L'Illuminismo italiano è il movimento culturale che, nel Settecento, applica la ragione critica ai problemi concreti della società, delle leggi e dell'economia, con centri propulsivi a Milano e Napoli.
Nel corso del XVIII secolo l'Europa attraversa una profonda trasformazione culturale che prende il nome di Illuminismo, espressione del francese Lumières, ossia i lumi della ragione capaci di dissipare le tenebre dei pregiudizi. In Italia il movimento arriva con qualche decennio di ritardo rispetto a Francia e Inghilterra, ma assume caratteri propri e fortemente concreti, legati alla riforma delle istituzioni. Gli intellettuali italiani, infatti, non si limitano a discutere astrattamente di libertà e tolleranza, ma collaborano spesso con i sovrani riformatori del dispotismo illuminato. I principali centri di elaborazione sono Milano, sotto il governo austriaco di Maria Teresa e Giuseppe II, e Napoli, sotto i Borbone, dove fioriscono accademie, riviste e dibattiti pubblici. Anche Venezia, Firenze e Torino partecipano al fermento, sebbene con minore incisività politica.
I caratteri e i centri del movimento
L'Illuminismo italiano si distingue per il suo orientamento pragmatico, ossia per la volontà di tradurre i principi filosofici in riforme concrete dell'amministrazione, del fisco e della giustizia. A Milano si forma il gruppo dell'Accademia dei Pugni, fondata nel 1761 dai fratelli Pietro e Alessandro Verri, che dà vita alla rivista «Il Caffè», pubblicata dal 1764 al 1766. Questo periodico, ispirato allo «Spectator» inglese, affronta in stile vivace temi di economia, costume, lingua e diritto, rivolgendosi a un pubblico borghese colto e curioso. A Napoli operano invece Antonio Genovesi, primo titolare in Europa di una cattedra di economia, e Gaetano Filangieri, autore della monumentale Scienza della legislazione, opera che influenza Benjamin Franklin negli Stati Uniti. Gli illuministi italiani difendono la tolleranza religiosa, criticano i privilegi nobiliari ed ecclesiastici e promuovono un'istruzione pubblica più diffusa. La loro fiducia nel progresso si fonda sull'idea che la felicità pubblica sia il vero scopo del governo e delle leggi.
Cesare Beccaria e la riforma della giustizia
Il testo più celebre dell'Illuminismo italiano è Dei delitti e delle pene, pubblicato anonimo da Cesare Beccaria nel 1764 grazie al sostegno degli amici dell'Accademia dei Pugni. L'opera, breve ma densissima, applica al diritto penale i principi della ragione, della proporzione e dell'utilità sociale, scardinando secoli di prassi giudiziarie crudeli e arbitrarie. Beccaria sostiene che la pena debba essere certa, pubblica, proporzionata al delitto e mai dettata dalla vendetta, perché il suo scopo non è punire il reo ma prevenire futuri reati. Egli condanna con argomenti rigorosi la tortura, considerata inefficace per accertare la verità, e la pena di morte, ritenuta inutile e contraria al contratto sociale di Rousseau. Per illustrare il principio della prevenzione, basti pensare che, secondo Beccaria, è più dissuasivo sapere di essere certamente puniti con una pena moderata che temere una pena terribile applicata raramente. Il trattato viene tradotto in tutta Europa e ispira riforme penali in Toscana, dove Pietro Leopoldo abolisce la pena capitale nel 1786, primo caso al mondo.
Ricorda
- L'Illuminismo italiano è concreto e riformatore: collabora con il dispotismo illuminato e ha i suoi centri a Milano e Napoli.
- Il Caffè dei Verri e Dei delitti e delle pene di Beccaria sono i testi simbolo, fondati sulla fiducia nella ragione applicata alla società.
- Beccaria propone una giustizia laica e umana basata su certezza, proporzionalità e prevenzione, contro tortura e pena di morte.
Esercizio attivo sul quaderno: scegli uno dei seguenti principi di Beccaria (certezza della pena, proporzionalità, prevenzione, abolizione della tortura) e scrivi un breve paragrafo di sei righe in cui lo spieghi con parole tue e proponi un esempio tratto dalla vita pubblica contemporanea.