I cicli biogeochimici

SpiegazioneLiceo · 5ªscienze

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I cicli biogeochimici descrivono il viaggio continuo degli elementi chimici fondamentali tra gli organismi viventi, l'atmosfera, le acque, le rocce e il suolo del nostro pianeta.

In natura nulla si crea e nulla si distrugge: gli atomi di carbonio, azoto, ossigeno, fosforo e zolfo che compongono il tuo corpo sono gli stessi che, in passato, hanno fatto parte di una stella, di un dinosauro o di un oceano preistorico. La biosfera funziona come un grande sistema chiuso per la materia, dove ogni elemento viene continuamente riciclato attraverso percorsi prevedibili che gli scienziati chiamano cicli biogeochimici. Questi cicli collegano la componente vivente, detta biotica, con quella non vivente, detta abiotica, costruendo una rete di scambi senza la quale la vita sulla Terra si fermerebbe in pochi anni. Studiarli significa comprendere come l'energia solare e le reazioni chimiche muovano costantemente la materia tra serbatoi diversi, alcuni molto rapidi e altri lentissimi. Conoscere questi processi è oggi indispensabile per interpretare i grandi problemi ambientali come il riscaldamento globale, l'eutrofizzazione delle acque e le piogge acide. Padroneggiare il funzionamento dei cicli ti permette di leggere l'attualità ambientale con strumenti scientifici solidi e non con luoghi comuni.

Struttura generale: serbatoi, flussi e tempi di residenza

Ogni ciclo biogeochimico si descrive individuando alcuni elementi comuni che ne costituiscono l'impalcatura concettuale. I serbatoi, detti anche pool, sono i luoghi dove un elemento si accumula per un certo tempo, come l'atmosfera, gli oceani, la biomassa vivente o le rocce sedimentarie. I flussi sono invece i passaggi della materia da un serbatoio all'altro, quantificati di solito in tonnellate o petagrammi all'anno e regolati da processi fisici, chimici e biologici. Il tempo di residenza misura quanto a lungo un atomo rimane in media in un certo serbatoio prima di passare al successivo e può variare da pochi giorni a milioni di anni. Si distinguono cicli gassosi, come quelli del carbonio, dell'azoto e dell'ossigeno, in cui il principale serbatoio è l'atmosfera, e cicli sedimentari, come quello del fosforo, in cui domina la litosfera. I cicli gassosi tendono a essere più rapidi e a riequilibrarsi velocemente, mentre quelli sedimentari sono lenti e più vulnerabili ai disturbi antropici. Comprendere questa architettura permette di prevedere come una perturbazione, ad esempio l'emissione di un gas, si propagherà nel sistema Terra.

I principali cicli: carbonio, azoto, fosforo e acqua

Il ciclo del carbonio è il motore biochimico della biosfera: la fotosintesi sottrae anidride carbonica all'atmosfera fissandola in molecole organiche, mentre la respirazione cellulare e la decomposizione la restituiscono insieme alla combustione dei combustibili fossili. Una parte del carbonio si deposita nei sedimenti marini formando, su tempi geologici, rocce carbonatiche come il calcare, che funzionano da serbatoio a lunghissimo termine. Il ciclo dell'azoto è più complesso perché l'azoto atmosferico (N₂) è inerte e deve essere reso assimilabile attraverso l'azotofissazione operata da batteri come Rhizobium, dalla folgorazione e dai processi industriali Haber-Bosch. Seguono nitrificazione, assimilazione da parte di piante e animali, ammonificazione dei resti organici e infine denitrificazione, che restituisce N₂ all'atmosfera chiudendo il ciclo. Il ciclo del fosforo non ha una fase gassosa significativa: l'elemento passa dalle rocce all'acqua per dilavamento, viene assorbito dagli organismi e ritorna ai sedimenti, dove resta intrappolato per ere geologiche prima di riemergere con i sollevamenti tettonici. Il ciclo dell'acqua, infine, collega tutti gli altri attraverso evaporazione, traspirazione, condensazione e precipitazione, fungendo da veicolo per il trasporto di nutrienti disciolti tra ecosistemi diversi. Un esempio concreto di come questi cicli si intreccino è l'eutrofizzazione di un lago: fertilizzanti agricoli ricchi di azoto e fosforo, trasportati dall'acqua piovana, innescano una crescita esplosiva di alghe che, decomponendosi, consumano l'ossigeno disciolto e provocano la morte dei pesci.

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