Manzoni e il romanzo storico

SpiegazioneLiceo · 5ªitaliano

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Alessandro Manzoni inventa in Italia una forma narrativa nuova, il romanzo storico, capace di unire il rigore della ricerca documentaria con l'invenzione poetica e una profonda riflessione morale e religiosa.

Il romanzo storico nasce in Europa con Walter Scott all'inizio dell'Ottocento e arriva in Italia attraverso la mediazione del Romanticismo lombardo. Manzoni se ne appropria e lo trasforma radicalmente, perché non gli interessa soltanto ricostruire un'epoca lontana con colore pittoresco, ma cercare nella storia il senso ultimo dell'agire umano. La sua riflessione teorica, esposta soprattutto nella lettera Del romanzo storico e in generale dei componimenti misti di storia e d'invenzione, ne mostra però i limiti intrinseci. Manzoni elabora così un progetto narrativo nuovo, che ha al suo centro gli umili e la Provvidenza, due categorie estranee al modello scottiano. L'esito è I promessi sposi, opera-laboratorio che attraversa tre redazioni successive in quasi un trentennio. La revisione linguistica del 1840, la celebre risciacquatura in Arno, segna inoltre la nascita di una prosa nazionale.

La poetica: vero storico, vero poetico, Provvidenza

Nel discorso teorico Manzoni distingue con precisione il vero storico, ricavato dai documenti, dal vero poetico, che è ciò che gli uomini sentirono, pensarono e dissero plausibilmente in quelle circostanze. Lo storico riferisce i fatti accertati, mentre il romanziere ha il diritto di immaginare ciò che la documentazione tace, purché resti coerente con l'epoca rappresentata e con la verosimiglianza psicologica. Questa distinzione genera tuttavia una contraddizione che Manzoni stesso riconosce: il romanzo storico promette al lettore una cosa e gliene dà due, mescolando verità e invenzione in un composto instabile. Da qui la decisione finale di abbandonare il genere e di scrivere la Storia della colonna infame come opera di pura analisi storica. La poetica manzoniana si regge inoltre su un altro pilastro, di natura religiosa: la Provvidenza, che non interviene mai in modo miracoloso ma dà significato anche alle sofferenze più ingiuste. Renzo e Lucia non vincono per loro merito, bensì imparano a leggere gli eventi come occasioni di crescita interiore e di fiducia in Dio.

Struttura, lingua e protagonisti del romanzo

I promessi sposi raccontano una vicenda privata, l'amore ostacolato di due popolani, ambientata nella Lombardia del 1628-1630 sotto la dominazione spagnola. Sullo sfondo si muovono eventi pubblici di grande portata, come la carestia, i tumulti di San Martino, la guerra dei Trent'anni e la peste descritta nei capitoli XXXI-XXXII. Manzoni adotta la finzione del manoscritto seicentesco ritrovato, un espediente che gli permette di prendere ironicamente le distanze dal linguaggio ampolloso del Seicento e di dialogare con il lettore. I personaggi storici realmente esistiti, come il cardinale Federigo Borromeo, l'Innominato e la monaca di Monza, si intrecciano con figure inventate come Renzo, Lucia e don Abbondio, ciascuna costruita con grande spessore psicologico. Sul piano linguistico, la prima edizione del 1827 fu scritta in un italiano misto di toscanismi letterari e lombardismi, mentre nell'edizione del 1840 Manzoni adotta il fiorentino vivo delle persone colte, fondando di fatto una lingua media adatta a tutta la nazione. La narrazione è guidata da un narratore onnisciente ma ironico, che commenta gli eventi con sottile distacco e con frequenti interventi morali.

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