodiversità, deforestazione, desertificazione e crisi idrica colpiscono soprattutto le popolazioni più povere, che hanno contribuito meno al problema. Per questo politiche internazionali come l'Agenda 2030 dell'ONU propongono obiettivi di sviluppo sostenibile che cercano di tenere insieme crescita economica, equità sociale e tutela ambientale.
Ricorda
- La popolazione mondiale è distribuita in modo disuguale e la sua evoluzione si legge attraverso natalità, mortalità, saldo migratorio e il modello della transizione demografica.
- Le risorse si dividono in rinnovabili e non rinnovabili, e il loro consumo è molto squilibrato fra paesi ricchi e paesi poveri.
- La sostenibilità, misurata anche dall'impronta ecologica, è la chiave per garantire un futuro alle prossime generazioni.
Esercizio attivo sul quaderno: disegna una tabella a due colonne intitolate Rinnovabili e Non rinnovabili; inserisci almeno cinque risorse per colonna scegliendole fra quelle che hai usato oggi (acqua del rubinetto, gas per cucinare, elettricità, benzina, carta, cibo). Poi, sotto la tabella, scrivi tre frasi in cui spieghi quali abitudini quotidiane potresti modificare per ridurre la tua impronta ecologica.