La lirica delle origini è la prima poesia in volgare italiano: nasce in Sicilia alla corte di Federico II, si trasferisce in Toscana con i poeti siculo-toscani e culmina nel Dolce Stil Novo fiorentino. Tre scuole, un unico filo conduttore: l'amore come materia centrale della poesia colta.
Quando nel Duecento i poeti italiani decidono di scrivere versi nella propria lingua parlata, e non più in latino o in provenzale, compiono un gesto rivoluzionario. Per la prima volta il volgare diventa lingua di cultura, capace di esprimere sentimenti raffinati, riflessioni filosofiche e analisi psicologiche dell'innamoramento. Questa rivoluzione attraversa tre fasi successive, ciascuna legata a un centro geografico e a un ambiente sociale preciso. Conoscere queste fasi significa capire come si è formata la tradizione poetica italiana, quella che porterà poco dopo alla Divina Commedia e al Canzoniere di Petrarca. Ogni scuola eredita qualcosa dalla precedente e aggiunge una nuova sfumatura al modo di parlare d'amore in versi.
La scuola siciliana e i siculo-toscani
La lirica italiana nasce intorno al 1230 alla corte palermitana di Federico II di Svevia, un sovrano colto che riunisce attorno a sé funzionari, notai e giudici interessati alla poesia. Il modello dichiarato sono i trovatori provenzali, ma con una differenza importante: i siciliani scrivono solo d'amore, abbandonando i temi politici e satirici tipici della tradizione occitana. Il caposcuola Giacomo da Lentini, notaio imperiale, inventa proprio in questi anni una forma destinata a un'enorme fortuna, il sonetto, composto da quattordici versi endecasillabi divisi in due quartine e due terzine. Quando dopo il 1266, con la fine della dinastia sveva, il centro culturale si sposta in Toscana, poeti come Guittone d'Arezzo raccolgono l'eredità siciliana adattandola al nuovo contesto comunale. I siculo-toscani aggiungono temi morali, civili e politici, e usano uno stile più aspro e dotto, ricco di termini tecnici e di costruzioni complesse, perché si rivolgono a un pubblico cittadino interessato anche alle questioni pubbliche.
Il Dolce Stil Novo
Intorno al 1280 a Bologna e soprattutto a Firenze nasce una nuova generazione di poeti che rifiuta lo stile aspro dei guittoniani e cerca una lingua più limpida, melodica e filosoficamente profonda. Il nome Dolce Stil Novo viene da un celebre passo del Purgatorio, dove Dante, incontrando Bonagiunta da Lucca, definisce così la propria nuova maniera poetica. I protagonisti sono Guido Guinizzelli, considerato il padre del movimento, Guido Cavalcanti, Dante Alighieri giovane e Cino da Pistoia, tutti accomunati da una concezione altissima dell'amore. Per gli stilnovisti l'amore nasce solo nel cuore gentile, cioè nobile non per nascita ma per virtù interiore, e la donna amata diventa una creatura quasi angelica, mediatrice tra l'uomo e Dio. Un esempio concreto è il sonetto di Guinizzelli Io voglio del ver la mia donna laudare, in cui la figura femminile viene paragonata a stella, rosa e angelo, fino a far esclamare a chi la incontra che nessuna donna mortale potrebbe essere così bella. La lingua è dolce e musicale, lontana dagli artifici dei siculo-toscani, e prepara direttamente la Vita Nova dantesca.
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- Le tre scuole della lirica delle origini sono, in ordine cronologico, la siciliana (caposcuola Giacomo da Lentini, invenzione del sonetto), la siculo-toscana (Guittone d'Arezzo, stile aspro e temi civili) e il Dolce Stil Novo (Guinizzelli, Cavalcanti, Dante giovane).
- L'amore è il tema centrale di tutta la tradizione, ma cambia volto: cortese e raffinato nei siciliani, morale e politico nei siculo-toscani, spirituale e angelicato negli stilnovisti.
- Verifica attiva sul quaderno: disegna una linea del tempo dal 1230 al 1290 e colloca su di essa le tre scuole, scrivendo per ciascuna città, autore principale, una caratteristica stilistica e una tematica. Poi spiega in tre righe perché il sonetto di Giacomo da Lentini può essere considerato l'atto di nascita della poesia italiana.