Le figure retoriche sono procedimenti espressivi che permettono di usare le parole in modo non comune, per rendere il discorso più intenso, musicale e ricco di significato. Studiarle ci aiuta a leggere meglio la poesia e a scrivere con maggiore consapevolezza.
Quando ascoltiamo una canzone che ci colpisce o leggiamo un verso che ci resta in testa, spesso non ci rendiamo conto che dietro quell'effetto c'è un meccanismo preciso. I poeti, ma anche i pubblicitari e gli sceneggiatori, scelgono con cura le parole per creare immagini, suoni e accostamenti sorprendenti. Le figure retoriche sono proprio questi strumenti, codificati fin dall'antichità greca e latina nei manuali di retorica. Conoscerle significa possedere una chiave per entrare nei testi letterari e capire perché ci emozionano. In questa scheda esploreremo le tre grandi famiglie in cui tradizionalmente vengono divise. Vedrai che molte le usi già senza saperlo, ogni volta che parli con un amico o scrivi un messaggio.
Le figure di suono
Le figure di suono giocano sulla dimensione fonica delle parole, cioè sul modo in cui suonano quando vengono pronunciate. La prima e più frequente è l'allitterazione, che consiste nel ripetere gli stessi suoni consonantici o vocalici all'inizio o all'interno di parole vicine. Pensa al verso pascoliano "fresca rugiada fra le foglie": la ripetizione della effe crea una sensazione di leggerezza quasi sussurrata. Un altro esempio quotidiano lo trovi negli scioglilingua, come "trentatré trentini", costruiti proprio sulla ripetizione di un suono. Vicina all'allitterazione è l'onomatopea, parola che imita direttamente un rumore della realtà: il "tic tac" dell'orologio o il "bum" del fumetto. Esistono poi l'assonanza, ripetizione delle stesse vocali nelle sillabe finali, e la consonanza, ripetizione delle stesse consonanti finali con vocali diverse.
Le figure di significato
Questo è il gruppo più ampio e affascinante, perché lavora sul senso delle parole spostandolo in direzioni nuove. La regina è la metafora, un paragone abbreviato in cui un termine viene sostituito da un altro che gli somiglia: dire "Achille è un leone" significa attribuirgli il coraggio del felino senza usare il "come". Quando invece il paragone è esplicito, con "come", "simile a", "pare", abbiamo la similitudine, come in "dormi come un ghiro". La metonimia sostituisce un termine con un altro legato da un rapporto logico: "bere un bicchiere" per indicare il vino contenuto, o "leggere Manzoni" per indicare il suo libro. La sineddoche è simile, ma il rapporto è quantitativo: la parte per il tutto, come "vela" per indicare l'intera nave. Aggiungiamo la personificazione, che attribuisce qualità umane a cose o animali, e l'iperbole, esagerazione voluta come in "te l'ho detto mille volte". Non dimenticare l'ossimoro, che unisce due termini opposti come "ghiaccio bollente", e la sinestesia, che mescola percezioni di sensi diversi come "voce calda".
Le figure di ordine o posizione
Queste figure non modificano il significato delle parole, ma ne cambiano la disposizione nella frase per creare effetti particolari. L'anafora è la ripetizione della stessa parola o espressione all'inizio di versi o periodi successivi, come in "per te combatto, per te resisto, per te spero". Il chiasmo invece dispone gli elementi a croce, secondo lo schema A-B-B-A: "le donne, i cavalier, l'arme, gli amori" dell'Ariosto ne è un esempio classico. Il climax è una progressione di intensità crescente, come "arrivai, vidi, vinsi", mentre l'anticlimax procede al contrario, verso il basso. L'anastrofe consiste nell'invertire l'ordine consueto di due parole, come "del bel paese" anziché "del paese bello". Quando l'inversione coinvolge più elementi o è più ampia, parliamo di iperbato.
Come riconoscerle nei testi
Riconoscere una figura retorica richiede metodo, perché un testo letterario può contenerne molte sovrapposte. Ti propongo una procedura in quattro passi, utile soprattutto quando analizzi una poesia per la prima volta. Seguendola in modo ordinato, eviterai di perderti tra suoni e immagini.
- Leggi il testo ad alta voce almeno due volte e segna le parole che ti colpiscono per suono o ripetizione.
- Domandati se ci sono accostamenti strani fra parole, oppure paragoni espliciti o impliciti tra cose diverse.
- Osserva l'ordine delle parole nella frase e confrontalo con quello che useresti tu nel parlato quotidiano.
- Dai un nome a ogni figura trovata e spiega quale effetto produce sul lettore, non limitarti a elencarla.
Ricorda
Le figure retoriche si dividono in tre famiglie principali: figure di suono, di significato e di posizione. Le prime lavorano sul rumore delle parole, le seconde sul loro senso, le terze sulla loro disposizione nella frase. Imparare a riconoscerle ti permette di apprezzare la poesia in profondità e di arricchire la tua scrittura. Ricorda che spesso una stessa espressione contiene più figure insieme, perché i poeti amano stratificare gli effetti. Non studiarle come una lista da memorizzare, ma come strumenti vivi che puoi riusare tu stesso.
Esercizio di verifica sul quaderno: scrivi tre frasi originali, una con una metafora, una con una similitudine e una con una personificazione, e accanto a ciascuna spiega in poche parole quale effetto vuoi ottenere sul lettore.