Dante e la Divina Commedia: l'Inferno

SpiegazioneLiceo · 3ªitaliano

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La Divina Commedia è il viaggio immaginario di un uomo smarrito che attraversa l'aldilà per ritrovare se stesso: l'Inferno è la prima tappa, il regno dove Dante incontra le anime di chi ha scelto il male e ne osserva le conseguenze eterne.

Chi era Dante e perché scrisse la Commedia

Dante Alighieri nacque a Firenze nel 1265 da una famiglia della piccola nobiltà cittadina e visse gli anni in cui la sua città era dilaniata dalle lotte tra Guelfi e Ghibellini, e poi tra Guelfi Bianchi e Neri. Schierato con i Bianchi, nel 1302 fu condannato all'esilio dai suoi avversari politici e non poté più tornare a Firenze fino alla morte, avvenuta a Ravenna nel 1321. Proprio durante questo lungo esilio, lontano dalla sua casa e dai suoi affetti, compose la Commedia, un'opera in cui mise tutta la sua amarezza, la sua nostalgia e la sua fede religiosa. Possiamo immaginare il poeta come un esule moderno costretto a vivere ospite di principi e signori, che trasforma il proprio dolore in poesia universale. Pensa a uno scrittore contemporaneo costretto a lasciare il proprio paese per ragioni politiche, che scrive un romanzo per dare un senso alla propria sofferenza: Dante fa qualcosa di simile, ma trasforma la sua vicenda personale in un viaggio cosmico. La Commedia, infatti, non è soltanto la sua autobiografia spirituale, ma vuole indicare a tutti gli uomini la strada per uscire dal peccato e ritrovare Dio.

Un secondo esempio aiuta a capire la portata dell'opera: immagina di scrivere una lettera lunghissima a un amico in difficoltà, in cui racconti le tue paure, denunci chi ti ha ferito e proponi una via di salvezza. Dante fa la stessa cosa, ma il destinatario è l'intera umanità del suo tempo e dei secoli futuri.

Il titolo, la lingua e la struttura generale

L'opera fu chiamata semplicemente Commedia dal suo autore perché, secondo la poetica medievale, una commedia inizia con una situazione dolorosa e termina con un lieto fine, in questo caso la visione di Dio. L'aggettivo Divina fu aggiunto due secoli dopo da Giovanni Boccaccio, ammirato dalla grandezza dell'opera, e da allora il titolo rimase tale. Dante scelse di scrivere in volgare fiorentino e non in latino, la lingua colta dell'epoca, perché voleva essere letto da un pubblico molto più ampio, comprese le donne e i mercanti, che non conoscevano la lingua dei dotti. Questa scelta fu una vera rivoluzione linguistica e culturale, che contribuì a fare del fiorentino la base dell'italiano moderno. Pensa, per analogia, a uno scienziato di oggi che decida di pubblicare i propri studi non in inglese ma nella lingua del suo paese, perché vuole che anche chi non parla l'inglese accademico possa capirli. La Commedia è divisa in tre cantiche – Inferno, Purgatorio, Paradiso – ognuna composta di trentatré canti, più un canto introduttivo all'Inferno, per un totale di cento canti.

Un esempio quotidiano per fissare la struttura: pensa alla Commedia come a una serie televisiva in tre stagioni di trentatré episodi ciascuna, con un episodio pilota che fa da prologo all'intera vicenda.

La cosmologia dantesca e la struttura dell'Inferno

L'universo immaginato da Dante segue il modello tolemaico-aristotelico, secondo cui la Terra è immobile al centro del cosmo, mentre intorno a essa ruotano i cieli concentrici. L'Inferno è scavato all'interno della Terra, sotto la città di Gerusalemme, e ha la forma di un enorme imbuto che si restringe fino al centro, dove è confitto Lucifero. Questa voragine si sarebbe formata, secondo Dante, quando Lucifero, ribellatosi a Dio, precipitò dal cielo e la terra inorridita si ritrasse, creando il baratro infernale. L'Inferno è suddiviso in nove cerchi concentrici, ognuno dei quali ospita una categoria di peccatori, e i cerchi diventano sempre più stretti e dolorosi man mano che si scende verso il fondo. Per visualizzare la struttura, immagina uno stadio rovesciato con nove gradinate digradanti verso il campo: più si scende, meno spettatori ci sono, ma più gravi sono le loro colpe. Un secondo paragone utile è quello di un edificio sotterraneo a nove piani, in cui il piano terra accoglie le colpe più lievi e l'ultimo piano i traditori, condannati a essere imprigionati nel ghiaccio insieme a Lucifero.

Il viaggio e i tre regni: la trama dell'Inferno

La vicenda si apre la notte del Giovedì Santo del 1300, anno del primo Giubileo, quando Dante si ritrova smarrito in una selva oscura, simbolo del peccato e della crisi spirituale dell'uomo. Tre fiere – una lonza, un leone e una lupa – gli impediscono di risalire un colle illuminato dal sole, immagine della salvezza, e lo ricacciano nel buio della valle. In questo momento di disperazione gli appare l'anima del poeta latino Virgilio, mandato in suo aiuto da tre donne benedette: la Vergine Maria, santa Lucia e Beatrice, l'amata della giovinezza di Dante, ora beata in Paradiso. Virgilio gli propone allora un cammino diverso e più lungo, che attraverserà i tre regni dell'oltretomba per condurlo gradualmente alla salvezza. Possiamo paragonare la selva oscura alla condizione di chi, attraversando una grave crisi personale, sente di aver perso il senso della propria vita e non riesce più a trovare una direzione. Le tre fiere allora diventano gli ostacoli che incontriamo quando vorremmo cambiare ma siamo trattenuti dalle nostre debolezze: la lussuria, la superbia e l'avidità, ciascuna pronta a riportarci indietro nel buio.

I peccatori e la legge del contrappasso

Nell'Inferno dantesco i peccatori non sono puniti a caso, ma in base a una legge precisa chiamata contrappasso, parola che deriva dal latino e significa "patire il contrario" o "patire in corrispondenza". Secondo questa legge, la pena rispecchia il peccato commesso, o per analogia, riproducendo la colpa, o per contrasto, capovolgendola. I lussuriosi del secondo cerchio, per esempio, sono travolti da una bufera incessante, immagine della passione che in vita li aveva trascinati senza che riuscissero a dominarla. Gli ignavi, invece, che non si schierarono mai né per il bene né per il male, sono condannati a inseguire eternamente una bandiera senza insegna, simbolo della loro viltà e dell'incapacità di scegliere. Pensa, come esempio attuale, a chi ha sempre rimandato ogni decisione importante della propria vita, restando in disparte: per Dante questa è una colpa gravissima, perché rifiutare di scegliere significa rifiutare la dignità stessa dell'essere umano. Un altro esempio è quello dei simoniaci, peccatori che vendevano cariche sacre per denaro: piantati a testa in giù in buche di pietra, con i piedi che bruciano, rovesciano fisicamente il loro tentativo di rovesciare l'ordine divino per arricchirsi.

La classificazione dei peccati secondo Dante

Dante, ispirandosi al pensiero di Aristotele e di san Tommaso d'Aquino, distingue i peccati in tre grandi categorie collocate in zone diverse dell'Inferno. I peccati di incontinenza, cioè i più lievi, sono puniti nei cerchi dal secondo al quinto e nascono dall'incapacità di dominare le proprie passioni, come la lussuria, la gola, l'avarizia e l'ira. I peccati di violenza si trovano nel settimo cerchio e comprendono la violenza contro il prossimo, contro se stessi e contro Dio o la natura, mentre i peccati di frode, considerati i più gravi, occupano l'ottavo cerchio, suddiviso in dieci bolge, e il nono cerchio. La frode è ritenuta peggiore della violenza perché tradisce la facoltà più nobile dell'uomo, la ragione, usandola per ingannare il prossimo invece che per cercare il vero. Per comprendere questa gerarchia, pensa a quanto consideri più grave un amico che ti ha mentito a lungo per approfittarsi della tua fiducia rispetto a uno che, in un momento di rabbia, ti ha alzato la voce: l'inganno freddo ferisce più della passione momentanea. Un esempio diverso è quello del nono cerchio, riservato ai traditori, in cui Dante colloca Bruto, Cassio e Giuda, i traditori dei due massimi poteri che, secondo la sua visione, dovevano guidare l'umanità: l'Impero e la Chiesa.

I personaggi indimenticabili dell'Inferno

L'Inferno è popolato da figure che restano scolpite nella memoria del lettore perché Dante riesce a dar loro voce e psicologia. Tra i più celebri ci sono Paolo e Francesca, gli amanti del secondo canto che furono travolti dall'amore proibito leggendo insieme un libro: il loro racconto è così intenso che Dante, ascoltandolo, sviene per la pietà. Nel decimo canto incontriamo Farinata degli Uberti, il fiero capo ghibellino che si erge "dalla cintola in su" dalla sua tomba infuocata, mantenendo intatto l'orgoglio politico anche tra le fiamme. Nel ventiseiesimo canto compare Ulisse, l'eroe greco che racconta il suo ultimo viaggio oltre le colonne d'Ercole alla ricerca della conoscenza, finendo travolto da un naufragio: la sua frase "fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza" è una delle più citate della letteratura italiana e rappresenta il desiderio di sapere proprio dell'uomo. Nel trentatreesimo canto, infine, troviamo il conte Ugolino, chiuso a morire di fame con i figli nella Torre della Muda di Pisa, la cui voce esprime un dolore paterno straziante. Per cogliere la modernità di questi personaggi, pensa a come un buon scrittore di romanzi contemporanei riesce a farti provare empatia anche per protagonisti che hanno commesso azioni terribili: Dante è stato uno dei primi a costruire personaggi così complessi e umani.

Lingua, stile e fortuna dell'opera

La Commedia è composta in endecasillabi raggruppati in terzine a rima incatenata, secondo lo schema ABA BCB CDC e così via, una struttura inventata da Dante stesso e di grande efficacia musicale. Il poeta utilizza tre stili diversi a seconda del contenuto: uno stile basso e realistico per le scene più crude dell'Inferno, uno stile medio per le narrazioni e i dialoghi, uno stile alto e sublime per le visioni più elevate. Il suo lessico è straordinariamente ricco, perché spazia dal latino dotto al volgare popolare, dai termini scientifici a quelli affettivi, dimostrando una versatilità linguistica unica. Per cogliere la portata di questa varietà stilistica, immagina un cantautore di oggi che in un solo album passi dal linguaggio della strada a quello della filosofia, mescolando registri diversi senza perdere coerenza. La fortuna dell'opera fu enorme già nel Trecento: gli stessi contemporanei la commentarono e la copiarono in centinaia di manoscritti, e ancora oggi è tradotta in moltissime lingue. Un secondo esempio della sua influenza è la presenza di Dante nella cultura pop contemporanea, dai videogiochi ispirati all'Inferno alle serie televisive che ne riprendono i gironi, segno che la sua immaginazione continua a parlare al nostro tempo.

Ricorda

Ecco i punti chiave che devi assolutamente fissare prima di affrontare il testo dantesco.

  1. Dante Alighieri visse tra il 1265 e il 1321 e compose la Commedia durante l'esilio da Firenze.
  2. L'opera è divisa in tre cantiche di trentatré canti, più un canto proemiale, e usa la terzina di endecasillabi a rima incatenata.
  3. L'Inferno è un abisso a forma di imbuto con nove cerchi, scavato sotto Gerusalemme, dove sono puniti i peccatori secondo la legge del contrappasso.
  4. I peccati sono ordinati in tre grandi categorie: incontinenza, violenza e frode, dalla meno alla più grave.
  5. La guida di Dante nell'Inferno e nel Purgatorio è il poeta latino Virgilio, simbolo della ragione umana.

Ora prendi il quaderno e svolgi questo piccolo esercizio di verifica: disegna uno schema dell'Inferno a forma di imbuto, numera i nove cerchi e accanto a ciascuno scrivi in due righe il tipo di peccato punito e, dove riesci, un esempio di personaggio incontrato da Dante; al termine, formula con parole tue una definizione del contrappasso e illustrala con un esempio diverso da quelli letti in questa spiegazione.

Riferimento curricolare

Scheda didattica rigenerata (prompt v2, §35 C-F4); allineata al curricolo del segmento.

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