La poesia italiana nasce nel Duecento con la Scuola siciliana, alla corte di Federico II, e si rinnova alla fine del secolo con il Dolce stil novo, in Toscana, che eleva la donna ad angelo di salvezza.
Nel corso del XIII secolo l'Italia non possiede ancora una vera tradizione poetica in lingua volgare paragonabile a quella francese o provenzale. I trovatori del Sud della Francia, infatti, avevano già sviluppato da tempo una raffinata lirica d'amore cortese, che diventa il modello per i primi poeti italiani. Da questa esigenza di costruire una poesia colta in volgare nascono due esperienze fondamentali, distinte per luogo, tempo e stile, ma legate da un filo comune: il tema dell'amore. La prima fiorisce in Sicilia attorno al 1230, la seconda a Bologna e poi a Firenze tra il 1270 e la fine del secolo. Conoscerle significa capire le radici della nostra lirica e preparare la lettura di Dante e Petrarca.
La Scuola siciliana
La Scuola siciliana si sviluppa alla corte di Federico II di Svevia, imperatore colto e poliglotta, che riunisce a Palermo notai, giudici e funzionari capaci di scrivere versi in siciliano illustre. I poeti, tra cui spiccano Giacomo da Lentini, Pier delle Vigne e Cielo d'Alcamo, traducono e rielaborano i temi della lirica provenzale, eliminando però quasi del tutto i riferimenti politici e religiosi. L'amore diventa l'unico vero argomento: viene cantato come un sentimento idealizzato, sofferto, vissuto in segreto verso una donna lontana e superiore, secondo il codice dell'amor cortese. La lingua adoperata non è il siciliano parlato, ma una varietà letteraria raffinata, depurata dai tratti più locali e arricchita di latinismi e provenzalismi. Il contributo più importante di questa scuola è l'invenzione del sonetto, attribuita a Giacomo da Lentini: una forma metrica di quattordici versi endecasillabi divisi in due quartine e due terzine, destinata a un successo straordinario nei secoli successivi. Quando, dopo la morte di Federico II e la sconfitta degli Svevi, la corte palermitana si dissolve, l'eredità siciliana migra in Toscana, dove i copisti trascrivono i testi adattandoli al volgare locale.
Il Dolce stil novo
Il Dolce stil novo nasce in Toscana nella seconda metà del Duecento e prende il nome da un celebre verso del Purgatorio dantesco, in cui Bonagiunta Orbicciani riconosce la novità di questo modo di poetare. I suoi protagonisti sono Guido Guinizzelli, considerato l'iniziatore, Guido Cavalcanti, Dante Alighieri giovane, Cino da Pistoia e Lapo Gianni. Rispetto ai siciliani, gli stilnovisti trasformano profondamente la figura della donna: non è più semplicemente lontana e desiderata, ma viene paragonata a un angelo, capace di nobilitare l'animo di chi la guarda e di condurlo verso Dio. Nasce così il celebre tema della donna-angelo, che troverà la sua massima espressione nella Beatrice della Vita nuova. Cambia anche l'idea di nobiltà: non si eredita dal sangue, come pensava l'aristocrazia feudale, ma si conquista attraverso la gentilezza del cuore, secondo il famoso principio guinizzelliano per cui «al cor gentil rempaira sempre amore». Lo stile diventa più dolce, musicale, intriso di filosofia e di immagini luminose, capaci di esprimere effetti psicologici sottili come il tremore, il pallore o lo smarrimento dell'innamorato. Un esempio chiaro di questa sensibilità è il sonetto di Guinizzelli «Io voglio del ver la mia donna laudare», in cui la donna è paragonata a stelle, fiori e luce del mattino, perdendo ogni tratto materiale.
Ricorda
- La Scuola siciliana nasce alla corte di Federico II, canta l'amore cortese ispirandosi ai provenzali e inventa il sonetto.
- Il Dolce stil novo si sviluppa in Toscana con Guinizzelli, Cavalcanti e Dante: la donna diventa angelo e la nobiltà nasce dal cuore gentile.
- Piccolo esercizio sul quaderno: scrivi due colonne, una per la Scuola siciliana e una per lo Stilnovo, e inserisci in ciascuna almeno tre elementi (luogo, autori principali, idea di donna, stile, novità metrica o tematica); poi formula una frase che metta a confronto le due esperienze.